Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29889 del 30/12/2020

Cassazione civile sez. trib., 30/12/2020, (ud. 18/09/2020, dep. 30/12/2020), n.29889

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PERRINO Angelina M. – Presidente –

Dott. TRISCARI Giancarlo – Consigliere –

Dott. PUTATURO DONATI VISCIDO DI NOCERA M.G. – Consigliere –

Dott. GORI P. – rel. Consigliere –

Dott. FICHERA Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9446/2013 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore p.t., elettivamente

domiciliato in Roma Via Dei Portoghesi 12, presso l’Avvocatura

Generale Dello Stato che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

FALLIMENTO “(OMISSIS) S.P.A. IN LIQUIDAZIONE”, in persona del legale

rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall’Avv. Augusto

Imondi, domiciliato presso la Cancelleria della Corte;

– controricorrente –

Avverso la sentenza n. 75/39/2012 della COMM. TRIB. REG. CAMPANIA,

depositata il 24/2/2012, non notificata;

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

18/9/2020 dal consigliere Gori Pierpaolo.

 

Fatto

RILEVATO

che:

Con sentenza n. 75/39/2012 depositata in data 24 febbraio 2012 la Commissione tributaria regionale della Campania accoglieva parzialmente l’appello della società (OMISSIS) Spa In Liquidazione, ora fallita, proposto avverso la sentenza n. 786/1/09 della Commissione tributaria provinciale di Napoli, avente ad oggetto IRPEG, IRAP e IVA per l’anno di imposta 2003, in particolare per costi indeducibili in relazione ad operazioni oggettivamente inesistenti, maggiori ricavi per omessa fatturazione di lavori eseguiti dalla società e maggiore IVA in conseguenza delle due precedenti riprese a tassazione.

– La CTP riconosceva la legittimità dell’accertamento, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 39, comma 2, lett. d), ma riduceva l’imponibile accertato ritenendo che due delle fatture in contestazione fossero erroneamente già computate nel calcolo effettuato dall’Agenzia e che una di esse non rientrasse nell’anno di imposta oggetto di accertamento. La CTR riteneva infine che la ripresa per costi indeducibili fosse infondata, confermando la sentenza di primo grado quanto all’accertamento dei maggiori ricavi.

Avverso tale decisione ha proposto ricorso per cassazione l’Agenzia delle Entrate deducendo due motivi, cui replica la contribuente con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

In via preliminare, la contribuente eccepisce l’inammissibilità del ricorso ai sensi dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, per mancata specifica indicazione degli atti processuali e dei documenti su cui esso si fonda, e per il loro mancato deposito. Le eccezioni devono essere esaminate unitamente alla disamina dei motivi di ricorso.

– Con il primo motivo di ricorso – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, – l’Agenzia deduce la nullità della sentenza e del procedimento per violazione dell’art. 112 c.p.c. e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 18, per essersi la CTR pronunciata sui costi indeducibili, un motivo di doglianza non dedotto nell’atto di appello dalla contribuente, soccombente in primo grado circa la ripresa.

Il motivo è inammissibile. “Va difatti ribadito il consolidato orientamento di questa Corte, in base al quale l’interpretazione operata dal giudice di appello riguardo al contenuto e all’ampiezza della domanda giudiziale è assoggettabile al controllo di legittimità limitatamente alla valutazione della logicità e congruità della motivazione. A tal riguardo, il sindacato della Corte di cassazione comporta l’identificazione della volontà della parte in relazione alle finalità dalla medesima perseguite, in un ambito in cui, in vista del predetto controllo, tale volontà si ricostruisce in base a criteri ermeneutici assimilabili a quelli propri del negozio, diversamente dall’interpretazione riferibile ad atti processuali provenienti dal giudice, ove la volontà dell’autore è irrilevante e l’unico criterio esegetico applicabile è quello della funzione obiettivamente assunta dall’atto giudiziale (tra varie, Cass. 8 agosto 2006, n. 17947 e 21 febbraio 2014, n. 4205)” (Cass. Sez. Un, Sentenza n. 27435 del 2017). Nel caso di specie l’Agenzia ha male censurato la ricognizione della materia giustiziabile operata nell’incipit della motivazione dalla CTR a pag. 4 della sentenza, dal momento che avrebbe dovuto contrastarla deducendo il vizio motivazionale e unicamente sotto il profilo della logicità e congruità della motivazione.

