Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29666 del 28/12/2020

Cassazione civile sez. lav., 28/12/2020, (ud. 24/07/2020, dep. 28/12/2020), n.29666

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. ARIENZO Rosa – rel. Consigliere –

Dott. BLASUTTO Daniela – Consigliere –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

Sul ricorso 338-2020 proposto da:

T.S., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CARLO CIPOLLA 16,

presso lo studio dell’avvocato ANTONIO FIORELLO, che lo rappresenta

e difende unitamente all’avvocato CLAUDINE PACITTI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, QUESTURA DI ROMA UFFICIO IMMIGRAZIONE;

– intimati –

avverso il provvedimento del GIUDICE DI PACE di ROMA, depositata il

20/11/2019 R.G.N. 66621/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

24/7/2020 dal Consigliere Dott. ARIENZO ROSA.

 

Fatto

RILEVATO IN FATTO

CHE:

1. con provvedimento del 20.11.2019, il giudice di Pace di Roma convalidava la misura alternativa al trattamento del D.Lgs. n. 286 del 1998, ex art. 14, comma 1 bis, applicata dalla Questura di Roma in data 18.11.2019 nei confronti di T.S., cittadino del Bangladesh titolare di permesso temporaneo di soggiorno, cui era stato notificato il provvedimento di espulsione;

2. la convalida era fondata sulla ricorrenza dei necessari presupposti di legge per la sottoposizione al previsto obbligo di firma in due giorni della settimana;

3. di tale provvedimento T.S. domanda la cassazione, affidando l’impugnazione a due motivi;

4. Il Ministero e la Questura di Roma sono rimasti intimati, pur essendo stata effettuata rituale notifica telematica con ricevute di accettazione e consegna, corredate di attestazione di conformità.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

CHE:

5. con il primo motivo, il T. denunzia violazione di legge per mancanza dei presupposti legittimanti il provvedimento di convalida delle misure alternative al trattenimento ex art. 14 T.U.I. e per violazione dell’art. 13 Cost., sulla libertà personale, sostenendo che il sindacato giurisdizionale sul trattenimento e sulla misura alternativa allo stesso non debba essere limitato alla verifica delle condizioni giustificative della misura indicata nell’art. 13, comma 4 bis, e art. 14, comma 1, T.U.I., ma debba essere esteso, oltre che all’esistenza ed efficacia del provvedimento espulsivo, anche alla verifica delle condizioni di manifesta illegittimità del medesimo, in quanto indefettibile presupposto della disposta privazione della libertà, e rilevando che nella specie ciò non sia avvenuto;

5.1. assume il vizio di motivazione e sostiene che il decreto di espulsione era nullo, illegittimo ed annullabile in quanto fondato sulla indicazione di rigetto di una precedente richiesta di asilo in data 16.9.2019 da parte della Commissione di Milano mai avvenuto e mai notificato al ricorrente; denunzia il vizio di motivazione del decreto di espulsione emesso in pendenza di domanda di protezione internazionale ed in vigenza di permesso di soggiorno temporaneo non revocato e l’illegittimità dello stesso decreto per mancata traduzione dello stesso; adduce il carattere tautologico del provvedimento di convalida;

6. con il secondo motivo, lamenta violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 14, comma 4 e degli artt. 24 e 111 Cost., in ordine al diritto di difesa, non essendo stato il ricorrente messo in condizione di partecipare all’udienza di convalida;

7. va premesso con riguardo alla notifica al Ministero, che, “nel giudizio di cassazione avente ad oggetto il ricorso avverso la convalida del provvedimento del Questore di applicazione delle misure alternative al trattenimento, il contraddittorio con l’Amministrazione è correttamente instaurato mediante la notifica del ricorso al Ministero dell’interno presso l’Avvocatura generale dello Stato, poichè la legittimazione degli organi periferici del predetto Ministero a stare in giudizio per mezzo di propri funzionari costituisce una mera facoltà dell’Amministrazione che, tuttavia, non esclude, da un lato, la partecipazione dell’Avvocatura distrettuale dello Stato nelle fasi di merito e, dall’altro, che nel giudizio di legittimità possa essere evocato in giudizio direttamente il Ministero dell’Interno, essendo imposto “ex lege” in tale fase processuale soltanto che la notificazione del ricorso venga effettuata presso l’Avvocatura generale dello Stato” (cfr. Cass. 30.10.2018 n. 27692, Cass. 3012.2013 n. 28749);

