Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29824 del 12/12/2017


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 29824 Anno 2017
Presidente: D’ASCOLA PASQUALE
Relatore: GIUSTI ALBERTO

Data pubblicazione: 12/12/2017

ORDINANZA
sul ricorso 20494-2016 proposto da:
MORESCO BRUNO, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
PIETRO DE CRISTOFARO, 40, presso lo studio dell’Avvocato
MARIANTONIETTA SAFFIOTI, rappresentato e difeso
dall’Avvocato FERDINANDO DE LEONARDIS;
– ricorrente contro
FANTIN BRUNO, rappresentato e difeso dall’Avvocato RUDY
CORTESE;
– controrkorrente nonché contro
COMUNE DI MAROSTICA, MORESCO CARLA;
– intimati –

t3A

avverso la sentenza n. 1609/2015 della CORTE D’APPELLO di
VENEZIA, depositata il 23/06/2015.

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

Ritenuto

che Giorgio Moresco, con citazione notificata nel

dicembre 2005, conveniva in giudizio Bruno Fantin, proprietario del
fondo limitrofo al suo, lamentando che questi aveva collocato sul
sedime del fondo di proprietà di esso attore un cancello d’accesso al
suo immobile ed aperto una porta che dal suo edificio affacciava
sempre sul predio di esso attore, costituente servitù;
che si costituiva il Fantin, resistendo;
che veniva chiamato in causa il Comune di Marostica;
che nel corso del giudizio interveniva, quale nuovo titolare del
bene attoreo, il Trust Villa, in persona di Bruno Moresco, suo trustee;
che con sentenza in data 4 febbraio 2013 il Tribunale di Bassano
del Grappa rigettava le domande;
che la Corte d’appello di Venezia, con sentenza resa pubblica
mediante deposito in cancelleria il 23 giugno 2015, ha rigettato
l’appello di Bruno Moresco, in proprio e quale trustee del Trust Villa;
che per la cassazione della sentenza della Corte d’appello il
Moresco, in qualità di trustee del Trust Villa, ha proposto ricorso, con
atto notificato il 22 luglio 2016, sulla base di due motivi;
che il Fantin ha resistito con controricorso, mentre gli altri intimati
non hanno svolto attività difensiva in questa sede;
che la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis cod. proc. civ.,
è stata notificata alle parti, unitamente al decreto di fissazione
dell’adunanza in camera di consiglio;
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26/10/2017 dal Consigliere ALBERTO GIUSTI.

che nessuna delle parti ha depositato memoria.
Considerato che il primo mezzo denuncia violazione e falsa
applicazione dell’art. 90 cod. proc,. civ. (ora art. 8 del d.P.R. 30 maggio
2002, n. 115) e degli artt. 1292 e 1294 cod. civ., con riguardo al regime
di regolamentazione del pagamento del compenso al c.t.u.;

erroneamente posto “tale obbligazione all’appellante in quanto parte
richiedente ed interessata”; sarebbe errata “la mancata ammissione del
mezzo istruttorio, non essendo consentito in ipotesi di compensi ad un
c.t.u. posti a carico indistintamente e genericamente di tutte le parti ai
sensi del combinato disposto degli artt. 1292 e 1294 cod. civ., al
giudice di appello di escludere i convenuti dall’ambito di operatività
dell’ordinanza ammissiva, ritenendo trattarsi di ipotesi diversa e non
conforme alla normativa sulla liquidazione delle spese”;
che il motivo è inammissibile perché non coglie la ratio decidendi;
che infatti, non è qui in discussione — come sostiene il ricorrente —
il fatto se “ciascuno dei soggetti che rivestiva la qualità di parte fosse
obbligato per l’intero” e se pertanto ricorresse una ipotesi di
“solidarietà”;
che più semplicemente, la Corte d’appello — facendo puntuale
applicazione dell’art. 8 del d.P.R. n. 115 del 2002, che onera ciascuna
parte ad anticipare le spese per gli atti necessari al processo quando
l’anticipazione è posta a suo carico della legge o dal magistrato — ha
rilevato che la consulenza tecnica per descrivere la situazione dei
luoghi, che era stata ammessa, non è stata espletata perché nessuna
delle parti ritenne di versare la somma disposta dal Tribunale a titolo
d’anticipo per il consulente, e tanto nonostante numerosi rinvii
all’uopo disposti;

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che ad avviso del ricorrente, la sentenza impugnata avrebbe

che in questo contesto, correttamente la Corte di Venezia ha
affermato che la consulenza tecnica non è stata espletata per scelta
della parte interessata, la quale, omettendo di versare il disposto
anticipo, ha mostrato disinteresse per il mezzo istruttorio;
che nel prospettare la censura sul rilievo che “in ordine al

del processo invece proprio la solidarietà negata dal giudice di
appello”, il ricorrente non si confronta adeguatamente con la ratio della
sentenza d’appello, che è quella di ritenere preclusa la richiesta di
espletamento della consulenza tecnica “senza … rimuovere l’ostacolo
— non volontà di versare l’anticipo — che ne impedì l’assunzione in
prime cure” (“il Moresco nemmeno si afferma pronto a versare
l’anticipo al consulente, sicché in difetto di tale, almeno, manifestata
volontà, l’ammissione della consulenza si rivelerebbe, come in prime
cure, mero espediente dilatorio”);
che il secondo motivo denuncia omesso esame circa un fatto
decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti
per violazione degli artt. 100, 101, 102, 111 e 112 cod. proc. civ. e 2909
cod. civ., in relazione all’art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ.,
lamentando che la Corte d’appello abbia omesso di ritenere parte della
causa il Trust Villa, intervenuto in giudizio con comparsa di
costituzione quale successore a titolo particolare di Giorgio Moresco;
che il motivo di ricorso è inammissibile, perché del tutto
disallineato rispetto alla ratio che sostiene la decisione impugnata,
basata sul rilievo: (a) che Giorgio Moresco e il Trust Villa ebbero a
chiedere la restituzione da parte del possessore del proprio bene; (b)
che “quindi doveva esser fornita la prova rigorosa del vantato diritto
reale, non attenuata dalla svolta domanda riconvenzionale fondata
sull’usucapione svolta dal Fantin”; (c) che “parte appellante riconosce
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pagamento dei compensi ai consulenti tecnici sussiste tra tutte le parti

di non avere fornito la prova, di cui era onerato l’asserito titolare della
proprietà su bene posseduto da altri, tanto che impetra per
l’ammissione della prova orale, … tesa a dimostrare
inammissibilmente — il diritto di proprietà in capo suo”;
che il proposto ricorso è, quindi, inammissibile;

soccombenza;
che ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater del d.P.R. n. 115 del 2002
(inserito dall’art. 1, comma 17, della legge n. 228 del 2012), applicabile

ratione temporis (essendo stato il ricorso proposto successivamente al 30
gennaio 2013), ricorrono i presupposti per il raddoppio del versamento
del contributo unificato da parte del ricorrente, a norma del comma 1-

bis dello stesso art. 13.
P. Q. M.
dichiara il ricorso inammissibile;
condanna il ricorrente al rimborso delle spese processuali sostenute dal
controricorrente, liquidate in complessivi curo 2.200, di cui euro 2.000
per compensi, oltre a spese generali e ad accessori di legge;
dichiara — ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater del d.P.R. n. 115/02,
inserito dall’art. 1, comma 17, della legge n. 228/12 — la sussistenza dei
presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore
importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il
ricorso, a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sesta-2 Sezione
Civile, il 26 ottobre 2017.
Il Presidente

che le spese processuali, liquidate come da dispositivo, seguono la

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