Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29646 del 22/10/2021

Cassazione civile sez. lav., 22/10/2021, (ud. 13/05/2021, dep. 22/10/2021), n.29646

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RAIMONDI Guido – Presidente –

Dott. BALESTRIERI Federico – Consigliere –

Dott. LORITO Matilde – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – rel. Consigliere –

Dott. PICCONE Valeria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 26415-2018 proposto da:

G.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA VIRGILIO, 8,

presso lo studio dell’avvocato ANDREA MUSTI, che lo rappresenta e

difende unitamente all’avvocato FRANCO TOFACCHI;

– ricorrente –

contro

TEADS ITALIA S.R.L., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA DELLA CROCE ROSSA

2/C, presso lo studio degli avvocati ALESSIA CIRANNA, ALESSANDRO DE

NICOLA, e RICCARDO TROIANO, che la rappresentano e difendono;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1362/2018 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 11/09/2018 R.G.N. 353/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

13/05/2021 dal Consigliere Dott. ANTONELLA PAGETTA.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. la Corte di appello di Milano ha respinto il reclamo avverso la sentenza di rigetto del ricorso in opposizione promosso da G.A. diretto ad ottenere, previo accertamento della sussistenza, quanto meno a decorrere dall’ottobre 2014, di un rapporto di lavoro subordinato di natura dirigenziale con la convenuta Teads Italia s.r.l., la declaratoria di inefficacia dell’asserito licenziamento orale intimato in data 18 dicembre 2014 dalla società e per l’effetto la condanna di questa alla reintegrazione ed al risarcimento del danno;

1.1. la statuizione di conferma è stata fondata sulla carenza di allegazione e prova in ordine alla natura subordinata del rapporto tra le parti; l’allegazione in ricorso della sottoposizione del G. ai poteri gerarchici della società resistente non era corredata, infatti, dalla puntuale descrizione delle modalità e dei termini con i quali si erano esplicati tali poteri e dalla formulazione di correlativi specifici capitoli di prova; né la natura subordinata del rapporto poteva trarsi dalle emergenze della prova orale e documentale; tanto induceva a collocare l’attività dedotta in domanda nell’ambito del contratto di consulenza vigente con Teads Technology dall’anno 2012, per il cui espletamento il reclamante si avvaleva di una propria organizzazione imprenditoriale – la California s.r.l.- ” già introdotta nel settore e munita di una propria e consolidata clientela, dei cui strumenti di lavoro si serviva quotidianamente ” che fatturava anche a terzi; la questione afferente al preteso licenziamento orale era assorbita dall’accertamento negativo in ordine all’esistenza tra le parti di un rapporto di lavoro subordinato;

3. per la cassazione della decisione ha proposto ricorso G.A. sulla base di due motivi; la parte intimata ha resistito con tempestivo controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. con il primo motivo di ricorso parte ricorrente deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 1326 e 1362 c.c., censurando la sentenza impugnata per avere escluso il perfezionarsi tra le parti del contratto di assunzione;

2. con il secondo motivo di ricorso deduce omesso esame di un fatto decisivo, oggetto di discussione fra le parti, rappresentato dal contenuto delle mail scambiate tra il G. e il P., il quale agiva – si sostiene – quale amministratore delegato pro tempore di Teads Italia s.r.l.; da tali mail si evinceva, infatti, che il G., quantomeno dall’ottobre 2014, era pienamente inserito nella società convenuta e vi svolgeva il ruolo di Director Publisher;

3. il primo motivo di ricorso è da respingere;

3. 1. la sentenza impugnata, con accertamento riservato al giudice di merito non sindacabile in sede di legittimità se non per vizio di motivazione (Cass. 14006/2017), ha ritenuto che fra le parti non si fosse mai perfezionato il contratto avente ad oggetto la prestazione di attività subordinata di natura dirigenziale da parte del G.; ciò in quanto la proposta in data 10.10.2014 formulata dalla società non era stata accettata dal G. il quale aveva preteso una serie di modificazioni delle condizioni ex adverso proposte che non risultavano essere state accettate dalla società;

