Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2972 del 07/02/2020

Cassazione civile sez. I, 07/02/2020, (ud. 08/10/2019, dep. 07/02/2020), n.2972

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SAN GIORGIO Maria Rosaria – Presidente –

Dott. GORJAN Sergio – rel. Consigliere –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 29268/2018 proposto da:

H.R.O., domiciliato in Roma, Piazza Cavour, presso la

Cancelleria Civile della Corte di Cassazione, rappresentato e difeso

dall’avvocato Ricciardi Roberto;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno;

– intimato –

avverso il decreto del TRIBUNALE di VENEZIA, depositato il

31/08/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

08/10/2019 dal Cons. Dott. GORJAN SERGIO.

Fatto

CONSIDERATO IN FATTO

H.R.O. – cittadino della Nigeria – ebbe a proporre ricorso avverso la decisione della Commissione Territoriale per il riconoscimento della Protezione Internazionale di Verona che aveva rigettato la sua istanza di ottenimento della protezione poichè non credibile il racconto delle ragioni fattuali poste alla base della sua istanza.

L’adito Tribunale di Venezia adito ebbe a rigettare il ricorso poichè effettivamente non appariva credibile il racconto del richiedente protezione quando asseriva d’essere dovuto fuggire dal suo Paese poichè aveva causato un incidente stradale mortale e di conseguenza era stato minacciato di morte dai parenti della vittima – appartenente anche a setta di tipo mafioso – non soddisfatti del chiesto risarcimento, i quali pure avevano ucciso un suo fratello.

Il H.O. ha proposto ricorso per cassazione avverso il decreto del Collegio lagunare articolato su cinque motivi.

Il Ministero degli Interni – Commissione territoriale di Verona è rimasto intimato.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il ricorso proposto dal H.O. s’appalesa siccome infondato e va rigettato. Con il primo motivo di ricorso l’impugnante deduce vizio di nullità per violazione della norma D.Lgs. n. 25 del 2008, ex art. 35 bis, comma 11, poichè il Tribunale non aveva provveduto a procedere alla sua audizione personale nonostante la specifica e motivata richiesta ed il concorrere d’una delle ipotesi, cui la legge ricollega l’obbligo dell’audizione in udienza.

Parte impugnante individua l’obbligo, non osservato dal Tribunale, alla sua audizione in udienza nel fatto che egli ebbe a richiedere un tanto nel suo ricorso adducendo che l’interprete non aveva inteso pienamente e correttamente tradotto il suo racconto.

Di conseguenza, a fronte della motivata istanza di audizione, il Tribunale non poteva esimersi, sulla scorta della norma evocata, all’ascoltarlo in udienza siccome puntualmente chiesto.

La censura difetta di specificità posto che la norma di legge, richiamata dalla parte ricorrente, non già impone al Giudice di procedere all’audizione personale dell’istante a sua mera richiesta, bensì detta richiesta non solo deve essere motivata, ma pure il Giudice deve ritenere l’audizione essenziale ai fini della decisione.

Orbene l’impugnante si limita a precisare che la sua istanza era motivata dalla lamentela che erano intervenute delle incomprensioni tra lui e l’interprete e dette incomprensioni avevano inciso sulla traduzione del suo racconto, ma il ricorrente non anche precisa in quali parti il suo racconto, siccome riprodotto nel provvedimento impugnato, venne distorto dalla mala traduzione.

Quindi in difetto d’un tanto, all’evidenza, non ricorre la denunziata nullità poichè il Giudice non fu posto nelle condizioni di valutare l’essenzialità dell’audizione chiesta, e la censura mossa s’appalesa siccome inammissibile.

Con la seconda ragione di doglianza il ricorrente lamenta illegittimità costituzionale della norma D.Lgs. n. 25 del 2008, ex art. 35 bis, comma 2, poichè violato il diritto di difesa, il principio di ragionevolezza e il divieto di imporre limitazioni all’opposizione avverso determinate categorie di atti amministrativi.

