Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29753 del 29/12/2011

Cassazione civile sez. III, 29/12/2011, (ud. 06/12/2011, dep. 29/12/2011), n.29753

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PREDEN Roberto – Presidente –

Dott. CARLEO Giovanni – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

Dott. GIACALONE Giovanni – Consigliere –

Dott. DE STEFANO Franco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

MULTIPLAST DI MARCHESIN RENZO (OMISSIS), in persona del titolare

e legale rappresentante M.R., elettivamente domiciliato

in ROMA, V. CLAUDIO MONTEVERDI 20, presso lo studio dell’avvocato

AMATIELLO VALERIA, rappresentato e difeso dall’avvocato GIONCHETTI

MARINA giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

B.S. (OMISSIS);

– intimata –

avverso la sentenza n. 1447/2008 del TRIBUNALE di FERRARA, depositata

il 30/09/2008, R.G.N. 957/2004;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

06/12/2011 dal Consigliere Dott. FRANCO DE STEFANO;

udito l’Avvocato CRISTINA BUONOMONTE per delega;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FRESA Mario che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Va rilevato in fatto che:

1.1. che B.S., con ricorso al giudice dell’esecuzione del Tribunale di Ferrara, si oppose ex art. 615 cod. proc. civ. all’esecuzione immobiliare in suo danno intentata da R. M., quale titolare della Multiplast, fondata su di un assegno di L. 159.078.412, deducendo di dovere solo la ben minore somma di L. 32.000.000, in forza di numerosi acconti corrisposti nel frattempo;

1.2. che, nonostante le contestazioni dell’opposto ed all’esito dell’istruzione documentale ed orale espletata, l’adito giudice emise sentenza – n. 1447 del 30.9.08 – con cui accolse l’opposizione, dichiarando la nullità di precetto e pignoramento, nonchè ordinando la cancellazione della trascrizione di questo;

1.3. che per la cassazione di tale sentenza ricorre, affidandosi a sette motivi, il M., senza che l’intimata depositi controricorso;

1.4. che il Collegio ha raccomandato una motivazione particolarmente semplificata.

2. Va rilevato in diritto:

2.1. che il M. sviluppa sette motivi, tutti di vizi motivazionali e cioè ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5 cod. proc. civ., dolendosi di numerosi profili della ricostruzione, operata dal giudice del merito, dei complessi rapporti di dare ed avere intercorsi tra le parti e relativi a lavori di finitura di immobili (ricostruzione dei pagamenti intercorsi, promiscua riferibilità dei pagamenti anche ad altro debitore, discrasia tra risposte del M. in sede di interrogatorio formale e suoi scritti difensivi, valore confessorio di una sorta di estratto conto dei pagamenti effettuati, erronea valutazione di prove sulla corrispondenza tra importi versati e fatturati e sul pagamento ad altri artigiani direttamente da parte del ricorrente, esistenza di lavori di finitura e ritenuta natura di consegna dell’assegno a garanzia e non a pagamento, omesso rilievo all’assenza di controparte a rendere interrogatorio formale);

2.2. che alla fattispecie si applica l’art. 366-bis cod. proc. civ., norma introdotta dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, art. 6 e tuttora applicabile -in virtù del D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, art. 27, comma 2 – ai ricorsi per cassazione proposti avverso le sentenze e gli altri provvedimenti pubblicati a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto, cioè dal 2 marzo 2006, senza che possa rilevare la sua abrogazione – a far tempo dal 4 luglio 2009 – ad opera della L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 47, comma 1, lett. d, in virtù della disciplina transitoria dell’art. 58 di quest’ultima;

2.3. che, secondo l’interpretazione di questa Corte di legittimità, in virtù del capoverso della richiamata norma per i motivi di cui all’art. 360 cod. proc. civ., n. 5 occorre la formulazione – con articolazione conclusiva e riassuntiva di uno specifico passaggio espositivo del ricorso – di un momento di sintesi o di riepilogo (come puntualizza già Cass. 18 luglio 2007, ord. n. 16002, con indirizzo ormai consolidato, a partire da Cass. Sez. Un., 1 ottobre 2007, n. 20603: v., tra le ultime, Cass. 30 dicembre 2009, ord. n. 27680) il quale indichi in modo sintetico, evidente ed autonomo rispetto al tenore testuale del motivo, chiaramente il fatto controverso in riferimento al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, come pure – se non soprattutto – le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la rende inidonea a giustificare la decisione (Cass., ord. 18 luglio 2007, n. 16002; da ultimo, v. Cass., ord. n. 27680 del 2009); tale requisito non può ritenersi rispettato quando solo la completa lettura dell’illustrazione del motivo – all’esito di un’interpretazione svolta dal lettore, anzichè su indicazione della parte ricorrente – consenta di comprendere il contenuto ed il significato delle censure (Cass., ord. 18 luglio 2007, n. 16002);

2.4. che, invece, nessuno dei sette motivi è corredato dal così descritto autonomo momento di sintesi o riepilogo.

3. Pertanto, il ricorso è inammissibile; ma non vi è luogo a provvedere sulle spese del giudizio di legittimità, non avendo qui svolto l’intimata alcuna attività difensiva.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso; nulla per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della terza sezione civile della Corte suprema di cassazione, il 6 dicembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 29 dicembre 2011

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