– Con il secondo motivo, l’Agenzia lamenta – ai fini dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 19, dell’art. 2697 c.c. e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 62, comma 1, per non aver fatto corretto governo del canone di riparto dell’onere probatorio circa la ripresa a tassazione dei costi, di cui alle fatture nn. (OMISSIS) e (OMISSIS) ditta P.A. e nn. (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS) Tecnocostruzioni, in materia di operazioni oggettivamente inesistenti.

– Preliminarmente vanno disattese a riguardo le eccezioni di inammissibilità di cui sopra si è dato conto, dal momento che il mezzo identifica esattamente le fatture oggetto di contestazione e riproduce il pertinente passaggio della motivazione della CTR censurato, mentre non è chiaro quali documenti secondo la contribuente sarebbe stato necessario riallegare, trattandosi di una censura in diritto sul contenuto del canone della prova applicabile alle operazioni di cui sia contestata l’oggettiva inesistenza.

– Il motivo è fondato. Va reiterata la giurisprudenza consolidata della Corte secondo cui: “In tema di IVA, una volta assolta da parte dell’Amministrazione finanziaria la prova (ad esempio, mediante la dimostrazione che l’emittente è una “cartiera” o una società “fantasma”) dell’oggettiva inesistenza delle operazioni, spetta al contribuente, ai fini della detrazione dell’IVA e/o della deduzione dei relativi costi, provare l’effettiva esistenza delle operazioni contestate, senza che, tuttavia, tale onere possa ritenersi assolto con l’esibizione della fattura ovvero in ragione della regolarità formale delle scritture contabili o dei mezzi di pagamento adoperati, che vengono di regola utilizzati proprio allo scopo di far apparire reale un’operazione fittizia.” (Cass. Sez. 5, Ordinanza n. 17619 del 05/07/2018 – Rv. 649610 – 01; conforme Cass. Sez. 5, Ordinanza n. 27554 del 30/10/2018 – Rv. 651216 – 01).

Parallelamente, quanto alla ripresa per imposte dirette, si veda Cass. Sez. 5, Sentenza n. 7896 del 20/04/2016 – Rv. 639570).

– Nel caso di specie la CTR in primo luogo svaluta elementi di prova incontroversi e potenzialmente idonei al fine di stabilire se le operazioni fossero oggettivamente inesistenti o meno, in particolare il fatto accertato che sulle fatture non è stato indicato dal cedente il numero di targa o di matricola degli automezzi, circostanza apparentemente decisiva per l’individuazione dell’oggetto del contratto, requisito essenziale dell’atto negoziale in difetto del quale vi è la nullità del contratto. Si tratta di un argomento che il giudice d’appello rigetta apoditticamente pur dando conto dell’elemento di prova, dilungandosi sul tema dell’assenza di dipendenti in capo alla fatturante e alla prestazione di noleggio.

– In secondo luogo, la CTR sulla scorta di documentazione predisposta per l’ammortamento dei macchinari e, in genere, della contabilità aziendale giunge a ritenere dimostrata l’effettiva acquisizione di beni e servizi di cui alle fatture, ma questo iter argomentativo si pone in contrasto con la giurisprudenza della Corte sopra richiamata, secondo cui l’onere non può ritenersi assolto in ragione della regolarità formale delle scritture contabili o dei mezzi di pagamento utilizzati, dei quali di regola ci si serve proprio allo scopo di far apparire reale un’operazione inesistente. La CTR terrà inoltre conto in sede di rinvio, quanto ai costi, del diritto sopravvenuto ai sensi del D.L. n. 16 del 2012, art. 8, comma 2, conv., con mod., nella L. n. 44 del 2012, giusta Cass. Sez. 5, Sentenza n. 7896 del 20/04/2016 (Rv. 639570 – 01) e Cass. Sez. 5 -, Ordinanza n. 19000 del 17/07/2018 (Rv. 649776 – 01).

– In conclusione, accolto il secondo motivo di ricorso, inammissibile il primo, la sentenza impugnata dev’essere cassata, con rinvio alla CTR, in diversa composizione, per ulteriore esame in relazione al profilo accolto, e per il regolamento delle spese del presente giudizio di legittimità.

PQM

La Corte:

accoglie il secondo motivo di ricorso, inammissibile il primo, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CTR della Campania, in diversa composizione, per ulteriore esame in relazione al profilo accolto per il regolamento delle spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 18 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 30 dicembre 2020

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