Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29916 del 20/11/2018

Cassazione civile sez. I, 20/11/2018, (ud. 26/10/2018, dep. 20/11/2018), n.29916

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – rel. Consigliere –

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso n. 5591/2015 r.g. proposto da:

SAMIC s.r.l., (cod. fisc. (OMISSIS)), con sede in (OMISSIS), in

persona del legale rappresentante pro tempore Z.F.,

rappresentata e difesa, giusta procura speciale apposta a margine

del ricorso, dagli Avvocati Francesco Santini ed Enrico Bracco, con

i quali elettivamente domicilia presso lo studio di quest’ultimo in

Roma, alla via Flaminia Vecchia n. 732/D.

– ricorrente –

contro

FALLIMENTO (OMISSIS) s.r.l., (cod. fisc. (OMISSIS)), in

persona del curatore, Dott.ssa S.N..

– intimato –

avverso il decreto del TRIBUNALE DI PORDENONE depositato il

26/01/2015;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

26/10/2018 dal Consigliere Dott. Eduardo Campese;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

ZENO Immacolata, che ha concluso chiedendo accogliersi il ricorso;

udito, per la ricorrente, l’Avv. E. Bracco, che ha chiesto

accogliersi il proprio ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con decreto del 20 gennaio 2015, n. 176, il Tribunale di Pordenone respinse l’opposizione proposta, L. Fall., ex art. 98,da SAMIC s.r.l. avverso il mancato riconoscimento del privilegio artigiano ex art. 2751-bis c.c., n. 5, al proprio credito ammesso dal giudice delegato al passivo del fallimento della (OMISSIS) s.r.l..

1.1. Quel tribunale rilevò che la menzionata società non risultava iscritta al Registro delle Imprese artigiane, come, invece, sarebbe stato, a suo dire, “necessario ma non sufficiente” per ottenere l’indicato privilegio, e reputò, comunque, quest’ultimo non riconoscibile ad un’impresa costituita nella forma di società di capitali.

2. La SAMIC s.r.l. ricorre per cassazione contro questo provvedimento, affidandosi a due motivi. La curatela fallimentare non ha svolto difese in questa sede.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. I formulati motivi prospettano, rispettivamente:

1) “Violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione all’art. 2751-bis c.c., n. 5 e art. 12 disp. gen.”, per aver il giudice di merito erroneamente considerato dirimente, ai fini dell’esclusione del privilegio, la mancata iscrizione predetta;

2) “Violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione all’art. 2751-bis c.c., n. 5 e art. 12 disp. gen.”, per aver il tribunale comunque escluso che detto privilegio possa essere invocato da imprese costituite in forma di società di capitali.

2. Rileva, preliminarmente, il Collegio che le censure prospettate con i descritti motivi investono le due, affatto autonome, rationes decidendi utilizzate dal tribunale friulano per disattendere l’opposizione innanzi ad esso spiegata dalla SAMIC s.r.l.. E’ evidente, dunque, che, ove almeno una di esse (costituite, rispettivamente, come si è già anticipato, dal non essere la predetta società iscritta al Registro delle Imprese artigiane, come, invece, sarebbe stato “necessario ma non sufficiente” per ottenere l’indicato privilegio, e dalla non riconoscibilità di quest’ultimo ad un’impresa costituita nella forma di società di capitali) resista alle censure suddette, ne conseguirebbe la irrilevanza dell’altra, non potendo produrre in alcun caso l’annullamento del provvedimento impugnato (cfr., ex multis, Cass. n. 20153 del 2018; Cass. n. 18641 del 2017; Cass. n. 15350 del 2017).

3. Il primo motivo è infondato.

3.1. Come è noto, l’originaria formulazione dell’art. 2751-bis c.c., n. 5, antecedente alla modifica apportatagli dal D.L. n. 5 del 2012, art. 36 (convertito, con modificazioni, dalla L. n. 35 del 2012), si limitava a riconoscere il privilegio in relazione ai crediti “dell’impresa artigiana”, senza operare alcuna ulteriore specificazione al riguardo.

