Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2984 del 07/02/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 2984 Anno 2018
Presidente: DI VIRGILIO ROSA MARIA
Relatore: DI VIRGILIO ROSA MARIA

ORDINANZA
sul ricorso 24838-2016 proposto da:
NUOVA SAINIPA SRI„ in persona del legale rappresentante pro
tempore, elettivamente domiciliata in RONIA, VIA DI SANTA
COSTANZA 27, presso lo studio dell’avvocato LUCIA MARINI, che
la rappresenta e difende unitamente all’avvocato ISIDE PASINI;

– ricorrente contro
TAR SILTAL SPA IN ANINI1NISTRAZIONE STRAORDINARIA,
in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente
domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CORTE DI
CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato DANIELE
LUCIANO PORTINARO;

– con troricorrente –

Data pubblicazione: 07/02/2018

avverso la sentenza n. 492/2016 della CORTE D’APPELLO di
TORINO, depositata il 24/03/2016;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 05/12/2017 dal Consigliere Dott. ROSA INL-kRIA DI

VIRGILIO.

Ric. 2016 n. 24838 sez. M1 – ud. 05-12-2017
-2-

R.G.n.24838/2016
Ordinanza
La Corte,
Rilevato che:
Con sentenza depositata il 24/3/2016, la Corte d’appello di Torino ha respinto
l’appello di Nuova Saimpa srl nei confronti di IAR Siltal spa in a.s. avverso la
sentenza del Tribunale che aveva accolto la domanda di revocatoria

periodo sospetto.
La Corte d’appello ha respinto l’eccezione di prescrizione ex art.49 d.lgs.
270/99 cd. Prodi bis, considerando quale dies a quo il momento in cui
interviene l’autorizzazione all’ esecuzione del programma di cessione del
complesso aziendale, che nel caso era stata approvata con il d.m. 31/7/2006,
per cui la notifica dell’atto di citazione avvenuta 1’11/4/2011 era valsa ad
interrompere il termine quinquennale di prescrizione; ha ritenuto provato dalla
Curatela il requisito soggettivo, valorizzando la richiesta di ingiunzione con
l’istanza di immediata esecutività in relazione alla “macroscopica difficoltà
economica”; la richiesta dell’ulteriore ingiunzione nello stesso periodo, con
istanza di concessione della provvisoria esecuzione ed esenzione dal termine ex
art.482 cod. proc. civ.; la mancata opposizione al decreto ingiuntivo 49/2004 e
l’accordo sul piano di rientro; le risultanze delle prove testimoniali.
Ricorre su due motivi Nuova Saimpa.
Si difende la Procedura con controricorso.
Considerato che:
Col primo motivo, la ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione
dell’art.67 legge fall.,sostenendo che deve calcolarsi il dies a quo dalla data del
decreto di nomina dei commissari, risalente alla sentenza dichiarativa di
insolvenza, e quindi al 15/2/2006, ovvero dall’ammissione alla procedura di
amministrazione straordinaria del 6/4/2006, da cui la prescrizione
quinquennale, vista la notifica della citazione di primo grado dell’11/4/2011.
Il motivo è manifestamente infondato.
Come affermato nell’ordinanza 21516/2017 « Con riferimento al dies a quo per
l’esperimento dell’azione revocatoria, sotto il vigore delle nuova disciplina

fallimentare ex art.67, 2° comma legge fall. dei pagamenti avvenuti nel

dell’amministrazione straordinaria di cui al D. Lgs. n. 270 del 1999 (cd. Legge
Prodi -bis), la seconda doglianza del ricorso risulta pienamente fondata alla
luce del principio di diritto già affermato da questa Corte (Sez. 1, Sentenza n.
8539 del 2000; Sez. 1, Sentenza n. 26323 del 2006) secondo cui, in materia di
amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, «secondo l’art. 49
del D.Lgs. 8 luglio 1999 n. 270, l’azione revocatoria fallimentare può essere
proposta dal commissario straordinario (…) “soltanto se è stata autorizzata

di conversione della procedura in fallimento”».
Ne consegue che correttamente è stata esclusa la prescrizione dalla Corte
d’appello, considerato il d.m.31/7/2006 e la notifica della citazione,anche a
considerare il perfezionamento della notificazione, avvenuto 1’11/4/2011.
Col secondo motivo, la ricorrente si duole del vizio ex art.360 n.5
cod.propc.civ. in relazione alla ritenuta prova della

scientia decoctionis,

sostenendo che la Corte del merito ha proceduto per presunzioni,senza
valutare il rapporto tra le parti, che si trattava del primo rapporto tra le stesse,
e nel resto sostiene che gli elementi valutati dal Giudice del merito sono privi di
gravità e precisione né sono concordanti.
Il motivo è palesemente inammissibile, atteso che la parte si è limitata a
sostenere un’interpretazione diversa dei fatti, a fronte della valutazione degli
stessi da parte della Corte del merito, richiedendo un nuovo giudizio di merito,
laddove il controllo di legittimità non equivale alla revisione del ragionamento
decisorio né costituisce un terzo grado ove far valere la supposta ingiustizia
della decisione impugnata (così le pronunce delle sez. un., del 7/4/2014,
n.8053 e del 29/3/2013, n. 7931).
E detta differente valutazione, già inammissibile come motivo di ricorso nel
regime di cui all’art.360 n.5 c.p.c. anteriore alla modifica apportata dal d.l.
22/6/2012, n.83, convertito nella legge 7/8/2012, n.134/2012, lo è ancor più a
seguitò della riforma, applicabile nella specie ratione temporis,, atteso che,
come ritenuto nella pronuncia delle Sez.U. del 2/4/2014, n. 8053, è oggi
denunciabile soltanto l’omesso esame di un fatto decisivo, che sia stato oggetto
di discussione tra le parti, nei limiti in cui l’anomalia motivazionale si tramuti in
violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto- attinente alla

l’esecuzione di un programma di cessione dei complessi aziendali, salvo il caso

esistenza in sé della motivazione, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza
impugnata, a prescindere dal confronto delle altre risultanze processuali(nelle
ipotesi quindi di “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e
grafico”, “motivazione apparente”, “contrasto irriducibile tra affermazioni
inconciliabili” e” motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”,
esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” di
motivazione).

soccombenza.
P.Q.M.
La Corte respinge il ricorso; condanna la ricorrente alle spese, liquidate in euro
3000,00, oltre euro 100,00 per esborsi; oltre spese forfettarie ed accessori di
legge.
Ai sensi dell’art.13, comma 1 quater del d.p.r. 115 del 30/5/2002, dà atto
della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente,
dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il
ricorso principale, a norma del comma 1 bis dello stesso articolo 13.
Così deciso in Roma, in data 5 dicembre 2017
Il Presidente
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Va pertanto conclusivamente respinto il ricorso; le spese seguono la

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