Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29893 del 13/12/2017


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 29893 Anno 2017
Presidente: AMENDOLA ADELAIDE
Relatore: DELL’UTRI MARCO

ORDINANZA
sul ricorso 3370-2017 proposto da:
TASCINI NIASSLMILIANO in proprio e nella qualità di legale
rappresentante pro tempore della società IL SASSO SRL,
elettivamente domiciliati in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la
CORTE DI CASSAZIONE, rappresentati e difesi dall’avvocato
FRANCESCO ROMOLI;

– ricorrente contro
EQUITALIA SERVIZI DI RISCOSSIONE SPA, in persona del
legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in
ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CORTE DI CASSAZIONE,
rappresentata e difesa dall’avvocato GIAN FRANCO PUPPOLA;

– controricorrente –

Data pubblicazione: 13/12/2017

avverso la sentenza n. 326/2016 della CORTE D’APPELLO di
PERUGIA, depositata il 07/07/2016;
udita la relazione della causa svolta nellà camera di consiglio non
partecipata del 15/11/2017 dal Consigliere Dott. IARCO

DELL’UTRI.

Ric. 2017 n. 03370 sez. M3 – ud. 15-11-2017
-2-

rilevato che, con sentenza resa in data 7/7/2016, la Corte
d’appello di Perugia ha rigettato l’appello proposto da Massimiliano
Tascini e dalla società II Sasso s.r.l. avverso la sentenza con la quale
il giudice di primo grado, in accoglimento della domanda proposta da
Equitalia Centro s.p.a. (di seguito, Equitalia), creditrice di
Massimiliano Tascini, ha dichiarato inefficace, ai sensi dell’art. 2901

proprietà nella società II Sasso s.r.I.;
che, a sostegno della decisione assunta, la corte territoriale ha
confermato la sussistenza di tutti i presupposti per l’accoglimento
dell’azione revocatoria proposta da Equitalia, con particolare riguardo
all’effettiva sussistenza del relativo credito e del pregiudizio
arrecatole dall’atto dispositivo impugnato;
che, avverso la sentenza d’appello, Massimiliano Tascini e la
società II Sasso s.r.l. propongono ricorso per cassazione sulla base di
quattro motivi d’impugnazione;
che la Equitalia Servizi di Riscossione s.p.a. (incorporante
Equitalia Centro s.p.a.) resiste con controricorso;
che, a seguito della fissazione della camera di consiglio, sulla
proposta di definizione del relatore emessa ai sensi dell’art. 380-bis le
parti non hanno presentato memoria;
considerato che, con il primo motivo, i ricorrenti censurano la
sentenza impugnata per violazione dell’art. 2901 c.c. (in relazione
all’art. 360 n. 3 c.p.c.), per avere la corte territoriale erroneamente
ritenuto sussistente il credito della società avversaria, avendo
Equitalia originariamente agito in giudizio, non già in forza di un titolo
definitivo, ma ponendo a fondamento della propria pretesa un titolo
formalmente contestato dinanzi alla Commissione tributaria regionale
di Perugia, senza neppure considerare la pendenza di una querela di
falso e di un procedimento penale a carico dell’ufficiale notificatore, in

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c.c., l’atto con il quale il Tascini ha conferito un immobile di sua

relazione alla falsità della notificazione dell’avviso di accertamento
relativo al credito vantato dalla società avversaria;
che, con il secondo motivo, i ricorrenti censurano la sentenza
impugnata’Comesso esame di un fatto decisivo controverso (in
relazione all’art. 360 n. 5 c.p.c.), per avere la corte territoriale
erroneamente omesso di acquisire gli atti del giudizio relativo alla

accertamento avanzato nei propri confronti dalla società avversaria,
nonostante la decisività della circostanza ai fini della decisione;
che entrambi i motivi – congiuntamente esaminabili in ragione
dell’intima connessione delle questioni dedotte – sono
manifestamente infondati;
che al riguardo, osserva il Collegio come la corte territoriale, nel
riconoscere la sussistenza del presupposto del credito in capo
all’originaria attrice, si sia correttamente allineata al consolidato
insegnamento della giurisprudenza di questa Corte, ai sensi del quale
l’art. 2901 c.c. ha accolto una nozione lata di credito, comprensiva
della ragione o aspettativa, con conseguente irrilevanza dei normali
requisiti di certezza, liquidità ed esigibilità, da ciò derivando che
anche il credito ‘eventuale’, nella veste di credito litigioso, è idoneo a
determinare – sia che si tratti di un credito di fonte contrattuale
oggetto di contestazione in separato giudizio sia che si tratti di credito
risarcitorio da fatto illecito – l’insorgere della qualità di creditore che
abilita all’esperimento dell’azione revocatoria ordinaria avverso l’atto
di disposizione compiuto dal debitore (cfr., ex plurimis, Sez. 3,
Sentenza n. 1893 del 09/02/2012, Rv. 621220 – 01);
che, pertanto, la circostanza della pendenza, dinanzi alla
competente Commissione tributaria, della lite sull’accertamento del
credito (ivi compreso l’accertamento dell’eventuale falsità delle
attestazioni dell’ufficiale preposto alla notificazione dell’avviso di
accertamento) non valgono a revocare in dubbio la sussistenza del
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querela di falso presentata in relazione alla notificazione dell’avviso di

