Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29924 del 13/12/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Civile Ord. Sez. 6 Num. 29924 Anno 2017
Presidente: CURZIO PIETRO
Relatore: FERNANDES GIULIO

ORDINANZA
sul ricorso 18185-2016 proposto da:
MINISTERO DELLA DIFESA 80425650589, in persona del
Ministro pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che lo rappresenta e difende ope legis;

– ricorrente contro
TABOGA AMELIA, MORANO ROSSELLA, in proprio e nella
qualità rispettivamente di madre e sorella della Sig.ra Morano Marilena,
clettivamente domiciliate in ROMA, VIA CRESCENZIO 2, presso lo
studio dell’avvocato EZIO BONANNI, che le rappresenta e difende;

– con troricorrenti –

Data pubblicazione: 13/12/2017

avverso la sentenza n. 4177/2015 della CORTE D’APPELLO di
ROMA, emessa il 13/07/2015;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 09/11/2017 dal Consigliere Dott. GIULIO
FERNAN D ES.

che, con sentenza del 13 luglio 2015, la Corte di Appello di Roma
confermava la decisione del Tribunale di Velletri che aveva
condannato il Ministero della Difesa a corrispondere a Amelia
Taboga e Rossella Morano — quali eredi di Marilena Morano — la
somma di curo 716.666,00 oltre accessori a titolo di risarcimento dei
danni subiti dalla loro dante causa per esposizione all’amianto nel
luogo di lavoro;
che, ad avviso della Corte territoriale: il tbema decidendlon del giudizio
doveva ritenersi circoscritto alle sole questioni oggetto di discussione
in primo grado e cioè quelle concernenti la corretta diagnosi di
“mesotelioma pleurico” ed alla prova del nesso di causalità tra detta
malattia e l’attività di lavoro svolta da Marilena Morano presso il
Policlinico Militare dal 1981 al 2009 non potendo essere riproposta
l’intera problematica riguardante la ricostruzione dell’ambiente
lavorativo, le mansioni svolte e l’esposizione all’amianto; sussisteva il
nesso di causalità tra l’esposizione all’amianto — stante la massiccia
contaminazione dei luoghi di lavoro di detta sostanza accertata da
una consulenza tecnica d’ufficio tecnico—ambientale – e la malattia
che aveva condotto al decesso la Morano, in adesione alle conclusioni
della CTU medico-legale disposta;
che per la cassazione di tale decisione propone ricorso il Ministero
affidato a tre motivi cui la ‘faboga e Rossella Morano resistono con
controricorso;
Ric. 2016 n. 18185 sez. ML – ud. 09-11-2017
-2-

RILEVATO

che è stata depositata la proposta del relatore ai sensi dell’art. 380-bis
cod. proc. civ., ritualmente comunicata alle parti, unitamente al decreto
di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio;

che le controricorrenfi hanno depositato memoria ex art. 380 bis cod.
proc. civ. adesiva alla proposta del relatore;

CONSIDERATO
che con il primo motivo di ricorso si deduce nullità della sentenza
impugnata per omessa pronuncia su un motivo di gravame in
violazione del principio della corrispondenza tra chiesto e pronunciato,
ex art. 112 cod. proc. civ. ( in relazione all’art. 360, primo comma, n.4,
cod. proc. civ.), non essendosi la Corte di appello pronunciata sulla
censura mossa alla sentenza del Tribunale laddove aveva affermato che
“.. la CTU del dr. Falasconi ha accertato che nei luoghi dove ha
lavorato .. sono emerse tracce consistenti di amianto e che tali tracce
sono molto probabilmente superiori negli anni precedenti alla
relazione dell’ausiliare.”; con il secondo motivo viene dedotta
violazione e falsa applicazione del combinato disposto dell’art. 132,
n.4, cod. proc. civ., dell’art. 111, sesto comma, della Costituzione ( in
relazione all’art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ.) in quanto il
giudice del gravame, nell’escludere la possibilità di mettere in
discussione la ricostruzione dell’ambiente lavorativo,. ha
immotivatamente ritenuto che si trattasse di dati “…definitivamente
accertati dalla CTU del dr. Falasconi”; con il terzo motivo si propone il
secondo mezzo anche sotto il profilo di nullità della impugnata
sentenza con riferimento all’art. 360, primo comma, n.4, cod. proc.
civ.;

