Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2971 del 01/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 01/02/2022, (ud. 28/09/2021, dep. 01/02/2022), n.2971

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da

G.I., nato il (OMISSIS) a (OMISSIS) (Senegal), elettivamente

domiciliato in Messina, via Placida n. 13, presso lo studio

dell’avv. Carmelo Picciotto (P.E.C.

avvcarmelopicciotto.pec.giuffre.it) che lo rappresenta e difende per

procura speciale in calce al ricorso per cassazione;

– ricorrente –

nei confronti di:

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore,

domiciliato ex lege presso Avvocatura dello Stato in Roma, PEC

ags.rm.mailcert.avvocaturastato.it;

– intimato –

avverso il decreto del Tribunale di Messina, depositato in data 12

gennaio 2021, R.G. n. 3312/2019;

sentita la relazione in camera di consiglio del relatore cons. Luca

Solaini.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. Con ricorso ex art. 35-bis del D.Lgs. n.25/2008 depositato il 24 giugno 2019, G.I., nato il (OMISSIS) a (OMISSIS) (Senegal), ha adito il Tribunale di Messina impugnando il provvedimento con cui la competente Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale ha respinto la sua richiesta di protezione internazionale, nelle forme dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e della protezione umanitaria.

2. Nel richiedere il riconoscimento della protezione internazionale o ai sensi del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, il ricorrente esponeva le seguenti ragioni: di essere di etnia (OMISSIS); di essere nato a (OMISSIS) e di essersi trasferito poi a (OMISSIS) quando aveva circa 13/14 anni per studiare; di avere frequentato tre anni di scuola francese e sei anni di scuola araba; di aver lavorato nei campi e in un negozio; che la sua famiglia era composta dai genitori e suo fratello maggiore; che suo padre era rimasto a (OMISSIS) mentre il fratello era morto nel 2015, ucciso dai banditi i quali volevano impossessarsi del suo bestiame; che materialmente non aveva assistito all’uccisione del fratello ma aveva trovato il fratello morto legato ad un albero; che si era recato alla polizia per denunciare l’accaduto ma che la polizia non aveva fatto nulla; che aveva visto una volta nella campagna alcuni banditi che portavano maschere sul volto ed aveva desunto che fossero collegati all’omicidio del fratello; che su consiglio del padre aveva deciso di fuggire per non fare la stessa fine del fratello; di aver lasciato il Senegal, di aver attraversato il Mali; il Burkina Faso e la Libia dove era rimasto per circa un anno e sei mesi ed essere giunto infine in Italia il 3 aprile 2018.

3. Il Tribunale ha ritenuto insussistenti i presupposti per il riconoscimento della protezione internazionale e umanitaria.

4. In particolare, il Tribunale ha ritenuto il racconto del ricorrente non credibile, estremamente vaghe e generiche le sue dichiarazioni relative alle circostanze della morte del fratello ed ai responsabili dell’uccisione di quest’ultimo.

Esclusa la ricorrenza dei presupposti per il riconoscimento della protezione internazionale in base al giudizio di non credibilità, il Tribunale ha anche escluso i requisiti per la protezione ai sensi dell’art. 14, lett. c) sulla base delle COI consultate e menzionate. Il Tribunale ha infine escluso la sussistenza dei presupposti per il rilascio del permesso di soggiorno ai sensi del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, in considerazione della mancata allegazione di circostanze di particolare vulnerabilità soggettiva e della mancata allegazione relativamente al raggiungimento dell’integrazione in Italia.

5. Avverso il predetto decreto il ricorrente con atto notificato il 12 febbraio 2021 ha proposto ricorso per cassazione, svolgendo i seguenti motivi:

“La decisione che si impugna è illegittima per i seguenti motivi:

1) art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4 – violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, commi 9, 10 e comma 11, lett. A) e art. 8, comma 2 e art. 13, comma 1 bis, in relazione alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, art. 47, all’art. 6 CEDU ed all’art. 24 e 111 Cost., per il rigetto dell’istanza motivata di disporre audizione del ricorrente da parte del giudice, in assenza di videoregistrazione; art. 360 c.p.c. comma 1, n. 3, per violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 5, all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 per omessa motivazione su fatti dedotti dalle parti. Violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 19, comma 1 e art. 1.1., come modificato dal D.L. n. 130 del 2020”.

6. L’intimata Amministrazione dell’Interno ha depositato atto di costituzione al fine di poter eventualmente partecipare alla discussione orale.

7. Il ricorso è stato assegnato all’adunanza in camera di consiglio non partecipata del 29 ottobre 2021 ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c..

8. Con l’unico motivo di ricorso la difesa rileva di aver depositato note di trattazione scritte (allegato 8) deducendo in esse che la Commissione Territoriale non aveva compiuto alcuna istruzione sulla protezione umanitaria e pertanto il Tribunale avrebbe dovuto disporre la comparizione dinanzi al Giudice delegato per poter porre le domande necessarie. Il ricorrente ritiene l’illegittimità della mancata audizione ritenendo che l’esame era particolarmente doveroso per poter indagare aspetti inerenti alla sua condizione di vulnerabilità.

Il motivo è inammissibile, in quanto solleva censure sull’attività istruttoria del giudice del merito che è soggetta alla sua esclusiva valutazione discrezionale che è incensurabile in cassazione se congruamente motivata, come nella specie, né, in ogni caso, alcun obbligo di procedere all’audizione incombeva sul giudice di primo grado, il quale ha valutato la richiesta di protezione umanitaria e l’ha motivatamente rigettata.

La mancata predisposizione di difese scritte da parte dell’amministrazione statale esonera il collegio dal provvedere sulle spese.

PQM

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Dichiara il ricorso inammissibile.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, ove dovuto, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello corrisposto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 – bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 28 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 1 febbraio 2022

 

 

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