Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29790 del 25/10/2021

Cassazione civile sez. VI, 25/10/2021, (ud. 16/06/2021, dep. 25/10/2021), n.29790

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – rel. Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

Dott. LO SARDO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11227-2019 proposto da:

F.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA G. AVEZZANA

8, presso lo studio dell’avvocato PAOLO GRASSI, rappresentato e

difeso dall’avvocato LUCA SANNIO;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE DIREZIONE PROVINCIALE DI CAGLIARI;

– intimata –

avverso la sentenza n. 925/4/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della SARDEGNA, depositata il 02/10/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 16/06/2021 dal Consigliere Relatore Dott. COSMO

CROLLA.

 

Fatto

CONSIDERATO IN FATTO

1. F.G., in proprio e in qualità di legale rappresentante della società Video Slot Service srl, proponeva ricorso davanti alla Commissione Tributaria Provinciale di Cagliari avverso dieci avvisi di accertamento, cinque notificati al socio e gli altri cinque alla società, con i quali veniva accertato il maggiore reddito, per gli anni di imposta 2004/2008, con conseguente ripresa Irpef, Irap ed Iva.

2. La Commissione Tributaria Provinciale dichiarava inammissibili per carenza di legittimazione cinque ricorsi e, riuniti gli altri cinque, li rigettava rilevando che il socio non aveva superato la presunzione di imputazione dei redditi extracontabili in società a ristretta base partecipativa.

3. La sentenza veniva impugnata dal contribuente e la Commissione Tributaria Regionale della Sardegna rigettava l’appello ritenendo corretto l’accertamento fiscale e rilevando che il contribuente non aveva fornito la prova contraria della presunzione di distribuzione degli utili.

4. Avverso la sentenza della CTR il contribuente ha proposto ricorso per Cassazione affidandosi ad un unico motivo. L’Agenzia delle Entrate non si è costituita.

5 Sulla proposta avanzata dal relatore ai sensi del novellato art. 380 bis c.p.c. risulta regolarmente costituito il contraddittorio.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

1. Con l’unico motivo il ricorrente deduce la nullità della sentenza impugnata per aver omesso di esaminare un fatto controverso decisivo oggetto di discussione tra le parti costituito dalla circostanza che, a seguito di cancellazione della società, egli non era più legale rappresentante della società ed era quindi privo della legittimazione passiva in giudizio.

2. Il ricorso è inammissibile.

2.1 L’art. 366, comma 1, n. 3 prevede che “il ricorso deve contenere a pena di inammissibilità l’esposizione sommaria dei fatti della causa”.

2.2 Questa Corte ha avuto modo di precisare che “in mancanza di una corretta ed essenziale narrazione dei fatti processuali (ai sensi dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3), della sintetica esposizione della soluzione accolta dal giudice di merito, nonché di una chiara illustrazione dell’errore da quest’ultimo commesso e delle ragioni che lo facciano considerare tale, viene addossato alla S.C. il compito, ad essa non spettante, di sceverare da una pluralità di elementi sottoposti al suo esame senza un ordine logico quelli ritenuti rilevanti dallo stesso ricorrente ai fini del decidere (v. recentemente Cass. n. 13312 del 2018, che ha puntualizzato che per soddisfare il requisito imposto dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3), il ricorso per cassazione deve contenere la chiara esposizione dei fatti di causa, dalla quale devono risultare le posizioni processuali delle parti con l’indicazione degli atti con cui sono stati formulati “causa petendi” e “petitum”, nonché degli argomenti dei giudici dei singoli gradi, non potendo tutto questo ricavarsi da una faticosa o complessa opera di distillazione del successivo coacervo espositivo dei singoli motivi, perché tanto equivarrebbe a devolvere alla S.C. un’attività di estrapolazione della materia del contendere, che è riservata invece al ricorrente” (cfr. Cass. S.U. 30754/2018 ma vedi anche Cass. 2831/2009, 4404/2006 e 7825/2006).

2.2. Nel caso in esame l’intero ricorso difetta della sommaria esposizione dei fatti di causa.

2.3 Nella parte riservata allo svolgimento del processo si legge quanto segue “accadeva che il F. proponesse ricorso avverso dieci avvisi di accertamento di cui cinque notificati alla sua persona e cinque (relativi agli stessi anni di imposta9 ad egli quale lrpt della Video Slot Service srl. I predetti ricorsi furono riuniti in primo grado e così rimasero anche in appello”. Si passa, quindi, all’illustrazione del motivo del ricorso.

2.4 Manca, quindi, una chiara e precisa, benché sommaria, esposizione dei fatti processualmente rilevanti, non avendo il ricorrente riprodotto una pur sintetica narrativa della complessiva vicenda processuale, non consentendo così alla Corte la comprensione della stessa (Cass., Sez. un., nn. 16628/2009 e 5698/2012); il requisito della esposizione sommaria dei fatti consiste in una esposizione che deve garantire alla Corte di cassazione di avere una chiara e completa cognizione del fatto sostanziale che ha originato la controversia e del fatto processuale, senza dover ricorrere ad altre fonti o atti in suo possesso, compresa la stessa sentenza impugnata (Cass. Sez. un. 11653/2006; per una fattispecie del tutto analoga a quella in esame, v. recentemente Cass. n. 21396 del 2018).

2.5 Neppure è possibile, al fine di evitare una pronuncia di inammissibilità del ricorso, recuperare, in maniera sufficientemente chiara, la necessaria sommaria esposizione dei fatti di causa attraverso la lettura del motivo che appare non autonomamente comprensibile laddove lamenta una omesso esame da parte della CTR della legittimazione passiva del contribuente quale legale rappresentante di una società estinta laddove, come si desume chiaramente dalla lettura dell’impugnata sentenza, al F. è stata imputata la percezione in qualità di socio di società a ristretta base partecipativa di utili non dichiarati.

2.6 Solo dalla lettura della sentenza si e’, quindi, riusciti a comprendere la vicenda processuale e i fatti costitutivi in base al quale l’Ufficio ha rivolto la pretesa fisale nei confronti del F..

3 Il ricorso va dichiarato inammissibile

4 Nulla sulle spese, non essendosi l’Agenzia delle Entrate costituita.

P.Q.M.

La Corte, dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente principale dell’ulteriore importo pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 16 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 25 ottobre 2021

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