Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29807 del 18/11/2019

Cassazione civile sez. VI, 18/11/2019, (ud. 12/04/2019, dep. 18/11/2019), n.29807

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14365-2018 proposto da:

B.G., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR

presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato VINCENZO GIULIANO;

– ricorrente –

contro

SOCIETA’ GENERALI ITALIA SPA, in persona del procuratore speciale pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA LUCREZIO CARO 62,

presso lo studio dell’avvocato VALENTINO FEDELI che la rappresenta e

difende;

– resistente –

avverso la sentenza n. 11626/2017 del TRIBUNALE di NAPOLI, depositata

il 24/11/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 12/04/2019 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONELLA

PELLECCHIA.

Fatto

RILEVATO

che:

1. Nel luglio 2012 B.G., mentre era alla guida di un ciclomotore, veniva tamponato da un’autovettura rimasta ignota, cadendo rovinosamente al suolo e riportando gravi lesioni personali.

Il danneggiato, che medio tempore aveva sporto querela contro ignoti, conveniva in giudizio la Generali Italia spa, in qualità di Fondo di garanzia per le vittime della strada, per essere ristorato dei nocumenti patiti.

Con sentenza 2986/2015, il Giudice di pace di Napoli rigettava la domanda attorea, ritenendo non provato l’evento per la contraddittorietà della documentazione acquisita, dalla quale risultava che il B. fosse accidentalmente caduto dal ciclomotore.

2. Parte soccombente proponeva appello avverso la pronuncia di prime cure.

Con sentenza 11626/2017, pubblicata il 24/11/2017, il Tribunale di Napoli integrando la motivazione del primo grado rigettava il gravame, ritenendo non raggiunta la prova che il veicolo fosse rimasto sconosciuto per fatto non imputabile all’appellante. In particolare, il Giudicante rilevava che la tardività della querela (sporta ad oltre due mesi dal fatto), priva, peraltro, della indicazione dei testimoni poi intimati nel giudizio innanzi al Gdp, fosse indicativa della negligenza del danneggiato nel consentire un’agevole individuazione del danneggiante; parimenti, si esaltava il valore indiziario della mancata indicazione della causa dell’incidente stradale, rinvenendosi nel referto di pronto soccorso un generico riferimento al sinistro, senza ulteriori specificazioni.

3. B.G. propone ricorso per cassazione, sulla base di due motivi. La Società Generali Italia s.p.a. ha depositato un atto denominato “memoria” fuori dai termini per il deposito del controricorso.

4. E’ stata depositata in cancelleria ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., e regolarmente notificata ai difensori delle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza, la proposta di inammissibilità del ricorso. Il ricorrente ha depositato memoria fuori dai termini previsti dall’art. 378 c.p.c., perchè depositata l’8 aprile 2019.

Diritto

CONSIDERATO

che:

5. A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, reputa il Collegio, con le seguenti precisazioni di condividere la proposta del relatore.

6.1. Con il primo motivo parte ricorrente si duole dell’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, che è stato oggetto di discussione tra le parti, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5; in particolare, lamenta l’omesso esame del rilievo per cui:

– il B., al momento del suo arrivo al pronto soccorso, non era in grado di rilasciare dichiarazioni, stante la gravità delle condizioni in cui versava

– il B. impugnava nella querela sporta innanzi alla Procura della Repubblica le dichiarazioni riversate dai sanitari nei referti ospedalieri.

6.2. Con il secondo motivo il ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione dell’art. 1176 c.c., art. 124 c.p., art. 283 C.d.A; il Tribunale si sarebbe determinato nel senso del rigetto del gravame sulla base di meri indizi emersi dal processo, ignorando completamente le prove poste a fondamento della domanda attorea.

7. Il ricorso è inammissibile e stante la comunanza dell’oggetto le due doglianze possono essere esaminate congiuntamente.

