Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29618 del 22/10/2021

Cassazione civile sez. VI, 22/10/2021, (ud. 16/06/2021, dep. 22/10/2021), n.29618

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Presidente –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

Dott. CAPRIOLI Maura – rel. Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 37348-2019 proposto da:

ROMA CAPITALE, (OMISSIS), in persona della Sindaca pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, V. DEL TEMPIO DI GIOVE 21, presso

lo studio dell’avvocato DOMENICO ROSSI, che lo rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

ASSOCIAZIONE NAZIONALE VITTIME CIVILI DI GUERRA – ONLUS, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA RIDOLFINO VENUTI, 20, presso lo studio dell’avvocato

FRANCESCO ORSOMARSO, che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2710/3/2019 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE del LAZIO, depositata il 05/08/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 16/06/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MAURA

CAPRIOLI.

 

Fatto

Ritenuto che:

Con sentenza n. 2710/2019 la C.T.R. del Lazio accoglieva l’appello dell’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra O.N. L.U.S. nei confronti di Roma Capitale avverso la sentenza della CTP di Roma, che aveva rigettato il ricorso della contribuente contro l’avviso di accertamento per ICI 2010, volto ad ottenere il riconoscimento dell’esenzione ai sensi del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 7, comma 1, lett. i).

Rilevava infatti la sussistenza in capo alla contribuente dei requisiti richiesti dalla normativa vigente per fruire dell’esenzione atteso che nell’immobile veniva svolta attività di assistenza e tutela degli interessi dei mutilati e degli invalidi civili e di guerra e dei congiunti deceduti per fatti di guerra.

Propone ricorso per cassazione il predetto Comune, affidato a due motivi.

Si è costituita la parte intimata con controricorso, illustrato da successiva memoria.

Diritto

Considerato che:

Con il primo motivo il ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 7, comma 1, lett. i) in combinato disposto dell’art. 2697 c.c. e delle norme correlate, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Sottolinea che la destinazione degli immobili di proprietà dell’Associazione ad attività di assistenza di per sé solo non costituisce un presupposto per beneficiare dell’esenzione ai sensi del richiamato art. 7.

Si osserva infatti che il requisito oggettivo ai fini in questione può essere riconosciuto unicamente agli immobili utilizzati dagli enti non commerciali dovendosi verificare in concreto che l’attività sia esercitata con modalità non commerciali, verifica che non sarebbe stata fatta dalla CTR.

Con un secondo motivo si deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. sul riparto dell’onere probatorio, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Si critica la decisione nella parte in cui avrebbe ritenuto assolto l’onere probatorio esistente a carico dell’Associazione malgrado dagli atti di causa non risulterebbe dimostrato la sussistenza dei requisiti necessari al riconoscimento dell’esenzione.

Va preliminarmente disattesa l’eccezione di inammissibilità del ricorso, sollevata dalla controricorrente sull’assunto che le censure tenderebbero ad ottenere dal giudice di legittimità una diversa valutazione degli elementi probatori esaminati dai giudici di merito.

Invero le doglianze non investono un accertamento di un fatto compiuto dal giudice di merito, ma la individuazione che questi ha compiuto della norma applicata a quel fatto così come accertato, riconducibile all’ipotesi di falsa applicazione della legge, usualmente definita “vizio di sussunzione”.

Sempre in via preliminare va esaminata l’eccezione di giudicato esterno che si sarebbe formato in relazione alla sentenza nr 2711/2019 della CTR del Lazio su una questione identica avente ad oggetto l’avviso di accertamento nr 20295 emesso per l’anno di imposta 2011.

L’eccezione è infondata.

Giova ricordare che il giudicato formatosi su alcune annualità fa stato con riferimento anche ad annualità diverse, in relazione a quei fatti che costituiscono elementi costitutivi della fattispecie a carattere tendenzialmente permanente ma non con riferimento ad elementi variabili con la conseguenza che, in tema di Ici, il giudicato sulle modalità di esercizio di una determinata attività, che sono suscettibili di modificarsi nel tempo, non spiega efficacia espansiva negli altri periodi di imposta” (così, da ultimo, ordinanza n. 7417 del 15/03/2019). La citata sentenza nr 2711/2019, passata in giudicato, non contiene alcun accertamento su fatti, non contiene cioè alcuna statuizione sull’uso degli immobili in questione, ma si basa su considerazioni di diritto. Solo statuizioni sui fatti possono (come quelle relative a fatti costitutivi della fattispecie di esenzione insuscettibili di modifica nel tempo) fare stato in un giudizio diverso. Le considerazioni in diritto, al contrario, possono indirizzare il convincimento ma non assumono efficacia vincolante di giudicato.