La questione di legittimità costituzionale siccome proposta appare manifestamente infondata poichè le argomentazioni svolte dalla parte non superano l’insegnamento sul punto già esposto da questa Suprema Corte – Cass. sez. 1 n. 17717/18 – in tema.

Difatti la disciplina afferente le modalità di svolgimento del giudizio d’opposizione avanti il Tribunale avverso il provvedimento adottato dalla Commissione territoriale consente la piena esplicazione dl diritto di difesa poichè il richiedente protezione è assistito da professionista qualificato e può proporre note difensive oltre che esser personalmente sentito nelle ipotesi di carente ascolto in fase amministrativa.

E’,poi, principio più volte affermato dalla Corte costituzionale che il grado d’appello non gode di tutela costituzionale, sicchè la strutturazione del procedimento in unico grado di merito con ricorso alla Corte di legittimità non lede alcuna norma di rango costituzionale.

Infine la disciplina posta dal D.L. n. 13 del 2017, garantisce la possibilità di nuova audizione dell’interessato avanti il Giudice nei casi in cui in precedenza il suo ascolto non sia stato effettuato ovvero i risultati siano carenti ovvero abbisognevoli di integrazione ed un tanto non appare limitativo delle facoltà difensive poichè viene semplicemente evitata la mera ripetizione di adempimento già effettuato adeguatamente.

Con il terzo mezzo d’impugnazione il ricorrente lamenta violazione di norma costituzionale e convenzionale U.E. nonchè D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 56, in quanto il Tribunale veneto ebbe a malamente valutare gli elementi in atti afferenti la sua istanza di protezione poichè non rilevate le condizioni di violenza diffusa, discriminazione etnica e lesione dei diritti fondamentali esistenti in Guinea.

Con la quarta ragione di doglianza H.O. rileva omesso esame di circostanze decisive e violazione delle norme D.Lgs. n. 251 del 2007, ex artt. 3 e 4, in relazione dalla direttiva U.E., posto che il Collegio lagunare non ebbe ad applicare appieno il regime di prova attenuata,previsto dalla legge evocata, proprio in relazione alle condizioni esistenti nel Paese d’origine e che hanno imposto all’impugnante l’espatrio, limitandosi a rilevare che la Guinea non è in guerra con alcun Paese limitrofo.

Con la quinta doglianza il ricorrente lamenta malo utilizzo della presunzione riferita alla sua appartenenza all’etnia dominante in Guinea.

I motivi tre, quattro e cinque di ricorso possono essere esaminati unitariamente poichè affetti dal medesimo vizio che ne comporta l’inammissibilità.

Difatti, nello stesso ricorso in parte narrativa, l’impugnante evidenzia d’esser cittadino della Nigeria e d’aver vissuto nel suo Paese,dove anche aveva un lavoro qualificato, nonchè d’esser dovuto fuggire a seguito di malaugurato incidente stradale con esiti mortali.

Pertanto alcun rilievo nella specie assume la situazione etnica, politica e sociale nella Repubblica di Guinea – Stato diverso rispetto alla Nigeria – trattata diffusamente nei citati motivi di ricorso e sulla cui base parte ricorrente contesta l’argomentazione addotta dal Tribunale per ritenere infondata anche la sua istanza di godere della protezione umanitaria, effettivamente valutata in relazione alla specifica situazione del richiedente protezione desumibile dalle sue stesse affermazioni.

Al rigetto del ricorso non segue, ex art. 385 c.p.c., la condanna del H.O. alla rifusione delle spese di questo giudizio di legittimità stante la mancata costituzione dell’Amministrazione.

Concorrono in capo al ricorrente le condizioni processuali per l’ulteriore pagamento del contributo unificato.

PQM

Rigetta il ricorso, nulla le spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento dal parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nell’Adunanza di Camera di consiglio, il 8 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 7 febbraio 2020

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