Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29821 del 12/12/2017


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 29821 Anno 2017
Presidente: D’ASCOLA PASQUALE
Relatore: ORILIA LORENZO

ORDINANZA
sul ricorso 26639-2016 proposto da:

SPI CI

SRI„ in persona dell’Amministratore Unico e legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in RONI 1 VIA
1. BAIAMONTI 4, presso lo studio dell’avvocato RENATO
AMATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente contro
l’ALLINIENTO L’EUROPA SRI„ in persona del Curatore nominato,
elettivamente domiciliato in ROMA PL17.7ALI DON NIINZONI 9,
presso lo studio dell’avvocato ANTONINO GALLETTI, che lo
rappresenta e difende unitamente all’avvocato MARCO DELUCCHI
.

1 BARONI;

controricorrente

Data pubblicazione: 12/12/2017

avverso la sentenza n. 932/2016 della coRTE D’APPELLO di
GENOVA, depositata il 15/09/2016;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 26/10/2017 dal Consigliere Dott. LORENZO

ORIL1A.

Ric. 2016 n. 26639 sez. M2 – ud. 26-10-2017
-2-

RICORSO N. 26639/2016

RAGIONI IN FATTO E DIRITTO DELLA DECISIONE
1 Con sentenza 15.9.2016 la Corte d’Appello di Genova ha
dichiarato inammissibile il gravame proposto da Speci srl contro la
sentenza del Tribunale di Chiavari n. 176/09 che l’aveva condannata
al pagamento di una somma di danaro in favore dell’attore (il
Fallimento L’Europea srl) quale corrispettivo di appalto.

che la sentenza di primo grado era stata correttamente notificata
presso la cancelleria del giudice a quo in applicazione dell’art. 82 RD n.
37/1934 (considerata l’elezione di domicilio da parte della convenuta
fuori della circoscrizione del Tribunale di Chiavari) e che al momento
della notifica dell’appello era decorso il termine breve di trenta giorni
previsto dal codice di rito.
2 Contro tale pronuncia la Speci srl ricorre per cassazione.
Resiste con controricorso il Curatore del Fallimento.
Il relatore ha formulato proposta di manifesta infondatezza del
ricorso.
La ricorrente ha depositato memoria.
3 Con l’unico motivo di ricorso si deduce violazione o falsa
applicazione di norme di diritto in relazione all’art. 82 del RD n.
37/1934, 170 e 325 cpc. La ricorrente premette di avere conferito in
primo grado mandato a due difensori; osserva quindi che la notifica
della sentenza di primo grado presso la Cancelleria del Tribunale di
Chiavari, imposta dall’art. 82 del RD n. 37/1934 (stante l’elezione di
domicilio dei due difensori in Genova e quindi fuori della sede del
giudice adito) avrebbe dovuto essere indirizzata non solo all’avv.
Salanitro, ma anche all’avv. Amato del foro di Roma con relata
indirizzata ad entrambi oppure con due distinte notificazioni indirizzate
a ciascuno di essi; diversamente – sostiene la ricorrente – risulterebbe
violato il diritto di uno dei due (quello pretermesso dalla notifica) alla
legittima conoscenza della notificazione avvenuta in cancelleria, di fatto
impedita dalla impossibilità di verificare l’esistenze di notificazioni

Per giungere a tale soluzione, la Corte territoriale ha osservato

RICORSO N. 26639/2016

avvenute a suo nome in cancelleria.
Il ricorso – contro una sentenza emessa all’esito di un giudizio di
appello promosso nel luglio 2009 – è manifestamente infondato perché
non si confronta col principio, affermato dalla sezioni unite in tema di
comunicazione di cancelleria ai sensi dell’art. 377 c.p.c. – ma
certamente estensibile ad ogni forma di comunicazione e notificazione

