Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29868 del 13/12/2017


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 29868 Anno 2017
Presidente: CAPPABIANCA AURELIO
Relatore: ESPOSITO ANTONIO FRANCESCO

SENTENZA
sul ricorso 25917-2013 proposto da:
AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che lo rappresenta e difende;
– ricorrente contro

AZIENDA USL N. 4 DI PRATO in persona del legale
rappresentante e Direttore Generale pro tempore,
elettivamente domiciliata in ROMA VIA NOMENTANA 257,
presso lo studio dell’avvocato ANDREA CIANNAVEI, che
la rappresenta e difende giusta delega a margine;

Data pubblicazione: 13/12/2017

- controricorrente

avverso la sentenza n. 97/2013 della COMM.TRIB.REG. di
FIRENZE, depositata il 09/07/2013;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 05/04/2017 dal Consigliere Dott. ANTONIO
FRANCESCO ESPOSITO;

Generale Dott. TOMMASO BASILE che ha concluso per il
rigetto del ricorso;
udito per il ricorrente l’Avvocato DETTORI che ha
chiesto l’accoglimento;
udito per il controricorrente l’Avvocato CIANNAVEI che
ha chiesto il rigetto.

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore

FATTI DI CAUSA
1. L’Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione, con un
motivo, avverso la sentenza, depositata il 9 luglio 2013, con la quale
la C.T.R. della Toscana ha confermato la decisione di primo grado che
aveva accolto il ricorso, presentato dall’Azienda Sanitaria USL 4 di
con riferimento agli anni di imposta 2007 e 2008, la contribuente
aveva chiesto il rimborso dell’Irap corrisposta in eccedenza rispetto a
quella che sarebbe stata dovuta ove avesse dedotto dalla base
imponibile i «contributi per le assicurazione obbligatoria contro gli
infortuni sul lavoro»: deduzione cui assumeva aver diritto ai sensi
dell’art. 11, comma 1, pt. a), d.lgs. n. 446 del 1997.
2. Resiste con controricorso l’Azienda Sanitaria.

RAGIONI DELLA DECISIONE
1. Con l’unico motivo di ricorso l’Agenzia delle entrate deduce
violazione e falsa applicazione degli artt. 10-bis, comma 1, e 11 d.lgs.
n. 446 del 1997, nonché dell’art. 29 d.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124,
in relazione all’art. 360, comma primo, n. 3, cod. proc. civ., per avere
la C.T.R. ritenuto applicabile la richiamata norma di cui all’art. 11
d.lgs. n. 446 del 1997 [che al comma 1, lett. a), pt. 1, prevede la
deducibilità dalla base imponibile dei «contributi per le assicurazioni
obbligatorie contro gli infortuni sul lavoro»] anche al caso di specie nel
quale — sostiene la ricorrente — trattandosi di soggetto passivo Irap
rientrante tra quelli considerati dall’art. 3, comma 1, lett. e-bis), del
medesimo testo legislativo e, come tale, tenuto ad avvalersi, ai fini
della determinazione dell’imponibile Irap, del c.d. metodo retributivo
[base imponibile determinata in un importo pari all’ammontare delle
retribuzioni erogate al personale dipendente, dei redditi assimilati a
quelli di lavoro dipendente e dei compensi erogati per collaborazione
coordinata e continuativa nonché per attività di lavoro autonomo non
esercitate abitualmente: art. 10-bis, comma 1, d.lgs. cit.], non si pone
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Prato, avverso il silenzio rifiuto formatosi sulle istanze con le quali,

l’esigenza di dedurre dalla base imponibile così determinata i
contributi di che trattasi, dal momento che questi ne sono già esclusi,
non essendo essi posti a carico del lavoratore, né conseguentemente
addebitati, in alcuna misura, nello statino stipendiale.
2. La censura è infondata.
Va premesso che la norma applicabile alla fattispecie è l’art. 11 del
determinazione del valore della produzione netta», prevede
testualmente (pt. 1 della lett. a) del comma 1), ove è disposto che:
«nella determinazione della base imponibile … sono ammessi in
deduzione … i contributi per le assicurazioni obbligatorie contro gli
infortuni sul lavoro».
Non v’è dubbio, in relazione al dato letterale e alla lettura sistematica
– in rapporto alle norme che precedono e alle ulteriori previsioni nelle
quali la medesima disposizione è al suo interno articolata – che la ratio
della norma sia quella di attribuire alla citata disposizione valore
precettivo con riferimento a qualsiasi categoria di soggetto passivo
Irap, consentendo la deducibilità dei contributi per le assicurazioni
obbligatorie contro gli infortuni sul lavoro. Ciò a prescindere dal
metodo di determinazione della base imponibile Irap adottato
dall’Ente (analitico o retributivo), richiedendosi, ai fini della deduzione
di un importo dalla base imponibile, solo che si tratti di un costo
effettivamente sostenuto ed inerente all’attività svolta e soggetta a
tassazione, essendo attribuito alla discrezionalità del legislatore la
scelta di ritenerlo rilevante con riferimento al fondamento d’imposta,
e non anche che esso concorra in positivo alla determinazione della
base imponibile, di modo che la deduzione abbia a comportare solo un
azzeramento della sua incidenza sul calcolo dell’imposta.
Quanto detto vale anche per l’Azienda Sanitaria, che va considerata
come ente equiparato alle amministrazioni pubbliche ai sensi dell’art.
3, comma 1, lett. e-bis), d.lgs. n. 446 del 1997, per le quali i contributi
di che trattasi rappresentano un costo che comporta una riduzione
dell’imponibile e conseguentemente dell’imposta. Il fatto che tali
soggetti adottino il metodo retributivo, con conseguente
4

d.lgs. n. 446/1997, rubricata «disposizioni comuni per la

determinazione della base imponibile alla stregua di un parametro che
prescinde dalla sottrazione tra valore e costi della produzione (come
avviene in base al metodo c.d analitico), non dimostra – come
erroneamente sostenuto dall’Ufficio- che i contributi in questione,
quali costi del personale, siano da considerare già espunti dal calcolo
della base imponibile. Al contrario, il parametro costituito dalle
come equivalente, ai fini Irap, a quello rappresentato, per gli altri
soggetti passivi d’imposta, dalla differenza tra valore e costi della
produzione – diversi da quelli di cui ai numeri 9), 10), lettere c) e d),
12) e 13) dell’art. 2425 cod. civ.
3. Alla stregua delle considerazioni svolte, il ricorso va dunque
rigettato.
In considerazione della novità e complessità della questione trattata,
si ravvisano i presupposti per l’integrale compensazione delle spese
tra le parti.
P.Q.M.
rigetta il ricorso.
Compensa integralmente le spese processuali.
Così deciso in Roma il 5 aprile 2017.
Il Consigliere estensore
Il Presinte

retribuzioni va considerato, in base alla disciplina sopra richiamata,

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