Innanzitutto lo è per violazione dell’art. 366 c.p.c., n. 6. E’ principio consolidato di questa Corte che in tema di ricorso per cassazione, l’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, novellato dal D.Lgs. n. 40 del 2006, oltre a richiedere l’indicazione degli atti, dei documenti e dei contratti o accordi collettivi posti a fondamento del ricorso, esige che sia specificato in quale sede processuale il documento risulti prodotto; tale prescrizione va correlata all’ulteriore requisito di procedibilità di cui all’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, per cui deve ritenersi, in particolare, soddisfatta: a) qualora il documento sia stato prodotto nelle fasi di merito dallo stesso ricorrente e si trovi nel fascicolo di esse, mediante la produzione del fascicolo, purchè nel ricorso si specifichi che il fascicolo è stato prodotto e la sede in cui il documento è rinvenibile; b) qualora il documento sia stato prodotto, nelle fasi di merito, dalla controparte, mediante l’indicazione che il documento è prodotto nel fascicolo del giudizio di merito di controparte, pur se cautelativamente si rivela opportuna la produzione del documento, ai sensi dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, per il caso in cui la controparte non si costituisca in sede di legittimità o si costituisca senza produrre il fascicolo o lo produca senza documento; c) qualora si tratti di documento non prodotto nelle fasi di merito, relativo alla nullità della sentenza od all’ammissibilità del ricorso (art. 372 p.c.), oppure di documento attinente alla fondatezza del ricorso e formato dopo la fase di merito e comunque dopo l’esaurimento della possibilità di produrlo, mediante la produzione del documento, previa individuazione e indicazione della produzione stessa nell’ambito del ricorso (Cass. S.U. n. 7161/2010; Cass. S.U. n. 28547/2008). Pertanto, come, la mancanza di una sola delle indicazioni (cfr. pag. 6,7 e 8 del ricorso) rende il ricorso inammissibile (Cass. n. 19157/12; Cass. n. 22726/11; Cass. n. 19069/2011).

Nel caso di specie i pretesi fatti omessi sono individuati sulla base di emergenze di documenti riguardo ai quali, se si provvede alla loro riproduzione, si omette di localizzare se e dove vennero introdotti nel giudizio di merito e se e dove siano stati prodotti in questo giudizio di legittimità, nonchè anche di individuare se e dove fossero stati prospettati ai giudici di merito e segnatamente a quello di appello.

E per quanto riguarda il primo motivo si ricorda, in proposito, che “L’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, riformulato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, introduce nell’ordinamento un vizio specifico denunciabile per cassazione, relativo all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia). Ne consegue che, nel rigoroso rispetto delle previsioni dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, e art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, il ricorrente deve indicare il “fatto storico”, il cui esame sia stato omesso, il “dato”, testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, il “come” e il “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e la sua “decisività”, fermo restando che l’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sè, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorchè la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie.” (Cass., Sez. Un., n. 8053 e 8054 del 2014).

Inoltre la doglianza formulata dal ricorrente, oltre ad eccedere i limiti contenutistici del giudizio di legittimità, risulta formulata in modo generico. Ed invero, sebbene si rimarchi ripetutamente la decisività del fatto ai fini del diverso esito del giudizio, non si chiarisce nè come nè quando lo stesso abbia costituito oggetto di discussione tra le parti.

In ultimo, è d’uopo rimarcare che il vizio di cui all’art. 360, n. 5, è dedotto, dunque, in modo del tutto inidoneo.

Per quanto riguarda, ancora, il secondo motivo, esso dietro l’evocazione della violazione di norme di diritto, si concreta in una mera manifestazione di dissenso dalla valutazione della quaestio facti, così sollecitando un controllo della relativa motivazione del tutto al di fuori dei limiti consentiti vigente l’art. 360 c.p.c., n. 5.

Il ricorso per cassazione introduce un giudizio di legittimità, in cui la Corte è chiamata a verificare la coerenza logico giuridica della decisione impugnata.

Ne deriva che esula dalle competenze del Giudice di legittimità la valutazione dei fatti oggetto di lite, il cui esame costituisce competenza esclusiva del Giudice di merito.

Orbene, il ricorso qui formulato è manifestamente diretto ad ottenere una nuova valutazione di merito, limitandosi il ricorrente a censurare valutazioni puramente fattuali, attinenti alla (libera) valutazione delle prove, che, come si è ricordato, è oggetto di competenza esclusiva del Giudice di merito.

In particolare, l’interpretazione degli elementi di prova acquisiti al giudizio integra gli estremi di un’attività libera e discrezionale, ma non arbitraria, dovendo il Giudicante render conto in motivazione delle ragioni della propria determinazione. E’ evidente che il Tribunale abbia fornito adeguata motivazione intorno al rigetto del gravame, stante la contraddittorietà del contenuto delle documentazioni acquisite rispetto alle pretese avanzate dall’odierno ricorrente; divergenze tali da indurre ragionevolmente a ritenere non provata la domanda attorea, fondante sull’assunta causazione del sinistro ad opera della condotta di terzi non identificati.

8. Non occorre disporre sulle spese in considerazione del fatto che Le Generali hanno depositato il controricorso tardivamente, e conseguentemente è inammissibile. Infatti risulta notificato il 9 luglio 2018, mentre il ricorso è stato notificato il 3 maggio 2018.

P.Q.M.

la Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del citato art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta-ter Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 12 aprile 2019.

Depositato in Cancelleria il 18 novembre 2019

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