Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29681 del 29/12/2011

Cassazione civile sez. lav., 29/12/2011, (ud. 24/11/2011, dep. 29/12/2011), n.29681

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIANI CANEVARI Fabrizio – Presidente –

Dott. BANDINI Gianfranco – Consigliere –

Dott. CURZIO Pietro – Consigliere –

Dott. FILABOZZI Antonio – rel. Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

I.N.A.I.L. – ISTITUTO NAZIONALE PER L’ASSICURAZIONE CONTRO GLI

INFORTUNI SUL LAVORO, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA IV NOVEMBRE N. 144,

presso lo studio degli avvocati LA PECCERELLA LUIGI, ROMEO LUCIANA,

che lo rappresentano e difendono, giusta procura speciale notarile in

atti;

– ricorrente –

contro

B.V.;

– intimata –

e sul ricorso 8070-2007 proposto da:

B.V., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA FEDERICO

CESI 21, presso lo studio dell’avvocato TORRISI MASSIMILIANO,

rappresentata e difesa dall’avvocato LA DELFA CONCETTA, giusta delega

in atti;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

contro

I.N.A.I.L. – ISTITUTO NAZIONALE PER L’ASSICURAZIONE CONTRO GLI

INFORTUNI SUL LAVORO, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA IV NOVEMBRE N. 144,

presso lo Studio degli avvocati LA PECCERELLA LUIGI, ROMEO LUCIANA,

che lo rappresentano e difendono, giusta procura speciale notarile in

atti;

– controricorrente al ricorso incidentale –

avverso la sentenza n. 887/2005 della CORTE D’APPELLO di CATANIA,

depositata il 10/03/2006 R.G.N. 748/04;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

24/11/2011 dal Consigliere Dott. ANTONIO FILABOZZI;

udito l’Avvocato FAVATA EMILIA per delega ROMEO LUCIANA;

udito l’Avvocato LA DELFA CONCETTA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

BASILE Tommaso che ha concluso per accoglimento del ricorso

principale, rigetto del ricorso incidentale.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza depositata in data 10.3.2006 la Corte d’appello di Catania, riformando la sentenza impugnata, ha rigettato la domanda di B.V. diretta ad ottenere la condanna dell’INAIL alla corresponsione di una rendita in conseguenza dell’infortunio sul lavoro del 9.11.2001 ed ha condannato l’Istituto al pagamento dell’indennità per inabilità temporanea per i giorni dal 9.11.2001 al 14.11.2001, compensando le spese di entrambi i gradi. A tali conclusioni la Corte territoriale è pervenuta richiamando l’esito degli accertamenti peritali, secondo cui a seguito dell’infortunio erano derivati all’assicurata postumi permanenti valutabili nella misura del 4%, non esistendo la prova clinica di ulteriori postumi, ed in particolare della sindrome soggettiva da trauma del capo, che non presentava, nel caso in esame, “alcun riscontro clinico obiettivo”.

Avverso tale sentenza ricorre per cassazione l’INAIL affidandosi ad un unico motivo di ricorso cui resiste con controricorso V. B., che ha proposto anche ricorso incidentale fondato su due motivi. L’INAIL ha depositato controricorso per resistere al ricorso incidentale.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Preliminarmente, deve essere disposta la riunione del ricorso principale e di quello incidentale, trattandosi di impugnazioni proposte avverso la stessa sentenza (art. 335 c.p.c.).

1. – Con l’unico motivo del ricorso principale si denuncia violazione del D.P.R. n. 1124 del 1965, art. 68, chiedendo a questa Corte di stabilire se corrisponde a corretta interpretazione della suddetta disposizione di legge la sentenza che riconosca all’infortunato il diritto all’indennità per inabilità temporanea per il giorno dell’infortunio e per i tre giorni a questo successivi.

