Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29641 del 29/12/2011

Cassazione civile sez. VI, 29/12/2011, (ud. 14/12/2011, dep. 29/12/2011), n.29641

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Presidente –

Dott. LA TERZA Maura – Consigliere –

Dott. IANNIELLO Antonio – rel. Consigliere –

Dott. MAMMONE Giovanni – Consigliere –

Dott. CURZIO Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

POSTE ITALIANE SPA (OMISSIS) in persona del Responsabile della

Direzione Affari Legali della Società, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIALE EUROPA 190, presso l’Area Legale Territoriale Centro

della Società, rappresentata e difesa dagli avvocati URSINO ANNA

MARIA ed ELENA NIZZA, giusta DELEGA a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

M.A. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA OPPIDO MAMERTINA 4, presso lo studio dell’avvocato NEGRETTI

G. rappresentato e difeso dall’avvocato MARINO GIORGIO, giusta

procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 4184/2008 della CORTE D’APPELLO di ROMA del

22.5.08, depositata il 19/10/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

14/12/2011 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIO IANNIELLO;

udito per la ricorrente l’Avvocato Anna Maria Ursino che si riporta

agli scritti e chiede l’accoglimento del ricorso;

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. MARIO FRESA

che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE

La causa è stata chiamata alla adunanza in camera di consiglio del 14 dicembre 2011 ai sensi dell’art. 375 c.p.c. sulla base della seguente relazione redatta a norma dell’art. 380-bis c.p.c.:

“Con ricorso, la cui notifica è stata inutilmente tentata il 18 ottobre 2010 e poi di nuovo il 3 novembre 2010 con smarrimento della relativa relazione e infine è riuscita il 9 dicembre 2010, la s.p.a.

Poste Italiane chiede, con un unico motivo, la cassazione della sentenza depositata il 19 ottobre 2009, con la quale la Corte d’appello di Roma, in riforma della decisione di primo grado, ha dichiarato l’erroneità dell’accertamento sanitario di inidoneità temporanea (per sei mesi dall’8 aprile al 7 ottobre 1998) del dipendente della società M.A. all’espletamento delle mansioni di autista e quindi l’illegittimità della conseguente assegnazione allo stesso di mansioni diverse, comportanti l’erogazione di compensi inferiori. La Corte territoriale ha altresì condannato la società a risarcire all’appellante il conseguente danno patrimoniale, per la cui quantificazione ha peraltro rinviato a separato giudizio, avendo dichiarato nulla la relativa domanda sul quantum.

Col ricorso, la società deduce la violazione del D.Lgs. n. 626 del 1994, artt. 16 e 17 in relazione alla L. n. 300 del 1970, art. 5 sostenendo l’inimpugnabilità dell’accertamento medico, operato, sulla base di una convenzione intercorrente con le FF.SS., dal centro di medicina del lavoro di queste ultime nei confronti del lavoratore in funzione preventiva, in sede di controllo periodico diretto ad evitare possibili danni alla salute del lavoratore dai rischi cui le mansioni assegnate possono esporlo.

Resiste alle domande M.A. con controricorso, deducendo l’inammissibilità del ricorso per mancanza della formulazione del quesito di diritto, imposta, a pena di inammissibilità, dall’art. 366-bis c.p.c. e, in subordine la sua infondatezza.

Il procedimento è regolato dall’art. 360 c.p.c. e segg. con le modifiche e integrazioni successive, in particolare quelle apportate dalla L. 18 giugno 2009, n. 69.

Il ricorso va trattato in camera di consiglio sulla base della relazione che segue.

E’ anzitutto errata la deduzione del controricorrente di inammissibilità del ricorso per la mancata formulazione del quesito i diritto di cui all’art. 366-bis c.p.c., essendo stata tale norma del codice di rito abrogata dalla L. 18 giugno 2009, n. 69, con effetto sui ricorsi per cassazione proposti avverso sentenze pubblicate, come nel caso in esame, successivamente alla data del 3 luglio 2009.

Quanto al merito della questione proposta col ricorso, essendo stato l’accertamento medico di inidoneità temporanea alla guida del M. posto a fondamento esclusivo della sospensione temporanea delle sue mansioni di autista e della assegnazione di altre peggio retribuite, ne è derivata, secondo l’accertamento dei giudici di merito la lesione di una situazione giuridica soggettiva del dipendente, qualificata evidentemente quale diritto, ai sensi dell’art. 13 S.L., alla quale il M. era pertanto autorizzato, a norma dell’art. 24 Cost., a reagire giudizialmente, sostenendo l’erroneità dell’accertamento medico medesimo, privato o pubblico che sia stato, indipendentemente dal fatto che questo sia previsto in generale dalla legge nell’interesse della salute dei lavoratori.

Ove il collegio condivida tali valutazioni, il ricorso si presenterebbe manifestamente infondato”.

Sono seguite le rituali comunicazione e notifica della suddetta relazione, unitamente al decreto di fissazione della presente udienza in camera di consiglio.

Il Collegio condivide il contenuto della relazione, rigettando pertanto il ricorso e condannando la società a rimborsare al M. le spese di questo giudizio, liquidate in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente a rimborsare al M. le spese di questo giudizio, liquidate in Euro 30,00 per esborsi ed Euro 2.000,00 per onorari, oltre accessori di legge (12,50%, IVA e CPA).

Così deciso in Roma, il 14 dicembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 29 dicembre 2011

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