3.1.1. Con riferimento al testo ante riforma della predetta norma, le Sezioni Unite di questa Corte, con la sentenza n. 5685 del 2015, hanno chiarito che la nozione di impresa artigiana va apprezzata esclusivamente alla luce dei criteri fissati in via generale dall’art. 2083 c.c. e, dunque, tenendo conto del criterio della prevalenza del lavoro del titolare dell’impresa e della sua famiglia rispetto al capitale ed all’altrui lavoro (il cui accertamento implica la verifica dell’incidenza del lavoro del titolare e dei familiari, nonchè del capitale investito in termini di strutture, macchinari e materie prime), essendo, invece, non decisivo l’esclusivo riferimento al criterio del volume di affari. Ferma, allora, restando la rilevanza del riferimento all’art. 2083 c.c., al fine di definire l’impresa come artigiana nei rapporti tra privati, la suddetta pronuncia, ponendosi nel solco di una consolidata giurisprudenza, ha ulteriormente precisato che l’iscrizione nell’albo delle imprese artigiane costituisce il presupposto per fruire delle agevolazioni previste dalla legge quadro o da altre disposizioni, ma non vale a far sorgere una presunzione assoluta circa la qualifica artigiana dell’impresa ai fini del riconoscimento del privilegio generale mobiliare, essendo, così, consentito al giudice di sindacare la reale consistenza dell’impresa creditrice (richiamandosi, sul punto, quanto statuito da Corte Cost. n. 307 del 1996). Ne consegue, con riferimento al regime anteriore alla novella del 2012, che l’iscrizione all’albo, pur avendo natura costitutiva, non fa sorgere alcuna presunzione circa la natura artigiana dell’impresa e, pertanto, non rileva ai fini del riconoscimento del privilegio di cui all’art. 2751-bis c.c., n. 5.

3.2. Nel caso in esame, tuttavia, il credito vantato dalla ricorrente è maturato in epoca successiva all’entrata in vigore della legge del 2012: si tratta, infatti, di una circostanza incontestata e costituente il presupposto del percorso motivazionale del tribunale.

3.2.1. Occorre verificare, quindi, con riferimento al nuovo regime, se l’iscrizione al Registro delle Imprese artigiane costituisca, a differenza della disciplina anteriore, requisito da solo sufficiente, o, quanto meno, necessario benchè non sufficiente, per il riconoscimento del privilegio in esame.

3.3. Per effetto della modifica intervenuta nel 2012, il nuovo testo dell’art. 2751-bis c.c., n. 5, riconosce oggi il privilegio all’impresa artigiana “definita ai sensi delle disposizioni legislative vigenti”, operando un chiaro rinvio alle definizioni contenute nella Legge Quadro n. 443 del 1985. Non può dunque prescindersi, nell’esaminare gli elementi costitutivi della qualifica dell’impresa artigiana, dai requisiti previsti da tale legge, la quale, infatti, all’art. 3, si occupa proprio della definizione di impresa artigiana, candidandosi questa norma, evidentemente, a divenire un sicuro punto di riferimento nell’interpretazione del rinvio contenuto nella disposizione codicistica.

3.3.1. In particolare, il citato art. 3, al comma 2, ammettendo l’esercizio dell’impresa artigiana in forma societaria (con esclusione delle s.p.a. e delle s.a.p.a.), pone quale condizione essenziale che la maggioranza dei soci, ovvero uno nel caso di due soci, svolga in prevalenza lavoro personale, anche manuale, nel processo produttivo e che nell’impresa il lavoro abbia funzione preminente sul capitale; impone, inoltre, sempre ai fini dell’integrazione definitoria, che ricorrano i limiti dimensionali di cui all’art. 4 quanto al numero massimo di dipendenti occupati.

3.3.2. Occorre, peraltro, tener conto, verificandone il relativo peso interpretativo, di quanto sancito nel successivo art. 5 della medesima legge, a tenore del quale l’iscrizione all’albo è costitutiva e condizione per la concessione delle agevolazioni a favore delle imprese artigiane”.

3.4. Il decreto impugnato, dopo aver ritenuto non riconoscibile il privilegio artigiano ad una “impresa costituita nelle forma di società di capitali”, ha, poi ritenuto “assorbente che comunque la società non è iscritta al Registro delle imprese artigiane – iscrizione che costituisce requisito necessario ma non sufficiente per il riconoscimento del privilegio” (cfr. pag. 3).

3.4.1. La tesi sostenuta dalla ricorrente nel motivo in esame è che “…il riconoscimento del privilegio artigiano… non possa considerarsi vincolato alla conditio sine qua non della preventiva iscrizione all’albo delle imprese artigiane come presupposto nè “necessario”, come del resto, non è sufficiente” (cfr. testualmente, pag. 5 del ricorso).

3.4.2. Si tratta di una proposta interpretativa che, come sancito dalla recente Cass. n. 18723 del 2018, non può essere condivisa.

