Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29797 del 12/12/2017


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Civile Ord. Sez. 1 Num. 29797 Anno 2017
Presidente: TIRELLI FRANCESCO
Relatore: MARULLI MARCO

sul ricorso 11508/2012 proposto da:
Gentilesca Rocco, Troiano Carmela, elettivamente domiciliati in
Roma, Via dei Villini n.15, presso lo studio dell’avvocato Miraglia
Michele, rappresentati e difesi dall’avvocato Tucci Michele, giusta
procura in calce al ricorso;
– ricorrenti contro
Comune di Ruoti, in persona del Sindaco pro tempore,
elettivamente domiciliato in Roma, Viale Mazzini n.145, presso lo
studio dell’avvocato Tepedino Giuseppe, rappresentato e difeso
dall’avvocato Lo Sasso Giovanni, giusta procura a margine del
controricorso;

Data pubblicazione: 12/12/2017

- controricorrente avverso la sentenza n. 296/2011 della CORTE D’APPELLO di
POTENZA, depositata il 01/12/2011;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

FATTI DI CAUSA
1 Rocco Gentilesca e Troiano Carmela ricorrono per cassazione
avverso l’epigrafata sentenza della Corte di Appello di Potenza che,
respingendo il gravame, ha confermato l’impugnata decisione di
primo grado e negato il diritto dei medesimi a conseguire il saldo del
contributo riconosciuto alla Troiano ed erogato al Gentilesca per la
ricostruzione, su un immobile di quest’ultimo, di un fabbricato della
prima andato distrutto a seguito degli eventi sismici del novembre
1980.
Il giudice territoriale, ritenuto ininfluente l’argomento degli appellanti
circa l’intervenuta ultimazione dell’opera, ha motivato il pronunciato
rigetto con la considerazione che, essendo stata revocata la
pregressa autorizzazione all’utilizzazione del contributo già concesso
per la riedificazione su altro sito (località Costa del Canneto) del
fabbricato andato distrutto in contrada Santa Croce non ricorrendo
nella specie i presupposti previsti dall’art. 10 D.Igs. 30 marzo 1990,
n. 76 (nella specie l’immobile non era in costruzione al momento del
sisma e l’intervento realizzando non era conforme alla destinazione
urbanistica), erano venute meno le condizioni che davano titolo alla
concessione della provvidenza ed il relativo atto doveva essere
impugnato davanti al giudice amministrativo
Il mezzo proposto si vale di sette motivi ai quali resiste il Comune
intimato con controricorso.
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28/06/2017 dal cons. MARULLI MARCO.

RAGIONI DELLA DECISIONE
2.1. Con il primo, il secondo ed il terzo motivo di ricorso gli
impugnanti lamentano l’erroneità dell’opposto deliberato per
contrarietà al principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato,
avendo il giudice d’appello omesso di pronunciarsi circa l’eccepita

decisione sulla revoca della concessione, a ragioni non oggetto di
devoluzioni ed avendo riformato in peius la decisione di primo grado.
2.2. I detti motivi, che sono esaminabili congiuntamente in quanto
afferenti al medesimo tema di diritto, sono infondati non
rispecchiando la verità del decisum.
Lungi invero dall’omettere di pronunciarsi sulla circostanza
dell’avvenuta ultimazione dei lavori, il giudice d’appello,
esaminandola e dunque non ignorandola, ha ritenuto di disattenderla
giudicandola ininfluente ai fini della propria decisione, intesa
rettamente a valorizzare non già il fatto compiuto – peraltro pure
sconfessato dalla decisione di primo grado – ma l’insussistenza delle
condizioni richieste dalla legge ai fini della concessione.
Né determinandosi in tal senso il predetto giudice ha irritualmente
esteso il perimetro della cognizione a temi di indagine non oggetto di
devoluzione, atteso che il Comune, costituendosi in appello, aveva
insistito a termini dell’art. 346 cod. proc. civ., nelle eccezioni già
sollevate in primo grado, ove appunto si era opposto che il diniego
del contributo era motivato da provvedimenti amministrativi mai
impugnati dagli interessati. In ciò, peraltro, non è neppure ravvisabile
la denunciata violazione del divieto di reformatio in peius, giacché
anche in primo grado la pronuncia era risultata sfavorevole per gli
appellanti, di talché l’analoga pronuncia adottata dal giudice di
seconde cure non si sarebbe potuto per questo ritenere
maggiormente afflittiva.
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Est. CctM

RG 11508/12 Gentilesca-Comune di Ruoti
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1

ultimazione dell’opera, avendo esteso la cognizione, fondando la

3.1. Il quarto e quinto motivo di ricorso deducono un vizio di
motivazione ed un errore di diritto in quanto la Corte d’Appello,
legittimando l’azione del Comune, avrebbe in pratica avallato la tesi
che il provvedimento di revoca del contributo equivalga a revoca della
concessione, in tal modo trascurando il fatto che nessuna revoca di

prescrizione risultante dall’art. 18 D.Igs. 76/1990, secondo cui il
riconoscimento del contributo è accordato unitariamente all’adozione
del provvedimento di concessione alla riedificazione.
3.2. Entrambi i motivi sono infondati e la loro infondatezza assorbe
anche il sesto ed il settimo motivo di ricorso, parimenti intesi a
contestare l’impugnata decisione di secondo grado in ragione del fatto
che si sarebbe ravvisata l’intervenuta revoca della concessione in
discordanza delle risultanze processuali versate agli atti.
Essi riposano su un presupposto inveritiero, essendone evidente il
fondamento congetturale, dal momento che il giudice d’appello, lungi
dall’occuparsi del tema e dal prendere posizione su di esso nei termini
contestati, ha seguito un diverso percorso motivazionale per
suffragare il proprio deliberato, rilevando che la revoca del contributo,
per i motivi evidenziati dai provvedimenti adottati al riguardo dal
Comune, avrebbe dovuto essere fatta più opportunamente oggetto di
impugnazione avanti al giudice amministrativo. E, dunque, allorché la
Corte d’Appello si è limitata a dare atto della circostanza, ovvero che
il Comune aveva negato la legittimità dell’utilizzo del contributo
assumendone la contrarietà all’art. 10 D.Igs. 76/1990, non vertendosi
in ipotesi di costruzione in corso all’epoca del sisma e non risultando
l’intervento compatibile con le destinazioni urbanistiche della zona, ha
inteso arrestare il raggio del proprio giudizio entro il perimetro della
cognizione devolutagli dalla legge, non venendo invero in rilievo, a
fronte delle determinazioni negative assunte dal Comune, il ‘iritto
rulli

Est. C

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quest’ultima aveva avuto nella specie luogo e, segnatamente, la

della Troiano a percepire la provvidenza, ma solo la legittimità della
ricostruzione dell’immobile andato perito in altro sito, che solo il
giudice amministrativo avrebbe potuto sindacare.
Anche sotto questi profili dunque l’impugnata decisione si sottrae alle
dispiegate censure.

del presente giudizio.
P.Q.M.
Respinge il ricorso e condanna parte ricorrente al pagamento delle
spese del presente giudizio che liquida in euro 5200,00, di cui euro
200,00 per esborsi, oltre al 15% per spese generali ed accessori di
legge.
Cosi deciso in Roma nella camera di consiglio della I sezione civile il
giorno 28.6.2017
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4. Il ricorso va dunque respinto con ovvio riflesso quanto alle spese

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