Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2983 del 01/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 01/02/2022, (ud. 10/12/2021, dep. 01/02/2022), n.2983

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI MARZIO Mauro – Presidente –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – rel. Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 33354-2019 proposto da:

R.D., domiciliato presso la cancelleria della CORTE DI

CASSAZIONE, PIAZZA CAVOUR, ROMA, rappresentato e difeso

dall’avvocato SABRINA MOLINAR MIN;

– ricorrente –

contro

C.P.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 1341/2019 del TRIBUNALE di TORINO, depositata

il 19/03/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 10/12/2021 dal Consigliere Relatore Dott. LOREDANA

NAZZICONE.

 

Fatto

RILEVATO

– che viene proposto ricorso per cassazione, per un motivo, avverso la sentenza in data 19 marzo 2019 del Tribunale di Torino, la quale ha respinto l’impugnazione contro la sentenza n. 181/2017 del Giudice di pace di Pinerolo, che a sua volta aveva rigettato l’opposizione al decreto ingiuntivo, concesso per Euro 4.048,53, oltre accessori, su istanza di C.P. contro R.D., in relazione al pagamento del residuo saldo del prezzo di una compravendita di quota sociale;

– che l’intimato non ha svolto difese;

– che sono stati ritenuti sussistenti i presupposti ex art. 380-bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

– che la sentenza impugnata, per quanto qui rileva, ha ritenuto che, in caso di cessione di partecipazione sociale, anche di società personale, obbligato al pagamento del prezzo è il socio cessionario, non la società: invero, non si possono confondere scioglimento del rapporto sociale per recesso del socio e cessione o compravendita della quota sociale; e, nella specie, risulta che con rogito del (OMISSIS) il signor C. ha ceduto la quota sociale nella Ingros s.n.c. agli altri tre soci, ivi compreso il signor R., ed in forza di tale atto negoziale questi è dunque obbligato al pagamento del prezzo concordato; tale negozio, ha aggiunto il Tribunale, è chiaramente denominato “cessione di quote” e dispone, senza equivoci, che i tre soci G., R. e T. acquistavano proporzionalmente parte della quota del socio uscente C., obbligandosi ciascuno a pagare la somma di Euro 7.548,53, a rate mensili; dunque, il giudice di pace ha correttamente escluso che la successiva cessione della quota del R. in favore degli altri due soci lo abbia in sé liberato dal pagamento del prezzo ancore da corrispondere all’originario cedente;

– che l’unico motivo deduce la violazione o falsa applicazione degli artt. 2193,2267,2268,2285,2289,2290 e 2300 c.c., per il fatto che l’odierno intimato è uscito dalla società non mediante cessione della quota al ricorrente, ma con recesso dalla società, e, pertanto, il pagamento della liquidazione della quota spetta alla società stessa, non ad esso ricorrente; ciò emerge chiaramente dai documenti prodotti e dalle missive del socio uscente;

– che il ricorso è inammissibile;

– che, invero, il ricorrente, senza affatto confrontarsi con la motivazione della sentenza impugnata, continua ad insistere che si trattava di un recesso e non di una cessione di quota, e che egli non debba più niente corrispondere al cedente, dovendo pagare la società, alla stregua dei documenti prodotti: ma si tratta, all’evidenza, di un motivo che non propone nessuna critica di diritto alla decisione impugnata, vertendo unicamente sul tentativo di ripetere, in questa sede, un inammissibile giudizio di fatto;

– che non occorre provvedere sulle spese, non svolgendo difese l’intimato;

– che va emessa la dichiarazione di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, come novellato dalla L. n. 228 del 2012.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, come modificato dalla L. n. 228 del 2012, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello richiesto, se dovuto, per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 10 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 1 febbraio 2022

 

 

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