Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29656 del 22/10/2021

Cassazione civile sez. VI, 22/10/2021, (ud. 23/06/2021, dep. 22/10/2021), n.29656

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – rel. Consigliere –

Dott. LO SARDO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 11035-2019 R.G. proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE – RISCOSSIONE, C.F. (OMISSIS), in persona del

Presidente pro tempore, rappresentata e difesa dall’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO, presso la quale è domiciliata in Roma, alla

via dei Portoghesi n. 12;

– ricorrente –

contro

S.G.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 3020/07/2018 della Commissione tributaria

regionale della CALABRIA, Sezione staccata di REGGIO CALABRIA,

depositata in data 07/09/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 23/06/2021 dal Consigliere Dott. LUCIOTTI Lucio.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. In controversia avente ad oggetto l’impugnazione di una comunicazione di iscrizione ipotecaria per mancato pagamento di alcune cartelle esattoriali, emessa dall’Agenzia delle entrate Riscossione nei confronti di S.G., con la sentenza in epigrafe indicata la CTR rigettava l’appello proposto dall’agente della riscossione avverso la sfavorevole sentenza di primo grado sostenendo che il contribuente aveva formulato “con congrui motivi, istanza di disconoscimento delle cartelle di pagamento e delle relate”, che l’agente della riscossione non aveva “prodotto in visione la documentazione richiesta”, “nemmeno copie autenticate delle cartelle per le quali esisteva ancora l’obbligo di conservazione”, che “nelle relate di notifica esiste solo il frontespizio, ma manca nelle stesse la dizione relativa alla parte posteriore” e che “Nella prima fase del procedimento il relatore ha riscontrato l’irregolarità delle notifiche dei vari atti”.

2. Avverso la citata sentenza l’Agenzia delle entrate Riscossione propone ricorso per cassazione affidato a tre motivi, cui non replica l’intimato.

3. Sulla proposta del relatore ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c. risulta regolarmente costituito il contraddittorio camerale.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo la ricorrente deduce la nullità della sentenza per omessa pronuncia sul motivo di appello formulato con riferimento all’inidoneità del disconoscimento delle copie dei documenti prodotti dall’agente della riscossione così come effettuato dal contribuente.

2. Il motivo è manifestamente infondato in quanto la CTR ha pronunciato sul motivo d’appello affermando che “la difesa ha formulato, con congrui motivi, istanza di disconoscimento delle cartelle di pagamento e delle relate”. Orbene, da tale affermazione, di cui però non è contestata la giuridica correttezza, si desume in maniera assolutamente chiara che i giudici di appello hanno esaminato il motivo di appello e lo hanno rigettato sul rilievo che il disconoscimento della documentazione prodotta dall’agente della riscossione fosse stato ritualmente effettuato dal contribuente.

3. Con la prima censura del secondo motivo la ricorrente deduce la nullità della sentenza per difetto di motivazione, sostenendo che la CTR, in violazione dell’art. 111 Cost., art. 132 c.p.c., art. 118 disp. att. c.p.c. nonché del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 36 e 61, aveva reso una motivazione per relationem alla decisione di primo grado meramente apparente là dove aveva affermato che “Nella prima fase del procedimento il relatore ha riscontrato l’irregolarità delle notifiche dei vari atti”.

4. La censura è manifestamente infondata in quanto l’affermazione contestata non costituisce autonoma ratio decidendi, quanto, piuttosto, una mera conferma di quanto dai giudici di appello autonomamente rilevato in ordine alla mancata dimostrazione da parte dell’agente della riscossione della regolarità delle notifiche delle cartelle di pagamento per la mancata produzione integrale delle “relate di notifica”, avendo l’amministrazione appellante prodotto il solo frontespizio e non la “parte posteriore” degli avvisi di ricevimento delle raccomandate postali.

5. Con la seconda censura del secondo motivo la ricorrente deduce il vizio di extrapetizione in cui erano incorsi i giudici di appello, in violazione dell’art. 112 c.p.c., per avere pronunciato su un motivo d’appello, ovvero, l’irregolarità della notifica degli atti della riscossione, che non era mai stato proposto.

6. Il motivo è infondato.

7. Invero, dal contenuto dell’appello riprodotto per autosufficienza nel ricorso nella parte qui rilevante, risulta che l’agente della riscossione, con il primo motivo di impugnazione che aveva espressamente formulato “in merito alla regolare notifica delle cartelle sottese all’iscrizione impugnata”, aveva contestato la statuizione di primo grado che era giunta “alla dichiarazione di annullamento dell’iscrizione impugnata, assumendo l’omessa prova della notifica dei titoli contestati, sulla scorta dell’insufficienza probatoria della documentazione offerta a tal fine”.

8. Orbene, anche a voler prescindere dal profilo di inammissibilità del motivo in esame, così come formulato, per difetto di interesse in capo alla ricorrente in quanto la mancata impugnazione della statuizione della CTP di irregolarità della notifica delle cartelle avrebbe comportato il passaggio in giudicato della stessa e l’inammissibilità dell’appello per mancata impugnazione di una ratio decidendi idonea a sorreggere da sola la statuizione di primo grado, osserva il Collegio che la CTR non è affatto incorsa nel denunciato vizio essendosi pronunciata sulla inidoneità probatoria della documentazione prodotta dall’agente della riscossione – perché ritualmente disconosciuta dal contribuente e per omessa produzione integrale delle “relate di notifica” (risultando depositato soltanto il frontespizio ma non il retro degli avvisi di ricevimento delle raccomandate postali) facendone correttamente conseguire, al pari di come aveva fatto il giudice di primo grado, l’irregolarità della notifica degli atti della riscossione.

9. Con il terzo motivo la ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 2719 c.c., artt. 137,138,139,140,143 e 149 c.p.c. nonché del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60 e della L. n. 890 del 1982, art. 7, censurando la statuizione impugnata là dove la CTR aveva affermato che “Nella prima fase del procedimento il relatore ha riscontrato l’irregolarità delle notifiche dei vari atti”.

10. Il motivo è inammissibile per difetto di autosufficienza avendo la ricorrente omesso di riprodurre nel ricorso “la documentazione attestante l’avvenuta notifica delle cartelle di pagamento”, che ha dedotto di aver prodotto in giudizio (cfr., ex multis, Cass. n. 31038 del 2018 secondo cui “In tema di ricorso per cassazione, ove sia contestata la rituale notifica delle cartelle di pagamento, per il rispetto del principio di autosufficienza, è necessaria la trascrizione integrale delle relate e degli atti relativi al procedimento notificatorio, al fine di consentire la verifica della fondatezza della doglianza in base alla sola lettura del ricorso, senza necessità di accedere a fonti esterne allo stesso”). Peraltro, nel caso di specie la trascrizione integrale dei predetti documenti era vieppiù necessaria in considerazione del fatto che la CTR aveva rilevato la mancata produzione in giudizio del retro delle “relate di notifica”, che è affermazione nemmeno censurata.

11. In estrema sintesi, il ricorso va rigettato senza necessità di provvedere sulle spese processuali stante la mancata costituzione in giudizio dell’intimato.

12. Rilevato che risulta soccombente una parte ammessa alla prenotazione a debito del contributo unificato per essere amministrazione pubblica difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, non si applica il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater (Cass., Sez. 6 – L, Ordinanza n. 1778 del 29/01/2016, Rv. 638714).

P.Q.M.

rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, il 23 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 22 ottobre 2021

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