cui la nomina di una pluralità di procuratori, ancorché non
espressamente prevista nel processo civile, è certamente consentita,
non ostandovi alcuna disposizione di legge e fermo restando il carattere
unitario della difesa; tuttavia, detta rappresentanza tecnica,
indipendentemente dal fatto che sia congiuntiva o disgiuntiva, esplica
nel lato passivo i suoi pieni effetti rispetto a ciascuno dei nominati
procuratori, mentre l’eventuale carattere congiuntivo del mandato
professionale opera soltanto nei rapporti tra la parte ed il singolo
procuratore, onerato verso la prima dell’obbligo di informare l’altro o gli
altri procuratori. Ne consegue la sufficienza della comunicazione ex art.
377 cod. proc. civ. ad uno solo dei procuratori costituiti (cfr. Sez. U,
Sentenza n. 12924 del 09/06/2014 Rv. 631184; v. altresì Sez. 6 – 3,
Ordinanza n. 18622 del 22/09/2016 Rv. 642128).
Nel caso di specie, come riporta lo stesso ricorso a pag. 5, la
Speci srl nella comparsa di risposta del giudizio di primo grado risultava
“rappresentata e difesa dall’avv. Renato Amato del Foro di Roma,
unitamente all’avv. David Salanitro, sia congiuntamente che
disgiuntamente, ed elettivamente dom.ta presso lo studio del secondo
in 16121 – Genova, alla via I. Frugoni n. 3/2”
Pertanto, essendo pacifico – oltre che documentato- il fatto che
entrambi i difensori esercitavano il loro ufficio fuori della circoscrizione
del Tribunale di Chiavari ed avevano eletto domicilio in luogo diverso
dalla sede dell’autorità giudiziaria adita (non in Chiavari, ma in Genova,
presso lo studio del secondo, come si è detto), in applicazione del citato
principio era sufficiente, ai fini della decorrenza del termine breve per

induttiva del decorso di termini o impositiva di adempimenti – secondo

,

RICORSO N. 26639/2016

impugnare, la notificazione della sentenza ad uno solo dei
difensori (l’avv. Salanitro) nel domicilio stabilito ex lege in casi del
genere secondo la previsione dell’art. 82 del RD n. 37/1934: cancelleria
del Tribunale di Chiavari.
Non può infatti trovare applicazione nella presente fattispecie il
principio affermato da Sez. U, Sentenza n. 10143 del 20/06/2012 Rv.

modifiche degli artt. 125 e 366 cod. proc. civ., apportate dall’art. 25
della legge 12 novembre 2011, n. 183, esigenze di coerenza
sistematica e d’interpretazione costituzionalmente orientata inducono a
ritenere che, nel mutato contesto normativo, la domiciliazione “ex lege”
presso la cancelleria dell’autorità giudiziaria, innanzi alla quale è in
corso il giudizio, ai sensi dell’art. 82 del r.d. n. 37 del 1934, consegue
soltanto ove il difensore, non adempiendo all’obbligo prescritto dall’art.
125 cod. proc. civ. per gli atti di parte e dall’art. 366 cod. proc. civ.
specificamente per il giudizio di cassazione, non abbia indicato
l’indirizzo di posta elettronica certificata comunicato al proprio ordine:
qui si discute di elezione di domicilio relativa ad un giudizio di appello
proposto nel luglio del 2009 e quindi ben prima delle citate modifiche
legislative (ed anche priva della indicazione dell’indirizzo di posta
elettronica).
Da quanto esposto consegue che, essendo stata correttamente
notificata la sentenza di primo grado all’avv. Salanitro in Cancelleria in
data 7.4.2009, da questa data decorrevano i trenta giorni previsti
dall’artt. 325 cpc per l’appello e quindi appare ineccepibile la
declaratoria di inammissibilità del gravame proposto solo il 27.7.2009.
Il ricorso va dunque respinto con addebito di ulteriori spese alla
ricorrente e trattandosi di impugnazione proposta successivamente al
30 gennaio 2013, sussistono le condizioni per dare atto — ai sensi
dell’art. 1, comma 17, della legge 24 dicembre 2012, n. 228
(Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello
Stato-Legge di stabilità 2013), che ha aggiunto il comma 1 -quater

622883 secondo cui a partire dalla data di entrata in vigore delle

RICORSO N. 26639/2016

all’art. 13 del testo unico di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115
— della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte della
ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a
quello dovuto per la stessa
P.Q.M.
la Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle

200,00 per esborsi oltre accessori di legge oltre accessori di legge nella
misura del 15%.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1 – quater, del D.P.R. n. 115 del 2002,
inserito dall’art.1,comma 17, della legge n. 228 del 2012, dichiara la
sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente,
dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto
per il ricorso, a norma del comma 1 -bis dello stesso art. 13.
Roma, 26.10.2017.

Il Presidente

(/(

spese del giudizio di legittimità che si liquidano in C. 5.700,00 di cui C.

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