che il ricorso è ammissibile in quanto: risulta avviato per la notifica in
data 13 luglio 2016 nel rispetto , quindi, del termine annuale di
Ric. 2016 n. 18185 sez. ML – ud. 09-11-2017
-3-

che il Collegio ha deliberato di adottare la motivazione semplificata;

decadenza dall’impugnazione previsto dall’art. 327 , primo comma,
cod. proc. civ. nella formulazione

ratione temporis

applicabile alla

presente causa; le eventuali nullità della notifica del ricorso risultano
essere state sanate dal raggiungimento dello scopo stante la tempestiva
costituzione delle controricorrenti, in ossequio al principio affermato

impugnazione effettuata (come nella specie) nel domicilio eletto presso il
difensore di più parti tramite la consegna di una sola copia, o di un
numero di copie inferiore a quello delle parti cui l’atto medesimo è
destinato, la nullità è sanata per il raggiungimento dello scopo ove si
verifichi la regolare costituzione di tutte le parti cui l’impugnazione è
diretta, retroagendo l’effetto. sanante al momento del compimento della
notifica viziata e rendendo così tempestiva l’anzidetta impugnazione se, a
quel momento, non risultava decorso il relativo termine (Cass. n. 21079
del 28/1(/2005; Cass. n. 5198 del 11/04/2002);
che il primo motivo di ricorso è infondato avendo la Corte risposto,
nell’impugnata sentenza, sia pur con motivazione sintetica, alla censura
mossa con l’appello affermando di condividere le conclusioni cui era
giunta la consulenza tecnica d’ufficio tecnico-ambientale espletata dal
dott. Falasconi, evidenziando come il Ministero nelle difese in primo
grado non avesse specificamente contestato) le circostanze esposte nel
ricorso introduttivo del giudizio ;elativamente alla esposizione all’amianto
di Marilena Morano nel corso della sua attività lavorativa; peraltro, nel
prosieguo della motivazione, la Corte dà conto che il CTU, dopo aver
….ripercorso in maniera analitica le varie fasi della vita lavorativa della
Morano in relazione ai luoghi frequentati per 28 anni in ragione di lavoro
e descritti dal dr. Falasconi come massicciamente contaminati da
amianto…” ha aggiunto …che in base alle più accreditate teorie
scientifiche in materia non è possibile fissare un livello di esposizione

Ric. 2016 n. 18185 sez. ML – ud. 09-11-2017
-4-

da questa Corte secondo cui ” E’ nulla la notificazione di un atto di

sotto il quale l’amianto non sia in grado di indurre l’insorgenza del
mesotelioma, essendo ampiamente dimostrato che la circostanza di un
possibile effetto patogeno anche in conseguenza di esposizioni brevi non
pregiudica l’esistenza di una dose-risposta ….”;
che, alla luce di quanto esposto in relazione al primo motivo, discende

merito motivato e circa la sussistenza dell’esposizione all’amianto di
Marilena Morano nel corso della sua attività lavorativa e sul nesso di
causalità tra detta esposizione e la malattia ( mesotelioma pleurico) che
aveva condotto alla morte la predetta;
che, alla luce di quanto esposto, il ricorso va rigettato;
che le spese del presente giudizio, seguono la soccombenza, e
vengono liquidate come da dispositivo con attribuzione all’avv. Ezio
Bonanni per dichiarato anticipo fattone;
che non sussistono i presupposti per il versamento, da parte del
Ministero ricorrente non potendo trovare applicazione nei confronti
delle

■ Inministrazioni dello Stato l’art. 13, comma 1 quater, d.P.R. 30

maggio 2002, n. 115, nel testo introdotto dall’art. 1, cotnma 17, legge
24 dicembre 2012, n. 228, atteso che le stesse, mediante il meccanismo
della prenotazione a debito, sono esentate dal pagamento delle imposte
e tasse che gravano sul processo (cfr. Cass. 1778/2016);

P.Q.M.
La Corte, rigetta il ricorso e condanna il ricorrente Ministero alle
spese del presente giudizio liquidate in euro 200,00 per esborsi, euro
8.000,00 per compensi professionali, oltre rimborso spese forfetario
nella misura del 15% con attribuzione.
Così deciso in Roma, il 9 novembre 2017
*dente

la infondatezza anche del secondo e del terzo mezzo avendo la Corte di

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA