Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29844 del 13/12/2017


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 29844 Anno 2017
Presidente: CAPPABIANCA AURELIO
Relatore: GRECO ANTONIO

SENTENZA
sul ricorso 3882-2012 proposto da:
LALLI ANGELO, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
DONATELLO 75, presso lo studio dell’avvocato RUGGERO
STENDARDI, che lo rappresenta e difende giusta delega
a margine;
– ricorrenti contro
AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI
PORTOGHESI

12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO, che lo rappresenta e difende;
– controricorrenti –

Data pubblicazione: 13/12/2017

nonchè contro
AGENZIA DELLE ENTRATE DIREZIONE CENTRALE;
– intimati avverso la sentenza n. 285/2010 della COMM.TRIB.REG.
di ROMA, depositata il 21/12/2010;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica

GRECO;
udito per il controricorrente l’Avvocato CAMASSA che
si riporta agli atti;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. LUISA DE RENZIS che ha concluso per il
rigetto del ricorso.

udienza del 18/01/2017 dal Consigliere Dott. ANTONIO

FATTI DI CAUSA

Angelo Lalli propone ricorso per cassazione con cinque
motivi, illustrati con successiva memoria, nei confronti della
sentenza della Commissione tributaria regionale del Lazio che,
rigettandone l’appello, ha confermato la fondatezza della pretesa
manifestata con la cartella di pagamento, relativa ad IVA, IRPEF
e IRAP per il 1999, emessa a seguito della mancata impugnazione
dell’avviso di accertamento prodromico. Il contribuente aveva

dell’invito ad instaurare il contraddittorio, del detto avviso di
accertamento prodromico e della cartella medesima, per essere
state tutte le notifiche effettuate al suo domicilio di Roma in
via Livorno, che era si la sua residenza anagrafica, na era
“palesemente inidoneo, perché inabitato e inabitabile, oggetto di
evidenti lavori di ristrutturazione”, e ciò pur essendo l’ufficio
a conoscenza del suo reale recapito – presso il suo studio in
piazza Giovanni da Verrazzano, ove si era svolta la verifica
fiscale -, e pur essendo la responsabile del procedimento la
stessa persona che quell’accertamento, presso lo studio, aveva
condotto.
Il giudice d’appello ha ritenuto pienamente idonea a..1le. la
residenza in via Livorno, che era quella ufficiale anagrafica,
dal contribuente mai revocata o modificata, risultante dalla
dichiarazione del redditi per l’anno in questione, nonché sempre
indicata, negli anni in cui erano state effettuate le notifiche
ora contestate, nelle dichiarazioni dei redditi degli anni
successivi a quello per cui è causa, senza che il contribuente si
preoccupasse mai di spedire all’Agenzia delle entrate una
comunicazione al riguardo.
Quanto alle contestazioni mosse alle specifiche modalità e
formalità delle notificazioni eseguite, costituenti spesso mere
irregolarità non comportanti nullità, esse avrebbero dovuto
essere sollevate in primo grado, ed erano ora inammissibili.
L’Agenzia delle entrate resiste con controricorso.
RAGIONI DELLA DECISIONE

Col primo motivo del ricorso il contribuente si duole
dell’omessa pronuncia sul motivo d’appello del seguente tenore:
l’ufficio, con la funzionaria che aveva partecipato alle

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impugnato l’atto lamentando la mancata regolare notifica

operazioni di verifica nel corso della fase amministrativa
dell’accertamento, sapeva che la dimora effettiva del
contribuente era quella coincidente con lo studio professionale.
L’ufficio, poi, non aveva mai contestato o negato l’esistenza di
radicali lavori nel luogo della residenza anagrafica, lavori che
rendevano impossibile abitare colà, e quindi non aveva contestato
la circostanza che esso contribuente vivesse nel suo studio
professionale.

1, dello statuto del contribuente, per non avere l’ufficio
assicurato l’effettiva conoscenza degli atti destinati al
contribuente, comunicandoli nel luogo di effettivo domicilio,
dovendo essere attribuito alle risultanze anagrafiche un valore
probatorio meramente presuntivo; col terzo motivo denuncia vizio
di motivazione, per avere la sentenza impugnata affermato che il
contribuente aveva eccepito anche la mancata regolare notifica
della cartella impugnata, inquadrando male la fattispecie; col
quarto motivo denuncia motivazione contraddittoria sulle ragioni
per le quali non sarebbe stata effettuata la notifica nel luogo
dello studio professionale, considerato che la modalità di
consegna “elettiva” è quella “a Nani”, che sarebbe stata più
facile il quel luogo; col quinto motivo denuncia omessa
motivazione in ordine alla prova del rispetto degli adempimenti
imposti dall’art. 140 cod. proc. civ.
Prima dello scrutinio dei motivi di ricorso conviene
richiamare brevemente la disciplina applicabile ratione temporis.
Agli effetti dell’applicazione delle imposte sui redditi, a
norma dell’art. 58 del d.P.R. n. 600 del 1973, “ogni soggetto si
intende domiciliato in un comune dello Stato … le persone fisiche
residenti nel territorio dello Stato hanno il domicilio fiscale
nel comune nella cui anagrafe sono iscritte”… Nelle
“dichiarazioni che vengono presentate agli uffici finanziari deve
essere indicato il comune di domicilio fiscale delle parti, con
la precisazione dell’indirizzo. Le cause di variazione del
domicilio fiscale hanno effetto dal sessantesimo giorno
successivo a quello in cui si sono verificate”.
Con riguardo, poi, alla “notificazione degli avvisi e degli
altri atti che per legge devono essere notificate al

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Col secondo motivo denuncia violazione dell’art. 6, coma

contribuente”, il successivo art. 60 dispone che essa “è eseguita
secondo le norme stabilite dagli artt. 137 e seguenti del codice
di procedura civile, con le seguenti modifiche: … c) salvo il
caso di consegna dell’atto o dell’avviso in mani proprie, la
notificazione deve essere fatta nel domicilio fiscale del
destinatario; d) è in facoltà del contribuente di eleggere
domicilio presso una persona o un ufficio nel comune del proprio
domicilio fiscale per la notificazione degli atti e degli avvisi

risultare espressamente dalla dichiarazione annuale ovvero da
altro atto comunicato successivamente al competente ufficio
imposte a mezzo di lettera raccomandata con avviso di
ricevimento”.
Il primo motivo del ricorso è in parte infondato ed in
parte inammissibile.
I giudici di merito hanno infatti accertato che la notifica
dell’avviso fu effettuata nella residenza anagrafica, costituente
domicilio fiscale, cone risultante dalle dichiarazioni presentate
all’ufficio dal contribuente, e che tale notifica è stata
validamente eseguita ai sensi dell’art. 140 cod. proc. cív.
La circostanza che operazioni di verifica a carico del
contribuente furono svolte con la partecipazione di un
funzionario dell’amministrazione, in locali diversi da quelli
della residenza anagrafica domicilio fiscale, e, per altri versi,
la circostanza che ivi fossero in corso lavori, non hanno alcuna
rilevanza, in difetto di specifica elezione di domicilio,
nell’ambito del comune del domicilio fiscale, ai fini delle
notificazione degli atti o degli avvisi, elezione di domicilio
risultante “espressamente da apposita comunicazione a mezzo di
lettera raccomandata”, come previsto dall’art. 60, ultimo coma,
del d.P.R. n. 600 del 1973.
E’ quindi infondato il secondo motivo, atteso che il coma
1 dell’ art. 6 dello statuto del contribuente, recante
prescrizioni dirette ad assicurare l’effettiva conoscenza da
parte del contribuente degli atti a lui destinati, si chiude
stabilendo che “restano ferme le disposizioni in materia di
notifica degli atti tributari” riportate supra.

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che lo riguardano. In tal caso l’elezione di domicilio deve

Il terzo motivo è inammissibile per carenza di interesse,
in quanto diretto a far valere la validità e la regolarità della
notificazione della cartella di pagamento impugnata (a differenza
dell’avviso di accertamento prodromico, nella prospettiva del
ricorrente), il che è non è controverso, essendo affermato dal
giudice d’appello.
E’ infondato il quarto motivo perché per gli atti di
accertamento tributari l’art. 60, coma 1, lett. c), del d.P.R.
essere fatta nel domicilio fiscale del destinatario”, facendo
tuttavia “salvo il caso di consegna dell’atto o dell’ avviso in
mani proprie”, senza imporre quindi il previo tentativo di
notifica in mani proprie, come sembra pretendere il contribuente.
E’ infine in parte inammissibile ed in parte infondato il
quinto motivo, perché a fronte della ritenuta inammissibilità in
quanto nuove delle contestazioni mosse in appello a “specifiche
modalità e formalità delle notifiche”, il ricorrente, al fine di
superare la detta preclusione, non riporta trascrivendole le
deduzioni rilevanti formulate in proposito con l’atto
introduttivo; e ciò anche a voler trascurare il difetto di
autosufficienza del motivo stesso (la documentazione prodotta
dall’ufficio per provare la regolarità del procedimento
notificatorio dell’avviso, indicata a pag. 18 dal contribuente
nel ricorso per cassazione, sembra a tal fine sufficiente).
Il ricorso deve essere pertanto rigettato.
Le spese del giudizio seguono la soccombenza e si liquidano
come in dispositivo.
P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.
Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del
giudizio, liquidate in euro 4.100 oltre alle spese prenotate a
debito.
Così deciso in Roma il 18 gennaio 2017
Il consigliere estensore

29 settembre 1973, n. 600, stabilisce che “la notificazione deve

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