8. con riguardo al primo motivo, meritevole di accoglimento, è sufficiente il richiamo a principio già affermato da questa Corte, secondo cui “In sede di convalida delle misure di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 14, comma 1 bis, strumentali, al pari della misura del trattenimento, all’allontanamento ed al rimpatrio coattivo del cittadino straniero, il giudice deve verificare che il provvedimento espulsivo che ne costituisce il presupposto sia dotato di efficacia esecutiva, dovendo, in mancanza, dichiararne l’illegittimità, senza che possa attribuirsi alcun rilievo alla mera sussistenza di esigenze di pubblica sicurezza, atteso che per la tutela di tali esigenze l’ordinamento ha predisposto le misure di prevenzione, che, pur potendo avere un contenuto analogo alle misure alternative al trattenimento ed essendo astrattamente compatibili con l’espulsione amministrativa, possono tuttavia essere disposte esclusivamente dal giudice penale, all’esito dell’apposito procedimento ed in presenza degli specifici requisiti di cui al D.Lgs. n. 159 del 2011, art. 1” (cfr. Cass. 30.10.2018 n. 27692, Cass.24.10.2016 n. 21429, Cass. 30.11.2015 n. 24415);

9. nella specie non risulta effettuata reale verifica in relazione all’efficacia esecutiva del provvedimento di espulsione alla base della misura questorile, ciò che determina, in accoglimento della censura, la cassazione del provvedimento impugnato in parte qua;

10. quanto al secondo motivo, la Corte costituzionale, con sentenza n. 280 del 2019 ha dichiarato la non fondatezza delle questioni di legittimità costituzionale dell’art. 14, comma 1-bis, introdotto dal D.L. 23 giugno 2011, n. 89, art. 3, comma 1, lett. d), numero 2), convertito, con modificazioni, nella L. 2 agosto 2011, n. 129, sollevate, per contrasto con l’art. 13 Cost. e art. 24 Cost., comma 2, in relazione al disposto del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 14, comma 1 bis, nella parte in cui non prevede che il giudizio di convalida della misura dell’obbligo di presentazione presso un ufficio della forza pubblica, di cui al citato art. 14, comma 1 bis, lett. c) si svolga in udienza con la partecipazione necessaria del difensore di fiducia o, in caso di mancata nomina, di un difensore d’ufficio;

11. La Corte costituzionale ha rilevato, per la parte di interesse, al punto h), come “la più limitata incidenza sulla libertà personale della misura di cui si tratta porta a ritenere – sulla scorta della precedente sentenza n. 144 del 1997 – non incompatibile con l’art. 13 Cost. e art. 24 Cost., comma 2, il procedimento disegnato dalla disposizione censurata, che prevede un contraddittorio meramente eventuale e cartolare”;

11.1. ha osservato, al punto i) della richiamata pronuncia, come “del resto, il giudizio di convalida ha, nella specie, un oggetto limitato essendo il giudice di pace chiamato a verificare unicamente la sussistenza dei presupposti di adozione della misura e l’esistenza di un provvedimento di espulsione dotato di efficacia esecutiva (con il solo limite dell’eventuale “manifesta illegittimità” di quest’ultimo e dell’eventuale sussistenza di ragioni ostative all’espulsione)”;

11.2. il contenuto di tale decisione – di manifesta infondatezza della questione di costituzionalità affrontata -, nei passaggi motivazionali riferiti alle garanzie apprestate per una adeguata difesa dello straniero, con riferimento alla notifica del provvedimento all’interessato ed alla traduzione di una sintesi del relativo contenuto in una lingua nota allo stesso o in lingua veicolare ed alla informativa circa il diritto ad essere assistito da un difensore di fiducia o, in mancanza, d’ufficio, rende ragione dell’infondatezza della censura prospettata sul rilievo dell’avvenuta lesione del diritto di difesa, per non essere stata garantita la partecipazione all’udienza di convalida;

12. per le svolte considerazioni, all’accoglimento del primo motivo deve seguire la cassazione della decisione in relazione alla doglianza accolta, con rimessione della causa al Giudice di Pace designato in dispositivo, che provvederà anche alla liquidazione delle spese di lite del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo, rigetta il secondo, cassa la decisione impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia al Giudice di Pace di Roma, in persona di diverso magistrato persona fisica, cui demanda di provvedere anche alla determinazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Adunanza Camerale, il 24 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 28 dicembre 2020

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA