Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29651 del 12/12/2017


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Civile Ord. Sez. 3 Num. 29651 Anno 2017
Presidente: DI AMATO SERGIO
Relatore: CIRILLO FRANCESCO MARIA

ORDINANZA

Rep. 6.2/A –

sul ricorso 4864-2016 proposto da:

Ud. 20/09/2017

COMUNE DELL’AQUILA , in persona del Sindaco pro cc
tempore, considerato domiciliato ex lege in ROMA,
presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE,
rappresentato e difeso dall’avvocato DOMENICO DE
NARDIS giusta procura in calce al ricorso;
– ricorrente contro

DI SANTO ANTONIO, elettivamente domiciliato in ROMA,
VIA VIRGINIO ORSINI 19, presso lo studio dell’avvocato
DOMENICO ANTONIO GENTILE, rappresentato e difeso
dall’avvocato GIANLUCA DI GENOVA giusta procura in
calce al controricorso;

1

Data pubblicazione: 12/12/2017

- controricorrente

avverso la sentenza n. 880/2015 della CORTE D’APPELLO
di L’AQUILA, depositata il 07/07/2015;
udita la relazione della causa svolta nella camera di
consiglio del 20/09/2017 dal Consigliere Dott.

lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero,
in persona del Sostituto Procuratore generale Dott.
RENATO FINOCCHI GHERSI che ha concluso chiedendo,
visto l’art. 380 bis c.p.c., l’accoglimento del
ricorso con i conseguenti provvedimenti di legge;

2

FRANCESCO MARIA CIRILLO;

FATTI DI CAUSA
1. Antonio Di Santo convenne in giudizio, davanti al Tribunale di
L’Aquila, il Comune della medesima città, chiedendo che fosse condannato
al risarcimento dei danni da lui subiti a causa del ribaltamento della
vettura di sua proprietà, verificatosi su di una strada del territorio
comunale.

proprietario della strada dov’era avvenuto l’incidente e chiedendo il rigetto
della domanda.
Il Tribunale accolse la domanda e, riconosciuta la responsabilità del
Comune ai sensi dell’art. 2051 cod. civ., lo condannò al risarcimento dei
danni liquidati in euro 8.500, oltre che al pagamento delle spese di
giudizio.
2. La pronuncia è stata impugnata dal Comune soccombente e la
Corte d’appello di L’Aquila, con sentenza del 7 luglio 2015, in parziale
accoglimento del gravame e ritenuto il concorso di colpa della Di Santo
nella misura della metà, ha ridotto la liquidazione del danno alla somma di
euro 4.250, ponendo a carico del Comune il pagamento della metà delle
spese di lite del doppio grado, compensate quanto all’altra metà.
Ha osservato la Corte territoriale, innanzitutto, che era infondato il
motivo di appello con il quale il Comune aveva eccepito di non essere
proprietario della strada teatro dell’incidente; trattandosi, infatti, di
un’eccezione in senso proprio, il Comune l’avrebbe dovuta sollevare
costituendosi tempestivamente, mentre la costituzione era avvenuta solo
alla prima udienza, per cui l’eccezione era da ritenere tardiva e, come tale,
inammissibile.
Quanto, invece, alla responsabilità dell’accaduto, la Corte abruzzese
ha rilevato che non poteva essere messa in dubbio la colpa
dell’Amministrazione comunale, trattandosi di una strada caratterizzata da
un «pronunciato dislivello, non assistito da opere di protezione o di
contenimento». L’incidente, nella specie, era stato determinato dal fatto
3

Si costituì in giudizio il Comune convenuto, eccependo di non essere

che la vettura, nel compiere la manovra in retromarcia, era finita con le
ruote nel dislivello stesso, in tal modo ribaltandosi. Doveva, però, essere
riconosciuto un concorso di colpa, in misura paritaria, a carico della
conducente della vettura, la quale non poteva non aver avvistato il
pericolo nel percorrere in salita il tratto di strada poi ripercorso in
retromarcia.

il Comune della stessa città con atto affidato a due motivi ed affiancato da
memoria.
Resiste Antonio Di Santo con controricorso.
Il P.M. presso questa Corte ha presentato conclusioni scritte,
chiedendo l’accoglimento del ricorso.
RAGIONI DELLA DECISIONE

1.

Osserva il Collegio che il ricorso è inammissibile per due

concorrenti ragioni.
L’originale del ricorso per cassazione proposto dal Comune di
L’Aquila, infatti, è privo della sottoscrizione da parte dell’avv. Domenico
De Nardis che risulta averlo predisposto e che ne ha curato la spedizione a
mezzo posta alla cancelleria di questa Corte.
A ciò occorre aggiungere che tale ricorso è stato spedito per la
notifica alla controparte, a mezzo PEC, in data 2 febbraio 2016, mentre la
procura al suddetto difensore è stata rilasciata dal Sindaco del Comune di
L’Aquila soltanto il successivo 16 febbraio 2016, come risulta dall’autentica
della medesima a firma dell’avv. De Nardis. È noto che la giurisprudenza
di questa Corte è fermissima nel richiedere, ai fini dell’ammissibilità, che
la procura speciale di cui all’art. 365 cod. proc. civ. sia conferita al
difensore con atto che deve collocarsi in data anteriore a quella di
notificazione del ricorso stesso (v., da ultimo, la sentenza 17 marzo 2017,
n. 7014), condizione che nella specie non sussiste.
2. Il ricorso, pertanto, è dichiarato inammissibile.

4

3. Contro la sentenza della Corte d’appello di L’Aquila propone ricorso

A tale esito segue la condanna del Comune ricorrente al pagamento
delle spese del giudizio di cassazione, liquidate ai sensi del d.m. 10 marzo
2014, n. 55.
Sussistono inoltre le condizioni di cui all’art. 13, comma 1-quater, del
d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, per il versamento, da parte del ricorrente,
dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto

P.Q.M.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al
pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi
euro 1.400, di cui euro 200 per spese, oltre spese generali ed accessori di
legge.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. 30 maggio 2002, n.
115, dà atto della sussistenza delle condizioni per il versamento, da parte
del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a
quello dovuto per il ricorso.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Terza Sezione
Civile, il 20 settembre 2017.

per il ricorso.

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