Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29908 del 20/11/2018

Cassazione civile sez. II, 20/11/2018, (ud. 11/10/2018, dep. 20/11/2018), n.29908

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CORRENTI Vincenzo – Presidente –

Dott. FEDERICO Guido – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – rel. Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5590/2015 proposto da:

S.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI GRACCHI

128, presso lo studio dell’avvocato MARIA PAOLA GIORGI,

rappresentata e difesa dall’avvocato LUIGI SANGUINETI giusta procura

a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

CONDOMINIO (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, V. GIULIA DI

COLLOREDO 46-48, presso lo studio dell’avvocato GABRIELE DE PAOLA,

che lo rappresenta e difende giusta procura in calce al

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 253/2014 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

depositata il 26/02/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

11/10/2018 dal Consigliere Dott. MAURO CRISCUOLO;

Lette le memorie depositate da parte ricorrente.

Fatto

RAGIONI IN FATTO ED IN DIRITTO

1. Con atto di citazione ritualmente notificato S.M. conveniva in giudizio il Condominio di (OMISSIS), chiedendo accertarsi l’invalidità (sotto forma di nullità ovvero di annullabilità) della Delib. assunta condominio nell’assemblea 8 febbraio 2007 (punti 7 e 8) nonchè di quella datata 8/3/2005, con cui si disponeva la contribuzione una tantum del condominio per lavori eseguiti presso il civ. (OMISSIS) e quantificazione della quota di allaccio alla rete idrica condominiale del negozio di proprietà dell’attrice (civ. (OMISSIS)). La Delib. del 2007, a detta della odierna ricorrente, era stata assunta in violazione dell’art. 1137 c.c., in quanto non individuava con precisione i condomini assenti, presenti, consenzienti e dissenzienti; inoltre, benchè il punto 7 fosse confermativo di quanto deliberato nel 2005, la delibera del 2007 doveva ritenersi nuova ed autonoma, e da invalidare perchè non aveva a oggetto parti comuni del condominio. Il civ. n. (OMISSIS) non faceva parte del condominio, ma costituiva un immobile costruito al di fuori di questo. Peraltro malgrado l’attrice si fosse opposta alla delibera del 2007, tale dissenso non veniva messo a verbale.

Nel costituirsi il Condominio affermava che l’intervento eseguito nel locale di cui al civ. n. (OMISSIS) aveva avuto ad oggetto parti comuni; che la richiesta di ripetizione della somma era preclusa dal passaggio in giudicato del decreto ingiuntivo mai opposto dall’attrice; che i civ. nn. (OMISSIS), allorchè venne realizzato dal condominio l’allaccio all’acqua diretta, usufruivano di un collegamento indipendente dal condominio e che il collegamento del negozio in questione all’impianto condominiale di acqua diretta sarebbe avvenuto solo nel 2004 su richiesta della S..

La causa veniva istruita con prove documentali, orali e CTU; al termine il Tribunale di Genova, con sentenza n. 3144/2011 rigettava le domande di parte attrice, condannata anche al pagamento delle spese di lite (compreso l’intero ammontare delle spese di CTU).

S.M. proponeva appello alla Corte d’Appello di Genova, contestando la valenza attribuita alla delibera del 2007, la quale era stata erroneamente valutata quale confermativa di quella del 2005 (mai eseguita), mentre al contrario era da considerarsi autonoma; l’assenza dell’indicazione dei singoli condomini, inoltre, ne avrebbe dovuto determinare l’annullabilità. Ancora, asseriva che il Tribunale aveva errato a non annullare la delibera di cui il punto 8 (allaccio alla rete del negozio della S.) poichè i lavori di allaccio erano già stati effettuati nel 1991, così come avrebbe dovuto annullare la delibera del 2005 per eccesso di potere; infine, contestava la piena soccombenza ai fini delle spese legali.

Si costituiva tempestivamente il Condominio opponendosi a tutte le impugnazioni.

La Corte territoriale con sentenza del 26 febbraio 2014, n. 253, dichiarava l’infondatezza del gravame.

Dall’esame del punto 6 della Delib. del 2005 e del punto 7 di quella del 2007, quest’ultima andava considerata confermativa della prima, giacchè in entrambi i casi si disponeva di contribuire una tantum nella misura di Euro 3.120,00 ai lavori di risanamento con “demolizione e rifacimento della parete terrapieno del civico (OMISSIS)”. La mancata esecuzione della prima Delib. non rendeva autonoma e nuova la seconda, secondo la Corte, ben potendo il Condominio decidere di eseguirla successivamente.

