Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29645 del 29/12/2011

Cassazione civile sez. VI, 29/12/2011, (ud. 14/12/2011, dep. 29/12/2011), n.29645

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Presidente –

Dott. LA TERZA Maura – Consigliere –

Dott. IANNIELLO Antonio – rel. Consigliere –

Dott. MAMMONE Giovanni – Consigliere –

Dott. CURZIO Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

POSTE ITALIANE SPA (OMISSIS) in persona del Presidente del

Consiglio di Amministrazione e legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PO 25/B, presso lo studio

dell’avvocato PESSI ROBERTO, che la rappresenta e difende, giusta

delega a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

M.G. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA PRINCIPE AMEDEO 221, presso la CONFSAL-COMUNICAZIONI,

rappresentato e difeso dall’avvocato COGO GIOVANNA, giusta procura

alle liti in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1495/2009 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE del

13.11.09, depositata il 19/11/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

14/12/2011 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIO IANNIELLO;

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. MARIO FRESA.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE

La causa è stata chiamata alla adunanza in camera di consiglio del 14 dicembre 2011 ai sensi dell’art. 375 c.p.c. sulla base della seguente relazione redatta a norma dell’art. 380-bis c.p.c.:

“Con ricorso notificato il 16/17 novembre 2010 Poste Italiane s.p.a.

chiede, con un unico motivo, relativo alla violazione dell’art. 342 c.p.c. e SEGG. e al vizio di motivazione, la cassazione della sentenza pubblicata in data 19 novembre 2009, con la quale la Corte d’appello di Firenze ha dichiarato inammissibile l’appello proposto dalla società avverso la sentenza del locale Tribunale che, accogliendo la domanda svolta da M.G., aveva dichiarato la nullità del termine apposto al contratto di lavoro stipulato tra le parti l’11 febbraio 2002, con la conseguente conversione dello stesso in contratto a tempo indeterminato.

Resiste alle domande con rituale controricorso M.G..

Il procedimento è regolato dall’art. 360 c.p.c., e segg. con le modifiche e integrazioni successive, in particolare quelle apportate dalla L. 18 giugno 2009, n. 69.

Il ricorso è manifestamente infondato e va pertanto trattato in camera di consiglio per essere respinto.

Il termine era stato apposto al contratto di lavoro tra le parti, ai sensi del D.Lgs. n. 368 del 2001 “per far fronte agli incrementi di attività ed esigenze produttive particolari e di carattere temporaneo, connesse all’introduzione dell’euro nei Paesi dell’Unione e che non possono essere soddisfatte col personale in servizio”.

Il Tribunale aveva ritenuto non sufficientemente specificata la causale del termine, in violazione del D.Lgs. citato, art. 1 in quanto allegata solo in termini generali e aveva valutato che la società non avesse fornito la prova in ordine alla riconducibilità del contratto a termine tra le parti ad esigenze organizzative specificatamente riferibili alla indicata causale.

La Corte d’appello di Firenze ha infine ritenuto che l’atto di appello della società non avesse specificatamente investito l’accertamento centrale della sentenza impugnata, secondo cui l’adibizione del M. al C.U.A.S. di Firenze e le mansioni dallo stesso concretamente svolte per tutta la durata del contratto a termine erano esclusivamente giustificate dalla diversa esigenza della società di esaurire l’arretrato che si era accumulato nel tempo presso l’ufficio e riferito all’attività di “spunta dei bollettini” e “verifica”.

Col ricorso, la s.p.a. Poste Italiane contesta tale valutazione col riprodurre frasi dell’atto di appello che dovrebbero dimostrare l’avvenuta censura dell’accertamento indicato, ma che in realtà sono quelle adeguatamente giudicate dalla Corte territoriale di portata generale ed estranee all’oggetto dello stesso (e alcune valutate altresì come poco comprensibili), senza che la ricorrente riesca a illustrarne un qualche specifico riferimento alla situazione lavorativa del M. e quindi alle concrete ragioni del termine apposto al relativo contratto di lavoro, limitandosi sostanzialmente in proposito ad accusare la Corte di travisamento, di motivazione carente e ribadendo in termini generali la portata del “progetto logistico EURO”.

Sono seguite le rituali comunicazione e notifica della suddetta relazione, unitamente al decreto di fissazione della presente udienza in camera di consiglio.

Il Collegio condivide il contenuto della relazione, rigettando pertanto il ricorso e condannando la ricorrente alle spese di questo giudizio, liquidate in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente a rimborsare al resistente le spese di questo giudizio, liquidate in Euro 30,00 per esborsi ed Euro 2.000,00 per onorari, oltre spese generali (12,50%), IVA e CPA. Così deciso in Roma, il 14 dicembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 29 dicembre 2011

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