3.2. la ricostruzione fattuale del giudice del merito esclude il denunziato errore di diritto essendo la sentenza impugnata conforme alla disciplina dettata dall’art. 1326 c.c. il quale esclude il perfezionamento del contratto in presenza di accettazione non conforme alla proposta (art. 1326 c.c., u.c.);

3.3. la deduzione di violazione e falsa applicazione dell’art. 1362 c.c. presenta un duplice profilo di inammissibilità derivante sia dalla violazione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6 per la mancata integrale trascrizione del documento della cui interpretazione ci si duole sia dalle modalità di articolazione della censura che non risultano conformi alla condivisibile giurisprudenza di questa Corte secondo la quale l’interpretazione del contratto e degli atti di autonomia privata costituisce un’attività riservata al giudice di merito, ed è censurabile in sede di legittimità soltanto per violazione dei criteri legali di ermeneutica contrattuale ovvero per vizi di motivazione, qualora la stessa risulti contraria a logica o incongrua, cioè tale da non consentire il controllo del procedimento logico seguito per giungere alla decisione. Ai fini della censura di violazione dei canoni ermeneutici, non è sufficiente l’astratto riferimento alle regole legali di interpretazione, ma è necessaria la specificazione dei canoni in concreto violati, con la precisazione del modo e delle considerazioni attraverso i quali il giudice se ne è discostato mentre la denuncia del vizio di motivazione dev’essere, invece, effettuata mediante la precisa indicazione delle lacune argomentative, ovvero delle illogicità consistenti nell’attribuzione agli elementi di giudizio di un significato estraneo al senso comune, oppure con l’indicazione dei punti inficiati da mancanza di coerenza logica, e cioè connotati da un’assoluta incompatibilità razionale degli argomenti, sempre che questi vizi emergano appunto dal ragionamento logico svolto dal giudice di merito, quale risulta dalla sentenza. In ogni caso, per sottrarsi al sindacato di legittimità, non è necessario che quella data dal giudice sia l’unica interpretazione possibile, o la migliore in astratto, sicché, quando di una clausola siano possibili due o più interpretazioni, non è consentito alla parte, che aveva proposto l’interpretazione disattesa dal giudice, dolersi in sede di legittimità del fatto che ne sia stata privilegiata un’altra (Cass. 19044/2010, 15604/2007, in motivazione, 4178/2007) dovendosi escludere che la semplice contrapposizione dell’interpretazione proposta dal ricorrente a quella accolta nella sentenza impugnata rilevi ai fini dell’annullamento di quest’ultima (Cass. 14318/2013, 23635/2010);

4. il secondo motivo di ricorso è inammissibile per la preclusione scaturente da “doppia conforme” ai sensi dell’art. 348 ter c.p.c., u.c.; in continuità con la giurisprudenza di questa Corte si ritiene che il ricorrente in cassazione, per evitare l’inammissibilità del motivo di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5 deve indicare le ragioni di fatto poste a base della decisione di primo grado e quelle poste a base della sentenza di rigetto dell’appello, dimostrando che esse sono tra loro diverse (Cass. n. 5528/2018, n. 19001/2016, n. 26774/2016) onere non assolto dall’odierno ricorrente;

4.1. tale rilievo assorbe gli ulteriori profili di inammissibilità derivanti dall’inconfigurabilità già in astratto del vizio denunziato, avendo la Corte di merito dato espressamente atto dell’esame della ” copiosa corrispondenza ” intercorsa tra le parti (sentenza pag. 8, primo capoverso) e dalla mancata trascrizione, in violazione del disposto dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, del contenuto dei documenti alla base della censura articolata.

5. le spese di lite sono regolate secondo soccombenza;

6. sussistono i presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis (Cass. Sez. Un. 23535/2019).

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Condanna parte ricorrente alla rifusione delle spese di lite che liquida in Euro 5.250,00 per compensi professionali, Euro 200,00 per esborsi, oltre spese forfettarie nella misura del 15% e accessori come per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, il 13 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 22 ottobre 2021

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