Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2995 del 08/02/2021

Cassazione civile sez. VI, 08/02/2021, (ud. 15/12/2020, dep. 08/02/2021), n.2995

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 12270-2018 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende, ope

legis;

– ricorrente –

contro

P.D., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELL’ELETTRONICA

20, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE PIERO SIVIGLIA,

rappresentato e difeso dall’avvocato SAMMARTINO SALVATORE;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 4072/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della SICILIA, depositata il 17/10/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 15/12/2020 dal Consigliere Relatore Dott. CONTI

ROBERTO GIOVANNI.

 

Fatto

FATTI E RAGIONI DELLA DECISIONE

La CTR Sicilia, con la sentenza indicata in epigrafe, ha rigettato l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate contro la sentenza della CTP di Agrigento che aveva annullato la cartella di pagamento, relativa alla somma complessiva di Euro 1.719.300,24, iscritta nei ruoli straordinari a carico di P.D. sulla base di un pvc contenente rilievi per gli anni dal 2006 al 2009.

La CTR ha ritenuto che, mancando ogni elemento utile a contestare la capacità di garanzia del debito da parte del debitore, nè risultando elementi dai quali inferire che vi fosse pericolo che il contribuente potesse disperdere i beni in suo possesso, l’impugnazione doveva ritenersi infondata.

L’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione, affidato ad un motivo.

La parte intimata si è costituita con controricorso.

La ricorrente deduce la violazione del D.P.R. n. 602 del 1973, artt. 11 e 15-bis. Secondo la ricorrente la sproporzione fra l’ammontare delle imposte iscritte a ruolo e la situazione reddituale del contribuente dal 2006 al 2011 avrebbe dovuto giustificare il timore fondato per la riscossione.

Il motivo è inammissibile.

Ed invero, la giurisprudenza di questa Corte è ferma nel ritenere che l’emissione del ruolo straordinario con obbligo di pagamento immediato delle imposte iscritte, ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 11, è legittima quando sussiste fondato pericolo per la riscossione (Cfr. Cass. n. 10787 del 10/05/2006; n. 11234 del 20/05/2011) risultando altresì assodato che la sussistenza, alla data della formazione del ruolo, di provvedimento (valido ed efficace) di iscrizione di ipoteca legale sui beni di società assoggettata ad IRPEG, o altre imposte, e la circostanza che la medesima si trovi in fase di liquidazione costituiscono elementi concorrenti ad integrare il requisito del “fondato pericolo per la riscossione”-cfr.Cass. n. 458 del 13/01/2014-.

La CTR, nel caso di specie, ha escluso la ricorrenza di elementi idonei a giustificare il fondato pericolo per la riscossione, in assenza di elementi che avrebbe dovuto fornire l’Ufficio, con valutazioni fattuali che non possono essere riesaminate da questa Corte in relazione alla censura siccome proposta dalla ricorrente.

Per altro verso, la ricorrente deduce l’esistenza di una sproporzione fra il reddito e l’importo delle somme iscritte a ruolo, senza tuttavia dimostrare di avere dedotto tale circostanza nel giudizio di merito, rendendo per tal motivo inammissibile la censura, peraltro prospettata sotto il paradigma dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, ancorchè l’Ufficio avrebbe unicamente potuto prospettare il vizio di omesso esame di fatti rilevanti e decisivi per il giudizio già fatti oggetto di contraddittorio fra le parti (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5).

Sulla base di tali considerazioni il ricorso va dichiarato inammissibile.

Le spese seguono la soccombenza.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso.

Condanna l’Agenzia delle entrate al pagamento delle spese del giudizio che liquida in favore della controricorrente in Euro 15.000,00 per compensi, oltre spese generali nella misura del 15 /0.

Così deciso in Roma, il 15 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 8 febbraio 2021

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