presupposto del credito così come estensivamente interpretato; e
tanto, al di là dell’assorbente circostanza costituita dal rilievo, cui la
corte territoriale ha espressamente dato atto, dell’avvenuto
riconoscimento del proprio debito, da parte del Tascini, attraverso
l’adesione prestata all’avverso accertamento;
che, con il terzo motivo, i ricorrenti censurano la sentenza

n. 3 c.p.c.), per avere la corte territoriale erroneamente ritenuto
sussistente il pregiudizio del creditore a seguito del compimento
dell’atto di disposizione del Tascini, tenuto conto che l’immobile
conferito risulta ipotecato per una somma superiore al valore del
credito vantato da Equitalia;
che il motivo è manifestamente infondato,
che, sul punto, la corte territoriale ha espressamente attestato
come il valore del bene conferito dal Tascini nella società n Sasso
s.r.l. fosse risultato, a seguito dell’accertamento tecnico operato nel
corso del giudizio, di gran lunga superiore all’ipoteca già iscritta a
carico di quello, con la conseguente attestazione del difetto di
fondatezza del motivo in esame, a nulla rilevando, in questa sede di
legittimità, le censure di merito sollevate dai ricorrenti in ordine alla
contestata correttezza della valutazione economica di tale immobile;
che, con il quarto motivo, i ricorrenti censurano la sentenza
impugnata per violazione dell’art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 93
c.p.c., per avere la corte territoriale disposto la distrazione delle
spese a favore del difensore della controparte, dichiaratosi
antistatario, in mancanza di uno specifico motivo di impugnazione
incidentale di Equitalia;
che il motivo è inammissibile;
che, al riguardo, osserva il Collegio come i ricorrenti abbiano del
tutto trascurato di evidenziare l’eventuale pregiudizio subito per
effetto della correzione dell’errore materiale contenuto nella sentenza
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impugnata per violazione dell’art. 2901 c.c. (in relazione all’art. 360

di primo grado, con il conseguente rilievo della mancata
specificazione dell’interesse vantato ai fini dell’ammissibilità
dell’impugnazione proposta;
che sul punto, è appena il caso di richiamare il consolidato
insegnamento della giurisprudenza di legittimità, ai sensi del quale
l’interesse all’impugnazione, il quale costituisce manifestazione del

proposizione della domanda ed alla contraddizione alla stessa,
dall’art. 100 cod. proc. civ. – va apprezzato in relazione all’utilità
concreta derivabile alla parte dall’eventuale accoglimento del
gravame e non può consistere in un mero interesse astratto ad una
più corretta soluzione di una questione giuridica, non avente riflessi
sulla decisione adottata; sicché è inammissibile, per difetto
d’interesse, un’impugnazione con la quale si deduca la violazione di
norme giuridiche, sostanziali o processuali, che non spieghi alcuna
influenza in relazione alle domande o eccezioni proposte, e che sia
diretta quindi all’emanazione di una pronuncia priva di rilievo pratico
(Sez. 3, Sentenza n. 15623 del 26/07/2005, Rv. 583871 – 01);
che, sulla base delle argomentazioni sin qui indicate, rilevata la
complessiva infondatezza delle doglianze esaminate, dev’essere
pronunciato il rigetto del ricorso, cui segue la condanna dei ricorrenti
al rimborso, in favore della società controricorrente, delle spese del
presente giudizio di legittimità, secondo la liquidazione di cui
dispositivo;

P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti al rimborso, in favore
della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, liquidate
in complessivi euro 5.600,00, oltre alle spese forfettarie nella misura
del 15%, agli esborsi liquidati in euro 200,00, e agli accessori come
per legge.
6

generale principio dell’interesse ad agire – sancito, quanto alla

Ai sensi dell’art. 13 comma 1-quater del d.P.R. n. 115 del 2002,
dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte
dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari
a quello dovuto per il ricorso, a norma dell’art. 1-bis, dello stesso
articolo 13.

Civile — 3, il 15 novembre 2017.

Il Presidente
Adelaide Amendola

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sesta Sezione

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