Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29856 del 30/12/2020

Cassazione civile sez. lav., 30/12/2020, (ud. 08/10/2020, dep. 30/12/2020), n.29856

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. BLASUTTO Daniela – Consigliere –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – rel. Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1805/2020 proposto da:

D.Y.Y., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato FRANCESCO GIAMPA’;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL

RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE DI CROTONE, in

persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia

in ROMA, ALLA VIA DEI PORTOGHESI 12, ope legis;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 1327/2019 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata il 24/06/2019 R.G.N. 774/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

08/10/2020 dal Consigliere Dott. ADRIANO PIERGIOVANNI PATTI.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. con sentenza 24 giugno 2019, la Corte d’appello di Catanzaro rigettava l’appello proposto da D.Y.Y., cittadino (OMISSIS), avverso l’ordinanza di primo grado, di reiezione delle sue domande, in gradato ordine subordinato, di protezione internazionale e umanitaria;

2. preliminarmente esclusa la necessità della personale audizione del ricorrente, sentito dalla Commissione territoriale davanti alla quale aveva chiarito le ragioni dell’abbandono del proprio Paese (per sottrarsi all’interrogatorio cui volevano sottoporlo alcuni sedicenti agenti di polizia, in realtà non tali, così temendo per la propria incolumità in caso di rientro), essa non ne riteneva credibili le dichiarazioni, per la vaghezza dei riferimenti, sulla base dei criteri prescritti dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5;

3. nel merito, la Corte calabrese, in esito a puntuale disamina dei rispettivi requisiti, negava la ricorrenza delle condizioni per il riconoscimento dello status di rifugiato e così pure di protezione sussidiaria e umanitaria, avuto anche riguardo all’inesistenza in Gambia di una situazione di instabilità tale da costituire un rischio per la vita per la sola presenza ivi;

4. con atto notificato il 24 dicembre 2019, il predetto ricorreva per cassazione con quattro motivi; il Ministero dell’Interno intimato non resisteva con controricorso, ma depositava atto di costituzione ai fini della eventuale partecipazione all’udienza di discussione ai sensi dell’art. 370 c.p.c., comma 1, ult. alinea, cui non faceva seguito alcuna attività difensiva.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, commi 10 e 11, artt. 10 e 16 Dir. 2013/32/UE (già Dir. 2005/85/UE), D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, artt. 14,27, per omessa audizione del richiedente, nonostante la superficialità di quella avuta davanti alla Commissione territoriale, che non aveva dato atto delle effettive ragioni dell’espatrio del richiedente, nè tanto meno approfondito le circostanze allegate, relative all’espressione, in riunioni con amici, di opinioni politiche contrarie a quelle del governo dittatoriale repressivo dei diritti fondamentali di libertà (e per le quali persone incappucciate, dichiaratesi della polizia segreta, volevano arrestarlo per interrogarlo), nonchè alla fuga negli Stati Uniti nel 2004 del padre, dipendente di compagnia telefonica controllata dal governo, perchè ritenuto appartenere al partito di opposizione: ciò di cui si era specificamente doluto sia in primo che in secondo grado, senza peraltro trovare attento nè argomentato riscontro, avendo in particolare la Corte territoriale escluso la necessità dell’audizione richiesta per la chiara illustrazione delle ragioni del suo espatrio davanti alla commissione, tuttavia con indicazione superficiale di ragioni parziali e travisate, senza alcun approfondimento delle circostanze rappresentate, per giunta ritenute insufficienti e non veridiche (primo motivo);

2. esso è fondato;

3. la più recente e consolidata giurisprudenza Eurounitaria, reputa necessaria nella fase giurisdizionale un’audizione del richiedente, a meno che non ricorrano determinate condizioni cumulative” (CGUE, 19 marzo 2020, C-406/18, Moussa Sacko, p.ti 65 – 67), confermando l’aggettivo “completo” di cui all’art. 46, paragrafo 3, della direttiva 2013/32 l’obbligo del giudice di esaminare sia gli elementi di cui l’autorità accertante abbia tenuto o avrebbe potuto tenere conto, sia di quelli intervenuti dopo l’adozione della decisione da parte della medesima; posto che tale disposizione deve essere interpretata in conformità con l’art. 47 della Carta, per cui l’esigenza di un esame completo ed ex nunc comporta che il giudice investito dell’impugnazione proceda all’audizione del richiedente, a meno che ritenga di poter effettuare l’esame sulla base dei soli elementi contenuti nel fascicolo, ivi compreso, se del caso, il verbale o la trascrizione del colloquio personale dinanzi a detta autorità (CGUE 26 luglio 2017, Sacko, C348/16, punti 31 e 44, richiamata da CGUE 25 luglio 2018, C-585/16, Aletho);