Ciò posto, i due motivi di ricorso, che possono essere esaminati congiuntamente per l’intima connessione, sono fondati.

In tema dell’esenzione prevista dal D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, art. 7, comma 1, lett. i, è stato recentemente affrontato da questa Corte con argomentazioni che, per ragioni di economia processuale, si ritiene di dover qui richiamare e ribadire per esteso, nelle parti coerenti con il thema decidendum, posto che se ne condivide integralmente l’impostazione (vedansi, in motivazione: Cass., Sez. 5, 27 giugno 2019, n. 17256; Cass., Sez. 5, 11 marzo 2020, n. 6795).

Secondo il richiamato orientamento, il D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, art. 7, comma 1, lett. i, nel testo vigente dall’1 gennaio 2003 al 3 ottobre 2005, disponeva l’esenzione dall’I.C.I. per “gli immobili utilizzati dai soggetti di cui al testo unico delle imposte sui redditi, approvato con D.P.R. n. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 87, comma 1, lett. c), e successive modificazioni, destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive”.

Tale disposizione è stata, in seguito, integrata e modificata dal D.L. 30 settembre 2005, n. 203, art. 7, comma 2-bis, convertito, con modificazioni, nella L. 2 dicembre 2005, n. 281, che aveva esteso l’esenzione alle attività indicate dalla medesima lett. a prescindere dalla natura eventualmente commerciale delle stesse. Un’ulteriore modifica e’, poi, intervenuta con il D.L. 4 luglio 2006, n. 223, art. 39, convertito, con modificazioni, nella L. 4 agosto 2006, n. 248, che, sostituendo il cit. D.L. 30 settembre 2005, n. 203, art. 7, comma 2-bis, convertito, con modificazioni, nella L. 2 dicembre 2005, n. 281, ha stabilito che l’esenzione disposta dal D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, art. 7, comma 1, lett. i, si intende applicabile alle attività indicate nella medesima lettera “che non abbiano esclusivamente natura commerciale”.

Le modifiche legislative suddette non si applicano retroattivamente, trattandosi di disposizioni che hanno carattere innovativo e non interpretativo (Cass., Sez. 5, 16 giugno 2010, n. 14530; Cass., Sez. 5, 15 luglio 2015, n. 14795). Occorre precisare, inoltre, che le condizioni dell’esenzione sono cumulative, nel senso che è richiesta la coesistenza, sia del requisito soggettivo riguardante la natura non commerciale dell’ente, sia del requisito oggettivo in forza del quale l’attività svolta nell’immobile deve rientrare tra quelle previste dal D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, art. 7, comma 1, lett. i, (Cass., Sez. 5, 8 luglio 2015, n. 14226; Cass., Sez. 5, 13 febbraio 2019, n. 4216).

Con riguardo alla verifica del requisito oggettivo e’, pertanto, irrilevante, la destinazione degli utili eventualmente ricavati al perseguimento di fini sociali; tale elemento, costituendo una fase successiva, non fa, infatti, venir meno l’eventuale carattere commerciale dell’attività (Cass., Sez. 5, 20 novembre 2009, n. 24500).

Sotto il profilo della distribuzione degli oneri probatori è stato affermato, ed è un principio del tutto condiviso da questo collegio, che “il contribuente ha l’onere di dimostrare l’esistenza, in concreto, dei requisiti dell’esenzione, mediante la prova che l’attività cui l’immobile è destinato, pur rientrando tra quelle esenti non sia svolta con le modalità di un’attività commerciale” (Cass., Sez. 5, 2 aprile 2015, n. 6711).

Sul diverso versante della compatibilità della norma in esame con il diritto unitario, da tempo si è affermato un orientamento di legittimità secondo cui deve tenersi conto della decisione della Commissione dell’Unione Europea del 19 dicembre 2012. Sul punto, questa Corte ha verificato se il D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, art. 7, comma 1, lett. i, in tema di esenzione I.C.I., nelle sue diverse formulazioni succedutesi nel tempo, concretizzasse una forma di aiuto di Stato in violazione del diritto dell’Unione Europea, in particolare con il Trattato, art. 107, paragrafo 1, secondo il quale: “sono incompatibili con il mercato interno, nella misura in cui incidano sugli scambi tra Stati membri, gli aiuti concessi dagli Stati, ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza”.