2.- Con il ricorso incidentale si lamenta il vizio di motivazione relativamente alla statuizione con la quale la Corte d’appello ha negato il diritto dell’assicurata a rendita per indennizzo del danno biologico sotto il duplice profilo della mancata valutazione di un certificato nEurologico prodotto dall’assicurata medesima all’udienza di riconvocazione del c.t.u., nonchè della insufficienza delle indagini peritali, che, secondo l’assunto, avrebbero richiesto un ulteriore approfondimento al fine di una migliore valutazione del quadro clinico della lavoratrice. Quanto alle censure formulate dall’Istituto con il ricorso principale, la B. oppone che il diritto alla corresponsione dell’indennità temporanea per i primi quattro giorni deriverebbe da una disposizione del contratto collettivo del settore istituzioni di assistenza e beneficenza del 2.8.1995, di cui produce stralcio.

3.- I motivi del ricorso incidentale, che investe, come già detto, la statuizione con la quale è stato negato il diritto ad un indennizzo per il danno biologico, assumono carattere logicamente preliminare rispetto al motivo del ricorso principale e vanno, dunque, trattati per primi. I suddetti motivi, che possono essere esaminati congiuntamente in quanto connessi tra loro, sono infondati.

4. Questa Corte – cfr. ex plurimis Cass. n. 569/2011, Cass. n. 9988/2009, Cass. n. 8654/2008 – ha ripetutamente affermato che nelle controversie in materia di prestazioni previdenziali derivanti da infortuni o malattie professionali, le conclusioni del consulente tecnico d’ufficio sulle quali si fonda la sentenza impugnata possono essere contestate in sede di legittimità se le relative censure contengano la denuncia di una documentata devianza dai canoni fondamentali della scienza medicolegale o dai protocolli praticati per particolari assicurazioni sociali, che, in quanto tale, costituisce un vero e proprio vizio della logica medico-legale e rientra tra i vizi deducibili con il ricorso per cassazione ex art. 360 c.p.c., n. 5, sicchè, in mancanza di detti elementi, le censure, configurando un mero dissenso diagnostico, sono inammissibili in sede di legittimità. E’ stato altresì precisato (Cass. n. 4850/2009, Cass. n. 6106/98, Cass. n. 334/98) che il giudice che abbia disposto nuova consulenza tecnica, qualora ne condivida i risultati, non è tenuto ad esporre in modo specifico le ragioni del suo convincimento e può limitarsi a riportare il relativo parere, quando questo per la sua analiticità costituisca idonea risposta ai rilievi critici mossi dalla parte alla consulenza precedente, posto che la decisione di rinnovare la consulenza implica valutazione ed esame dei detti rilievi, mentre la formale trascrizione e l’argomentata accettazione del parere del consulente, delineando il percorso logico della decisione, ne costituiscono motivazione adeguata, non suscettibile di censure in sede di legittimità.

5.- Nel caso in esame, la Corte territoriale ha posto alla base della propria decisione gli accertamenti eseguiti dal secondo consulente tecnico d’ufficio, secondo cui la B., a seguito dell’infortunio, aveva riportato contusione al capo e trauma contusivo distorsivo al rachide cervicale, con postumi di carattere permanente valutabili in misura pari al 4%, evidenziando che la modesta riduzione del grado di inabilità rispetto alla valutazione operata dal primo consulente (6%) era giustificata dal fatto che, nella seconda consulenza, non era stata valutata la sindrome soggettiva, che non presentava “alcun riscontro clinico obiettivo” e che non poteva, dunque, essere ritenuta, con sufficiente grado di certezza, conseguenza dell’infortunio subito dalla lavoratrice.