3.4.2.1. Invero, l’art. 2751-bis c.c., n. 5, impone di definire l’impresa artigiana in base alle “disposizioni legislative vigenti” e, dunque, attraverso il positivo riscontro non solo di una ma di tutte le condizioni richieste dalla legge quadro, dovendosi verificare, quindi, sia il possesso dei requisiti soggettivi di cui all’art. 3, sia il rispetto dei limiti dimensionali dell’art. 4, oltre all’avvenuta iscrizione nell’albo delle imprese artigiane. In tale prospettiva, pertanto, l’iscrizione si configura come coelemento della fattispecie acquisitiva della qualifica soggettiva, elemento necessario ma non sufficiente per definire l’impresa come artigiana, dovendo, così, concorrere con gli altri requisiti di cui agli artt. 3 e 4, la cui sussistenza va dimostrata dal creditore e, poi, verificata in concreto dal giudice ai fini del riconoscimento del privilegio.

3.4.2.2. La necessaria sussistenza del requisito dell’iscrizione deriva da ragioni di carattere formale, collegate alla previsione di un regime pubblicitario volto principalmente a tutelare l’affidamento dei terzi che intrattengano rapporti con l’impresa; la non sufficienza dell’iscrizione, ai fini del riconoscimento del privilegio, deriva, invece, dal rinvio operato dall’art. 2751-bis c.c., n. 5, alla sussistenza di tutte le condizioni previste dalla legge e volte ad integrare la nozione di impresa artigiana.

3.4.2.3. Una diversa modalità interpretativa, volta a valorizzare esclusivamente la natura costitutiva dell’iscrizione e ad affermare la sufficienza del mero dato formale a far presumere l’avvenuto controllo da parte dell’autorità amministrativa del possesso degli altri requisiti, nemmeno potrebbe auspicarsi, collidendo con la possibilità per il giudice di procedere alla disapplicazione del provvedimento illegittimo in quanto adottato in assenza delle condizioni previste dalla legge per il riconoscimento della qualifica di impresa artigiana.

3.4.2.4. Nè la costitutività dell’iscrizione può essere semplicemente correlata alla concessione delle agevolazioni a favore delle imprese artigiane: in tal caso, infatti, l’art. 5, conterrebbe una inutile ripetizione lessicale; al contrario, essendo l’iscrizione “costitutiva e condizione per la concessione delle agevolazioni”, è chiaro che il concetto di costitutività va tenuto ben distinto dal termine “condizione”, trattandosi, dunque, di aspetti che regolano fenomeni differenti (il possesso della qualifica, da un lato; quello della concessione delle agevolazioni dall’altro).

3.4.2.5. In conclusione, deve ritenersi che l’iscrizione all’albo delle imprese artigiane, pur avendo natura costitutiva della qualifica dell’impresa come artigiana, costituisce un elemento necessario ma non sufficiente ai fini del riconoscimento del privilegio di cui all’art. 2751-bis c.c., n. 5, dovendo concorrere con gli altri elementi previsti dalla L. n. 443 del 1985, cui la norma codicistica rinvia.

3.4.5. In parte qua, dunque, il decreto oggi impugnato non merita le censure ascrittegli.

4. L’infondatezza, per quanto fin qui detto, del motivo appena esaminato rende irrilevante lo scrutinio dell’altro, atteso che, alla stregua dei principi giurisprudenziali rinvenibili nelle già richiamate Cass. n. 20153 del 2018, Cass. n. 18641 del 2017 e Cass. n. 15350 del 2017, esso non potrebbe comunque produrre l’annullamento del provvedimento impugnato.

5. Il ricorso, dunque, va respinto quanto al primo motivo, con assorbimento del secondo, senza necessità di pronuncia sulle spese del giudizio di legittimità, essendo la controparte rimasta solo intimata, e dandosi atto, altresì, – in assenza di ogni discrezionalità al riguardo (cfr. Cass. n. 5955 del 2014; Cass., S.U., n. 24245 del 2015; Cass., S.U., n. 15279 del 2017) – della sussistenza dei presupposti per l’applicazione del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (applicabile ratione temporis, essendo stato il ricorso proposto successivamente al 30 gennaio 2013), in tema di contributo unificato per i gradi o i giudizi di impugnazione: norma in forza della quale il giudice dell’impugnazione è vincolato, pronunziando il provvedimento che definisce quest’ultima, a dare atto della sussistenza dei presupposti (rigetto integrale o inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione) per il versamento, da parte dell’impugnante soccombente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione proposta.

P.Q.M.

La Corte rigetta il primo motivo del ricorso dichiarandone assorbito il secondo.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della società ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, giusta dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 26 ottobre 2018.

Depositato in Cancelleria il 20 novembre 2018

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