Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29834 del 20/11/2018

Cassazione civile sez. III, 20/11/2018, (ud. 19/06/2018, dep. 20/11/2018), n.29834

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. CIGNA Mario – Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere –

Dott. FIECCONI Francesca – Consigliere –

Dott. MOSCARINI Anna – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1992/2017 proposto da:

C.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEGLI

SCIPIONI 268-A, presso lo studio dell’avvocato ALESSIO PETRETTI,

rappresentato e difeso dall’avvocato ADAMO DE RINALDIS giusta

procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

ZURICH INSURANCE PUBLIC LIMITED COMPANY RAPPRESENTANZA GENERALE PER

L’ITALIA, in persona del procuratore speciale dott. M.M.,

elettivamente domiciliata in ROMA, LARGO UGO BARTOLOMEI 5, presso lo

studio dell’avvocato GIUSEPPE FLAMMIA, rappresentata e difesa dagli

avvocati ALBERTO FRANCHI, CARLO CLEMENTINI giusta procura in calce

al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2281/2016 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 07/06/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

19/06/2018 dal Consigliere Dott. ANNA MOSCARINI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Ca.Ma., a seguito del danneggiamento della propria autovettura causata da una grandinata verificatasi in (OMISSIS) in data (OMISSIS), presentò denuncia di sinistro alla compagnia di assicurazioni Zurich Insurance Public Limited Company, a seguito della quale i danni vennero quantificati in Euro 7.886,65. A causa della mancata tempestività della compagnia nel liquidare il danno, il Ca. cedette il proprio credito all’avv. C. conferendogli contestuale mandato a provvedere alla riparazione dei danni subiti. L’avv. C. citò la Zurich davanti al Tribunale di Como per sentir accertare l’esistenza del diritto di credito del Ca. nei confronti della convenuta e l’efficacia della cessione, con condanna della compagnia a pagare l’importo dovuto.

La compagnia, costituendosi in giudizio, eccepì l’invalidità dell’atto di cessione ai sensi dell’art. 1261 c.c., stante la natura litigiosa del credito, chiese il rigetto della domanda o, in via subordinata, l’accoglimento in misura ridotta. Il Tribunale di Como, con sentenza del 2014, condannò la Zurich a pagare l’importo di Euro 6.737,09, oltre interessi legali e spese del grado.

La Corte d’Appello di Milano, adita da Zurich, con sentenza n. 2281 del 7/6/2016, per quel che ancora rileva in questa sede, ha accolto l’appello ritenendo che il credito ceduto fosse qualificabile quale credito litigioso e non cedibile ai sensi dell’art. 1261 c.c., da estendersi a tutti i crediti sui quali fosse insorta una qualunque controversia anche se non ancora sfociata in controversia giudiziale. Nel caso di specie il Ca. aveva sia operato una cessione del credito al C., sia conferito al medesimo un mandato professionale di consulenza ed assistenza legale, con procura alle liti, perchè lo rappresentasse in giudizio nei confronti di Zurich. Sulla base di questi presupposti il giudice ha ritenuto essere più confacente alla ratio dell’art. 1261 c.c., un’interpretazione estensiva della disciplina travalicante il dato testuale che ne limita l’efficacia ai soli crediti sui quali sia già sorta una contestazione davanti l’autorità giudiziaria. Dichiarata la nullità dell’atto di cessione, ha pertanto rigettato la domanda di C. nei confronti di Zurich, con le conseguenze sulle spese del doppio grado del giudizio.

Avverso la sentenza l’avv. C. propone ricorso per cassazione affidato ad un unico motivo. La Zurich Insurance Public Limited Company resiste con controricorso, illustrato da memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con l’unico motivo il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 1261 c.c., comma 1, artt. 12 e 14preleggi, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, nella parte in cui la sentenza ha interpretato estensivamente l’art. 1261 c.c., affermando la natura litigiosa del credito ceduto, anche in assenza di una controversia già incardinata davanti all’autorità giudiziaria.

L’interpretazione estensiva della norma ai crediti per i quali non sia ancora insorta controversia avanti all’autorità giudiziaria sarebbe illegittima, sia per contrasto con la lettera e la ratio dell’art. 1261 c.c., sia per contrasto con il divieto di analogia delle norme eccezionali di cui all’art. 14 preleggi, quale quella, contenuta nell’art. 1261 c.c., relativa alla incedibilità dei crediti.

1.1 Il motivo è infondato. La sentenza appare pienamente conforme alla ratio dell’art. 1261 c.c., che consiste nell’evitare che, attraverso la cessione del credito per il quale è sorta contestazione davanti all’autorità giudiziaria, si possa creare una situazione di conflitto di interessi tra il cedente ed il cessionario.

E’ vero che la giurisprudenza di questa Corte richiede che sia sorta una specifica controversia davanti all’autorità giudiziaria con riguardo a quel credito (Cass., 3, n. 11144 del 16/7/2003) ma è altresì del tutto coerente con la ratio della disposizione che il caso in esame sia sussunto nella fattispecie dell’art. 1261 c.c. Come evidenziato dalla Corte territoriale l’avv. C. si è reso cessionario di un credito litigioso avendo accettato, oltre alla cessione del credito, anche una specifica procura alle liti per avviare l’azione di recupero di detto credito presso la compagnia di assicurazioni morosa. Ne consegue che l’interpretazione del sintagma “diritti sui quali è sorta contestazione” disposta dalla Corte d’Appello di Milano in modo estensivo, è coerente con il cumulo, nella stessa persona, della qualità di cessionario del credito e di legale incaricato del recupero del medesimo in sede giudiziaria e con la ratio legis dell’art. 1261 c.c., diretta ad impedire la speculazione sulle liti da parte dei soggetti in essa contemplati.

La Corte d’Appello ha correttamente utilizzato il criterio dell’interpretazione estensiva che, lungi dal determinare l’applicazione analogica della disciplina di un caso regolato ad un caso non regolato connotato da una somiglianza rilevante, resta nei limiti dell’interpretazione secondo la ratio legis, cioè secondo l’intenzione del legislatore che può essere estesa o ristretta dall’interprete sulla base della peculiarità del caso sussunto.

E’ noto che l’interpretazione della ratio legis, o dello scopo della disposizione o dell’intenzione del legislatore è criterio previsto dall’art. 12 preleggi, quale complemento indefettibile dell’interpretazione letterale o secondo il significato delle parole, non essendo l’interprete libero di fermarsi al solo criterio dell’interpretazione letterale ma essendo vincolato ad attribuire, alle parole utilizzate dal testo della disposizione, il senso che risulta dall’intenzione del legislatore, tra i due criteri non sussistendo alcuna gerarchia ma piena osmosi.

2. Conclusivamente il ricorso va rigettato; ricorrono particolari ragioni per compensare tra le parti le spese del giudizio di cassazione. Si dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e ritiene sussistere particolari ragioni per compensare tra le parti le spese del giudizio di cassazione. Si dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Terza Civile, il 19 giugno 2018.

Depositato in Cancelleria il 20 novembre 2018

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