Rispetto alla valutazione di fatto così operata dalla Corte d’appello le censure della ricorrente si risolvono in una mera contrapposizione, diretta ad ottenere una diversa valutazione delle risultanze processuali e, come tale, inidonea a radicare un deducibile vizio di legittimità di tale valutazione;

anche perchè la ricorrente non riporta nel ricorso il contenuto integrale del certificato nEurologico dal quale dovrebbe trarsi quel “riscontro clinico obiettivo” attestante l’esistenza della sindrome soggettiva non riconosciuta dalla sentenza impugnata nè ha indicato con autosufficienza gli elementi di fatto desumibili dai risultati dell’esame nEurologico – e che dovrebbero assumere rilievo decisivo al fine di giungere a una conclusione diversa da quella cui è pervenuto il c.t.u. in grado d’appello, e che è stata fatta propria dalla Corte territoriale – impedendo così a questa Corte la possibilità di un riscontro effettivo circa la consistenza e la decisività di tale documentazione, e così dei rilievi critici che vengono mossi alle conclusioni del c.t.u. Del tutto generici poi sono i rilievi critici che vengono svolti con il secondo motivo in ordine alla lacunosità e alla mancanza di obiettività delle conclusioni del c.t.u. in grado di appello.

Il ricorso incidentale deve essere pertanto respinto.

6.- Il ricorso principale è fondato. Ai sensi del D.P.R. n. 1124 del 1965, art. 68 “a decorrere dal quarto giorno successivo a quello in cui è avvenuto l’infortunio o si è manifestata la malattia professionale e fino a quando dura l’inabilità assoluta, che impedisca totalmente e di fatto all’infortunato di attendere al lavoro, è corrisposta all’infortunato stesso un’indennità giornaliera nella misura del sessanta per cento della retribuzione giornaliera calcolata secondo le disposizioni degli artt. da 116 a 120”, mentre, ai sensi dell’art. 73 del citato D.P.R., “il datore di lavoro è obbligato a corrispondere all’infortunato l’intera retribuzione per la giornata nella quale è avvenuto l’infortunio e il sessanta per cento della retribuzione stessa, salvo migliori condizioni previste da norme legislative e regolamentari, nonchè da contratti collettivi o individuali di lavoro, per i giorni successivi fino a quando sussiste la carenza dell’assicurazione”. L’indennità giornaliera compete, dunque, a partire dal quarto giorno successivo a quello in cui si è verificato l’infortunio. Per il cd. periodo di carenza provvede il datore di lavoro, pagando l’intera retribuzione per il giorno in cui è avvenuto l’infortunio o si è manifestata la malattia professionale, e il 60 per cento della stessa per i tre giorni successivi, salvo migliori condizioni previste da norme di legge o da contratti collettivi o individuali di lavoro (ciò che vale ovviamente – e non potrebbe essere altrimenti – solo per il periodo di carenza, che viene posto a carico del datore di lavoro).

7.- Ponendo a carico dell’Inail il pagamento dell’indennità anche per il giorno dell’infortunio e per i primi tre giorni successivi a quello dell’infortunio medesimo, la sentenza impugnata ha quindi violato le disposizioni di legge sopra ricordate. In conseguenza, il ricorso dell’Istituto deve essere accolto relativamente alla statuizione con la quale l’Inail è stato condannato al pagamento dell’indennità per inabilità temporanea con riferimento al periodo sopra indicato.

8.- La cassazione della sentenza impugnata per violazione di norme di diritto comporta la decisione nel merito della causa (art. 384 c.p.c., comma 2,), non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, con la pronuncia di condanna dell’Istituto al pagamento dell’indennità per inabilità temporanea solo per i giorni successivi a quelli del cd. periodo di carenza, e cioè solo per i giorni 13 e 14 novembre 2001.

9.- In una valutazione globale dell’esito della lite, si ravvisano giusti motivi per compensare tra le parti le spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte riunisce i ricorsi, accoglie per quanto di ragione il ricorso principale, rigetta quello incidentale, cassa la sentenza impugnata in relazione al ricorso accolto e, decidendo nel merito, condanna l’INAIL al pagamento della indennità per inabilità temporanea solo per i giorni 13.11.2001 e 14.11.2001; compensa tra le parti le spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 24 novembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 29 dicembre 2011

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