Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29680 del 16/11/2018

Cassazione civile sez. VI, 16/11/2018, (ud. 26/09/2018, dep. 16/11/2018), n.29680

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9099/2016 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE STATO, che la rappresenta e difende ope

legis;

– ricorrente –

contro

R.D.F., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA

MAZZINI 8, presso lo studio dell’avvocato CECHCINI CRISTINA LAURA,

rappresentato e difeso dall’avvocato INZILLO MARIO A.;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1689/4/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di CATANZARO, depositata il 28/10/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 26/09/2018 dal Consigliere Dott. CONTI ROBERTO

GIOVANNI.

Fatto

FATTI E MOTIVI DELLA DECISIONE

L’Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione, affidato ad un motivo, nei confronti di R.D.F., avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Calabria indicata in epigrafe, con la quale è stato dichiarato inammissibile l’appello proposto per l’omesso deposito, nel termine di legge, della ricevuta di spedizione dell’appello inviato per posta raccomandata.

La parte intimata si è costituita depositando controricorso. Con ordinanza interlocutoria n. 15317/2018 questa Corte ha disposto l’acquisizione del fascicolo di merito.

Il procedimento può essere definito con motivazione semplificata.

La ricorrente lamenta con il primo motivo la violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 4, del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53, comma 2 e D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 22, comma 1. I giudici della C.T.R. avrebbero errato nel ritenere necessario, a pena di inammissibilità dell’appello, il deposito della ricevuta della spedizione postale dell’atto, considerando che il termine di 30 giorni per detto deposito decorresse dalla data di spedizione del ricorso in una fattispecie nella quale la notifica era avvenuta a mezzo ufficiale giudiziario, sicchè non occorreva depositare la copia dell’atto di appello.

Il motivo, ammissibile in rito, è fondato.

Questa Corte a Sezioni Unite, nelle recenti sentenze nn. 13452 e 13453 del 2017, ha affermato, con riguardo alla notificazione dell’appello, nel processo tributario, a mezzo del servizio postale, che: “il termine di trenta giorni per la costituzione in giudizio del ricorrente e dell’appellante, che si avvalga per la notificazione del servizio postale universale, decorre non dalla data della spedizione diretta del ricorso a mezzo di raccomandata con avviso di ricevimento, ma dal giorno della ricezione del plico da parte del destinatario (o dall’evento che la legge considera equipollente alla ricezione)”;

Nella stessa occasione si è poi evocata, con riferimento al tema della decorrenza del termine di costituzione dell’appellante che notifichi a mezzo del servizio postale, ma con affermazione estensibile anche all’ipotesi di notifica a mezzo posta eseguita dall’ufficiale giudiziario, la c.d. prova di resistenza, specificando che “…”Nel processo tributario, non costituisce motivo d’inammissibilità del ricorso o dell’appello, che sia stato notificato direttamente a mezzo del servizio postale universale, il fatto che il ricorrente o l’appellante, al momento della costituzione entro il termine di trenta giorni dalla ricezione della raccomandata da parte del destinatario, depositi l’avviso di ricevimento del plico e non la ricevuta di spedizione, purchè nell’avviso di ricevimento medesimo la data di spedizione sia asseverata dall’ufficio postale con stampigliatura meccanografica ovvero con proprio timbro datario; solo in tal caso l’avviso di ricevimento è idoneo ad assolvere la medesima funzione probatoria che la legge assegna alla ricevuta di spedizione, laddove, in mancanza, la non idoneità della mera scritturazione manuale o comunemente dattilografica della data di spedizione sull’avviso di ricevimento può essere superata, ai fini della tempestività della notifica del ricorso o dell’appello, unicamente se la ricezione del plico sia certificata dall’agente postale come avvenuta entro il termine di decadenza per l’impugnazione dell’atto o della sentenza”.

Orbene, la CTR ha omesso di considerare che ai fini della tempestività dell’appello della sentenza di primo grado, pubblicata il 24.7.2012 e non notificata, la costituzione in giudizio della parte appellante in data 25.3.2013 era tempestiva in relazione alla ricezione dell’appello avvenuta il 6 marzo 2013, come risulta dall’avviso di ricevimento depositato, risultando quindi l’appello proposto entro il termine lungo di cui al novellato art. 327 c.p.c., applicabile ratione temporis, trattandosi di giudizio introdotto dopo il 4 luglio 2009 (cfr. Cass. Sez. Un. n. 13452/2016).

La decisione della C.T.R. non risulta, pertanto, conforme ai suddetti principi di diritto, avendo considerato che ai fini dell’ammissibilità dell’appello a mezzo posta rilevava il deposito della ricevuta di spedizione entro il termine di 30 giorni decorrente dalla spedizione, senza nemmeno ponderare gli effetti dell’avviso di ricevimento se dotato dei requisiti indicati dalle S.U.

Per tutto quanto sopra esposto la sentenza impugnata, in accoglirhento del ricorso, va cassata con rinvio alla C.T.R. Calabria, in diversa composizione.

PQM

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla C.T.R. Calabria, in diversa composizione che pure provvederà sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 26 settembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 16 novembre 2018

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