Quanto al punto 8, alla luce delle testimonianze raccolte risultava che il garage dell’appellante non fosse stato allacciato nel 1991, ma vi erano solo le tubazioni idonee all’allaccio. In quest’ottica andava letta la missiva dell’appellante, datata 2/5/2004 nella quale chiedeva il rimborso delle spese sostenute per l’intervento in oggetto, respinta dall’amministratore che rilevava come tali spese fossero a carico della S..

Il mancato allaccio trovava conferma anche dalle testimonianze del precedente amministratore Traverso Silvano, e dal preventivo di spesa della Rapid Service.

La delibera del 2005 andava ritenuta legittima, altresì, in quanto l’immobile al civico n. (OMISSIS) apparteneva senz’altro al condominio: ciò emergeva in primo luogo dall’esame peritale, e in secondo luogo dalla lettura del regolamento di condominio. Rigettava anche il motivo in punto di spese di lite, che veniva giudicato infondato atteso che non vi erano motivi idonei a derogare all’applicazione del principio della soccombenza.

Ricorre per la cassazione della sentenza d’appello S.M. sulla base di due motivi di ricorso.

Il condominio intimato resiste con controricorso.

2. Con il primo motivo si lamenta la “violazione e falsa applicazione dell’art. 1135 c.c. (art. 360 c.p.c., n. 3) e/o comunque omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti – appartenenza del locale distinto col civico n. (OMISSIS) rosso della via (OMISSIS) al Condominio di (OMISSIS) – (art. 360 c.p.c., n. 5).

Si deduce che la Delib. condominiale che si pronunci su questioni estranee alla competenza dell’assemblea è da dichiararsi nulla, come nel caso in cui si deliberi circa interventi su beni non appartenenti al condominio; pertanto entrambe le delibere (2005 e 2007) andrebbero in questo senso invalidate, divenendo superfluo verificare se la seconda sia confermativa o meno della prima, giacchè comunque sono state impugnate entrambe.

La delibera più recente verrebbe in ogni caso travolta dalla declaratoria di nullità della precedente e ciò sembrerebbe implicitamente condiviso anche dalla Corte d’appello che pur decidendo circa la natura confermativa della Delib. del 2007, esamina nel merito la censura rivolta a quella del 2005, mettendo in discussione la nullità anche della prima.

Inoltre il fatto controverso, decisivo ai fini della decisione, è costituito dall’appartenenza o meno dell’immobile di cui al civico (OMISSIS) al condominio.

La decisione della Corte di merito, che ha dato risposta affermativa alla luce dell’istruttoria svolta (in particolare con l’espletamento di una CTU) e del regolamento contrattuale, poggerebbe su argomentazioni affatto dirimenti dal momento che la valutazione del perito d’ufficio si fonderebbe su argomentazioni inconsistenti e stridenti con una serie di dati documentali, mentre il richiamo al regolamento deve ritenersi privo di pregio e contraddittorio in quanto fu prodotto proprio dall’attrice. In questo si legge all’art. 10, che “il negozio contraddistinto col numero (OMISSIS) rosso è stato escluso dalla quota di comproprietà dell’intero caseggiato essendo costruito su area a distacco. Esso però contribuisce alle spese di fognatura, assicurazione e acqua nel modo dettato dagli artt. 7-8 e 9. L’eventuale spesa di manutenzione e rifacimento della relativa copertura va ripartita ai sensi di legge con l’appartamento interno 1 del civico (OMISSIS)”.

Dunque si tratterebbe di una contribuzione eccezionale proprio perchè la regola voleva che i condomini non dovessero partecipare alle spese di quest’unità, estranea all’ente condominiale.

Con il secondo motivo si lamenta la “nullità della sentenza per insussistenza della motivazione (art. 360 c.p.c., n. 4)”.

Le critiche esposte nel primo motivo determinerebbero l’ulteriore e autonomo vizio di nullità della sentenza; l’inconsistenza e la contraddittorietà della Corte d’appello renderebbero la sentenza priva delle esposizioni delle ragioni di fatto e di diritto che dovrebbero supportarla.

3. I due motivi di ricorso, attesa la loro evidente connessione, possano essere congiuntamente trattati e sono da dichiararsi infondati.

Gli stessi mirano a contestare la correttezza dell’accertamento in fatto compiuto dai giudici di merito circa l’appartenenza del detto locale di cui civico n. (OMISSIS) al condominio, accertamento che ha consentito di escludere l’illegittimità delle delibere impugnate.

Il tenore della decisione gravata che si fonda per l’appunto sulla verifica dell’appartenenza del locale al condominio, esclude in maniera evidente la ricorrenza del vizio di omessa disamina del fatto decisivo, atteso che la questione è stata espressamente delibata dai giudici di merito.

