Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29940 del 13/12/2017


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 29940 Anno 2017
Presidente: CURZIO PIETRO
Relatore: DI PAOLA LUIGI

ORDINANZA
sul ricorso n. 14875-2015 proposto da:
SORA’ ANNUNZIATA DOMENICA, elettivamente domiciliata in ROMA,
PIAZZA CAVOUR presso la CANCELLERIA della CORTE di
CASSAZIONE, rappresentata e difesa dagli avvocati RINALDO
SEMENTA, ANTONIO LUIGI FIORESTA;

– ricorrente contro
MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITA’ E DELLA
RICERCA 80185250588, in persona del Ministro pro tempore, elettivamente
domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso
l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e
difende ope legis;

– con troricorren te –

Data pubblicazione: 13/12/2017

avverso la sentenza n. 1510/2014 della CORTE D’APPELLO di
CATANZARO, depositata il 2/12/2014;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non partecipata
del 22/11/2017 dal Consigliere Dott. LUIGI DI PAOLA.
Rilevato che:

rigettato la domanda proposta da Annunziata Domenica Sorà – assunta con
una successione di contratti a termine -, volta alla declaratoria di illegittimità
dei contratti in questione, con ogni conseguenza di legge;
per la cassazione di tale decisione ha proposto ricorso la lavoratrice, affidato
ad un unico motivo;
il Ministero ha resistito con controricorso;
è stata depositata la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c.,
ritualmente comunicata, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in
camera di consiglio;
la difesa della lavoratrice ha depositato memoria in data 13 novembre 2017, ex
art. 380 bis, comma 2, c.p.c.
Considerato che:
il Collegio ha deliberato di adottare la motivazione semplificata;
Annunziata Domenica Sorà – denunciando violazione dell’art. 10 Cost., del
d.lgs. n. 165 del 2001, art. 2, comma 2, art. 36, commi 2 e 5, nonché della
clausola 5 dell’Accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo
detetminato, allegato alla Direttiva Comunitaria 1999/70/CE, in relazione
all’art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c. – ha censurato la statuizione di accertamento
della legittimità dei contratti a termine, assumendo che, nel caso, vi sarebbe
una presunzione di danno evincibile dalla sussistenza di una reiterazione
abusiva di contratti a tempo determinato tra le parti.
Ritenuto che:

2

la sentenza impugnata, in riforma della decisione del primo giudice, ha

non risulta, nel caso, la reiterazione dei contratti su “organico di diritto” per un
periodo superiore a trentasei mesi, quale fatto costitutivo da dedursi, pur
sinteticamente – ma in modo comunque chiaro e specifico in ricorso (cfr., sul
punto, Cass. n. 18923/2017, ove è affermata la necessità che i contratti siano
trascritti con riferimento alla loro tipologia e durata) -, ad opera del lavoratore;

rinvenibile in Cass. n. 22552/2016, ove è affermato che “In tema di
reclutamento del personale a termine nel settore scolastico, per effetto della
dichiarazione di illegittimità costituzionale dell’art. 4, commi 1 e 11, della 1. n. 124
del 1999 (Corte cost. sentenza n. 187 del 2016), e in applicazione della direttiva n.
1999/70/CE, è illegittima, a far tempo dal 10 luglio 2001, la reiterazione dei

contratti a termine, stipulati ai sensi dell’art. 4, commi 1 e 11, della detta legge
prima dell’entrata in vigore della 1. n. 107 del 2015, rispettivamente con il
personale docente e con quello ATA, per la copertura di cattedre e posti
vacanti e disponibili entro la data del 31 dicembre, e che rimangano
prevedibilmente tali per l’intero anno scolastico, sempre che abbiano avuto
durata complessiva, anche non continuativa, superiore a trentasei mesi,
parametro idoneo in quanto riferibile al termine triennale previsto per
l’indizione delle procedure concorsuali per i docenti dall’art. 400 del d.lgs. n.
297 del 1994 e successive modificazioni”;
la novità e la complessità della questione, diversamente risolta dalle Corti
territoriali, giustificano la compensazione delle spese del giudizio di legittimità;
ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, va dato atto
della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente,
dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per
il ricorso, a norma del comma 1-bis, dello stesso art. 13

PQM
rigetta il ricorso; compensa le spese.

3

la sentenza impugnata risulta pertanto conforme al principio di diritto

Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, dà atto della
sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente,
dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per
il ricorso, a norma del comma 1-bis, dello stesso art. 13.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 22 novembre 2017.

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