3.1. tale giurisprudenza è stata recepita da questa Corte, che ha affermato l’esigenza che il richiedente sia sentito su tutti i fatti da lui narrati, se ciò non avvenga innanzi alla Commissione, in sede giurisdizionale, a meno che gli elementi non siano privi di rilevanza o sufficientemente distinti da quelli già presi in considerazione dall’autorità accertante, secondo la espressa valutazione del giudice; posto che il diritto ad una tutela effettiva, sancito dall’art. 46 par. 1 della direttiva 2013/32, incide sul dovere di cooperazione del giudice e sulla necessità di disporre l’audizione del ricorrente, che è il momento centrale in cui tale dovere può esprimersi, sui nuovi temi introdotti in ricorso (che siano sufficientemente distinti e significativi), ove sugli stessi il richiedente non sia stato sentito dalla Commissione: sicchè, se i nuovi motivi o i nuovi elementi di fatto risultino sufficientemente circostanziati e rilevanti, il giudice non possa sottrarsi, se richiesto, all’audizione del richiedente, quale essenziale strumento per verificare, anche su tali questioni, che integrano il thema decidendum e sulle quali il richiedente non sia stato sentito dalla Commissione territoriale, coerenza e plausibilità del racconto, quali necessari presupposti per attivare, se del caso, il dovere di cooperazione istruttoria, non essendo a garantire la tutela del contraddittorio la mera fissazione dell’udienza di comparizione (Cass. 23 ottobre 2019, n. 27073);

3.2. nel caso di specie, la Corte territoriale ha escluso la necessità di audizione, per la chiara illustrazione dal richiedente delle ragioni del suo espatrio davanti alla commissione (al terzo capoverso di pg. 6 della sentenza), tuttavia ritenute non veridiche, ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, lett. b), per insufficienza degli elementi offerti di verifica dei fatti narrati (al terz’ultimo capoverso di pg. 6 della sentenza), con formula evidentemente tralaticia in riferimento alla rilevanza esclusivamente penalistica del fatto raccontato e alla mancata esplicazione del”le ragioni per cui non ha ritenuto di potersi difendere nel suo Paese, ricorrendo alle locali autorità di polizia” (al penultimo capoverso di pg. 6 della sentenza), perchè in realtà esse sono proprio quelle che lo straniero ha specificamente dedotto (relative al regime dittatoriale gambiano, repressivo di ogni forma di opposizione politica attraverso la polizia segreta N. I.A. e per cui già il padre era dovuto fuggire negli Stati Uniti) senza essere considerate, nè tanto meno approfondite;

3.3. ciò che ha comportato la violazione dell’obbligo di audizione e del dovere di cooperazione istruttoria, nella palese insufficienza del generico quadro delle condizioni generali del Gambia (dal primo capoverso di pg. 5 al secondo di pg. 6 della sentenza), privo di indicazione delle fonti informative, genericamente indicate, salvo una risalente (rapporto 11 maggio 2015 del mandatario del Consiglio per i Diritti dell’uomo dell’ONU), in violazione del principio per il quale le fonti di informazioni devono essere attendibili, puntualmente indicate e aggiornate al momento della decisione (Cass. 28 giugno 2018, n. 17075; Cass. 12 novembre 2018, n. 28990; Cass. 22 maggio 2019, n. 13897; Cass. 12 maggio 2020, n. 8819);

4. il ricorrente deduce poi violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3,D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 11,artt. 115,116 c.p.c., per la mancata considerazione della pur rappresentata matrice di persecuzione politica nei confronti del padre e del richiedente, ai fini del riconoscimento dello status di rifugiato, per la riduzione della vicenda (neppure adeguatamente accertata per le lacune di audizione e di indagine oggetto del precedente mezzo) ad un fatto di rilievo esclusivo penalistico (secondo motivo); violazione e falsa applicazione dell’art. 115 c.p.c., D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3,4,5,7,14,17 e vizio motivo, per illegittima reiezione della domanda di protezione internazionale per esclusione dei presupposti, in difetto di adeguata istruttoria e di fonti informative idonee, siccome quelle utilizzate di riferimento generico non aggiornate (terzo motivo); violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3,D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, artt. 2, 8, 14 CEDU, artt. 2, 10 Cost., art. 112 c.p.c., art. 111 Cost., art. 132 c.p.c., n. 4, art. 118 disp. att. c.p.c., per illegittima reiezione della domanda di protezione umanitaria, senza una corretta applicazione dei principi in materia nè ricorso ad aggiornati reports informativi sulla condizione istituzionale, sociale, politica, di sicurezza anche sanitaria del Gambia, a fronte di una condizione di concreta vulnerabilità personale rappresentata dal richiedente (quarto motivo);

5. essi sono assorbiti;

6. pertanto il primo motivo di ricorso deve essere accolto, con assorbimento degli altri, cassazione della sentenza impugnata e rinvio, anche per la regolazione delle spese del giudizio di legittimità, alla Corte d’appello di Catanzaro in diversa composizione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbiti gli altri; cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per la regolazione delle spese del giudizio di legittimità, alla Corte d’appello di Catanzaro in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 8 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 30 dicembre 2020

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