Si palesa altresì come la doglianza investa un tipico accertamento in fatto, attività non consentita in sede di legittimità, nella parte in cui mira a contestare l’adesione del giudice di appello alle risultanze della CTU, asserendosi in maniera unilaterale la mancanza di univocità delle conclusioni del CTU, richiamando peraltro una serie di documenti nemmeno analiticamente riportati in ricorso in violazione del principio di specificità di cui all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6 e mostrando in tal modo unicamente di aspirare ad una diversa ricostruzione dei fatti di causa.

Quanto invece alla pretesa contraddittorietà della decisione con il contenuto del regolamento di condominio, emerge che i giudici di merito hanno puntualmente esaminato il testo dell’art. 10 del regolamento di condominio (avente natura contrattuale), la cui interpretazione presuppone un apprezzamento di fatto rimesso al giudice di merito (Cass. 20712/2017).

Dall’esegesi svolta in sentenza, confortata, come visto anche dalle risultanze della consulenza tecnica, è emerso che il negozio che si trova al civico (OMISSIS), pur essendo escluso dalla quota di comproprietà dell’intero caseggiato (essendo stato realizzato su area a distacco e quindi esterna al corpo di fabbrica principale), partecipa alle spese di fognatura assicurazione e acqua nei modi previsti dagli artt. 7-9, nonchè divide con l’interno (OMISSIS) del civico (OMISSIS) le spese di manutenzione e rifacimento della copertura.

Ciò ha permesso alla Corte territoriale, con ragionamento immune da censure, di includere l’immobile all’interno del condominio, e pertanto, al contrario di quanto afferma la ricorrente, di ritenere valida la delibera assembleare, la quale, poteva legittimamente decidere sulle spese relative alla manutenzione del locale, senza incorrere in un eccesso di potere nè in una violazione di legge, poichè l’oggetto della delibera può pienamente ricondursi tra quelli che la legge prevede all’art. 1135 c.c..

In questo contesto va ribadito quanto già affermato da questa Corte, per cui “in tema di condominio negli edifici, il sindacato dell’autorità giudiziaria sulle delibere assembleari non può estendersi alla valutazione del merito e della discrezionalità di cui dispone l’assemblea ma deve limitarsi ad un riscontro di legittimità che, oltre ad avere riguardo alle norme di legge o del regolamento condominiale, può abbracciare anche l’eccesso di potere, purchè la causa della deliberazione risulti – sulla base di un apprezzamento di fatto del relativo contenuto, che spetta al giudice di merito – falsamente deviata dal suo modo di essere, in quanto anche in tal caso lo strumento di cui all’art. 1137 c.c., non è finalizzato a controllare l’opportunità o convenienza della soluzione adottata dall’impugnata delibera, ma solo a stabilire se la decisione collegiale sia, o meno, il risultato del legittimo esercizio del potere dell’assemblea. Ne consegue che esulano dall’ambito del sindacato giudiziale sulle deliberazioni condominiali le censure inerenti la vantaggiosità della scelta operata dall’assemblea sui costi da sostenere nella gestione delle spese relative alle cose e ai servizi comuni” (Cass. n. 20135/2017).

Inoltre, non deve trascurarsi la natura contrattuale del regolamento oggetto di causa, che secondo l’interpretazione offerta da questa Corte, permette l’attribuzione della comproprietà delle cose, incluse tra quelle elencate nell’art. 1117 c.c., indipendentemente dalla sussistenza di fatto del rapporto di strumentalità che determina la costituzione ex lege del condominio edilizio (arg. da Cass. Sez. 2, Sentenza n. 1366 del 10/02/1994; Cass. Sez. 2, Sentenza n. 15794 del 11/11/2002). In tal senso (Cass. n. 4432/2017) quindi è stato rigettato il ricorso proposto avverso la decisione di merito che aveva fatto correttamente derivare la ricomprensione nel condominio di un basso fabbricato appartenente ad un soggetto, in forza della volontà negoziale verificata sulla base dell’accettazione del regolamento condominiale contrattuale, sulla base di interpretazione che è prerogativa del giudice del merito insindacabile in sede di legittimità, quando non riveli, come nel caso in esame, violazione dei canoni di ermeneutica oppure vizi logici di omesso esame di fatti storici ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

Il ricorso è pertanto rigettato.

4. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

5. Poichè il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è rigettato, sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – Legge di stabilità 2013), che ha aggiunto del Testo Unico di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, il comma 1-quater – della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al rimborso delle spese in favore del controricorrente che liquida in complessivi Euro 3.200,00 di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali pari al 15% sui compensi ed accessori di legge;

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente del contributo unificato dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 11 ottobre 2018.

Depositato in Cancelleria il 20 novembre 2018

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