E’ stato, poi, precisato che anche un ente senza fine di lucro può svolgere attività economica, cioè offrire beni o servizi sul mercato. La finalità sociale dell’attività svolta non e’, dunque, di per sé sufficiente ad escluderne la classificazione in termini di attività economica. Per escludere la natura economica dell’attività è necessario che essa sia svolta a titolo gratuito o dietro il versamento di un importo simbolico. Da tali rilievi consegue l’irrilevanza delle argomentazioni sulle finalità solidaristiche che connotano le attività svolte dalla parte contribuente. Ne’ può tenersi conto della circolare emessa dalla Direzione Federalismo Fiscale presso il Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia e delle Finanze il 26 gennaio 2009 n. 2/F, nella parte esplicativa dei criteri utili per stabilire quando le attività di cui al D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, art. 7, comma 1, lett. i, debbano essere considerate di natura “non esclusivamente commerciale”. La Commissione dell’Unione Europea ha ritenuto, infatti, che l’applicazione dei criteri di cui alla citata circolare non vale ad escludere la natura economica delle attività interessate ed ha concluso nel senso che l’esenzione di cui al D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, art. 7, comma 1, lett. i, costituisce aiuto di Stato. In quella ipotesi, tuttavia, non è stato ritenuto possibile ordinare il recupero delle somme.

Tale ultimo aspetto è stato di recente affrontato e risolto dalla sentenza resa dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea il 6 novembre 2018, cause riunite C622/16 P – C-623/16 P, C624/16. E’ stato chiarito, infatti, che l’ordine di recupero di un aiuto illegale è la logica e normale conseguenza dell’accertamento della sua illegalità e che diversamente si farebbero perdurare gli effetti anticoncorrenziali della misura. In questo senso è stato precisato che le decisioni della Commissione dell’Unione Europea volte ad autorizzare o vietare un regime nazionale hanno portata generale.

Se ne è concluso, quindi, dando seguito al più recente orientamento della giurisprudenza di legittimità (Cass., Sez. 5, 12 febbraio 2019, n. 4066; Cass., Sez. 5, 12 aprile 2019, n. 10288; Cass., Sez. 6, 10 settembre 2020, n. 18831), che l’esenzione prevista in favore degli enti non commerciali dal D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, art. 7, comma 1, lett. i, è compatibile con il divieto di aiuti di Stato sancito dalla normativa dell’Unione Europea solo qualora abbia ad oggetto immobili destinati allo svolgimento di attività non economica nei termini sopra precisati: cioè, quando l’attività sia svolta a titolo gratuito ovvero dietro il versamento di un corrispettivo simbolico.

Posto in siffatti termini il quadro normativo e giurisprudenziale di riferimento, occorre ora verificare ai fini del beneficio fiscale in questione, la sussistenza della duplice condizione dell’utilizzazione diretta dei beni immobili da parte della associazione e della loro destinazione diretta e immediata al perseguimento dei fini istituzionali (Cass., Sez. 5, 3 settembre 2008, n. 22201).

Nella specie, il requisito soggettivo – sulla cui sussistenza, peraltro, non vi è contestazione – si può considerare insito nelle finalità solidaristiche enunciate nello Statuto e dalla classificazione come ente morale.

Sussiste, invece, contrasto tra le parti in ordine alla sussistenza del requisito oggettivo. L’ente locale ha, infatti, sostenuto che nel caso di specie la CTR non avrebbe verificato se l’attività di assistenza prestata dall’Associazione fosse stata svolta con modalità non commerciali, presupposto imprescindibile per fruire dell’esenzione.

In effetti il giudice di appello ha completamente omesso il doveroso accertamento finalizzato a verificare se in concreto l’attività assistenziale si fosse o meno svolta in un contesto di sostanziale imprenditorialità, come precisato da Cass., Sez. 5, n. 13970 dell’8 luglio 2016, non facendo buon governo dei principi sopra enunciati. A tanto provvederà il giudice di rinvio.

Sulla base di tali considerazioni, idonee a superare i rilievi difensivi svolti dalla controricorrente anche in memoria, il ricorso deve essere accolto e la sentenza cassata, con rinvio alla CTR del Lazio, anche per le spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la decisione impugnata e rinvia alla CTR del Lazio anche per le spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 16 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 22 ottobre 2021

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