Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29606 del 24/12/2020

Cassazione civile sez. I, 24/12/2020, (ud. 16/09/2020, dep. 24/12/2020), n.29606

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE CHIARA Carlo – Presidente –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. FIDANZIA Andrea – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9496/2019 proposto da:

M.D., difeso e rappresentato dall’avv. Clementina Di Rosa,

domiciliato presso la cancelleria della sezione prima Civile della

Suprema Corte di Cassazione;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno;

– intimato –

avverso il decreto del TRIBUNALE di NAPOLI, depositata il 14/02/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

16/09/2020 dal Cons. Dott. FIDANZIA ANDREA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Il Tribunale di Napoli, con decreto depositato in data 14.02.2019, ha rigettato la domanda di M.D., cittadino della (OMISSIS), volta ad ottenere il riconoscimento della protezione internazionale o, in subordine, della protezione umanitaria.

E’ stato, in primo luogo, ritenuto che difettassero i presupposti per il riconoscimento in capo al ricorrente dei presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiato, non essendo la vicenda narrata stata ritenuta sussumibile nella fattispecie di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 8 (il ricorrente aveva riferito di essersi allontanato dalla (OMISSIS) per cercare un lavoro ed aiutare economicamente sua madre).

Inoltre, con riferimento alla richiesta di protezione sussidiaria, il giudice di merito ha evidenziato l’insussistenza del pericolo per il ricorrente di essere esposto a grave danno in caso di ritorno nel paese d’origine.

Infine, il ricorrente non è stato comunque ritenuto meritevole del permesso per motivi umanitari, non essendo stata allegata una sua specifica situazione di vulnerabilità personale.

Ha proposto ricorso per cassazione M.D. affidandolo a quattro motivi.

Il Ministero dell’Interno si è costituito tardivamente in giudizio al solo scopo di un’eventuale partecipazione all’udienza di discussione.

Il Collegio ha disposto che la motivazione della presente ordinanza sia redatta in forma semplificata, non facendosi questioni rilevanti ai fini della funzione nomofilattica di questa Corte.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo è stata dedotta la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3,5,6,7,8 e 14.

Lamenta il ricorrente – dopo una lunga premessa in cui ha trascritto la normativa in materia di riconoscimento dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria nonchè il ricorso introduttivo del giudizio – di aver rappresentato un racconto caratterizzato da una coerenza interna ed esterna e di essere esposto al rischio concreto, in caso di rimpatrio, di subire ulteriori violenze oltre che trattamenti disumani e degradanti, non potendo far conto su un sistema di giustizia capace di tutelare i suoi diritti.

In ogni caso, anche a prescindere dalla sua vicenda personale, il ricorrente evidenzia la drammatica situazione del suo paese d’origine in termine di violenza generalizzata, come emergente dal rapporto di Amnesty International 2017-2018 e dal portale del Ministero degli Esteri “(OMISSIS)”.

2. Con il secondo motivo è stata dedotta la violazione o falsa applicazione del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5 per non aver ritenuto il giudice di merito sussistente in capo allo stesso una condizione di vulnerabilità, nonostante l’instabilità ed insicurezza del suo paese d’origine e la violazione dei diritti fondamentali, e per non aver considerato la sua integrazione nel paese di accoglienza, come emergente dall’attestato di conoscenza della lingua italiana.

3. Con il terzo motivo è stata dedotta violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3 e art. 27, comma 1 bis.

Censura il ricorrente che il giudice di merito non ha svolto un’adeguata istruttoria sulla situazione socio – politica del paese d’origine, non tenendo conto della gravità della medesima.

4. Con il quarto motivo è stato dedotto l’omesso esame ex art. 360 c.p.c., comma 1 di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti. Lamenta il ricorrente che il decreto impugnato ha omesso l’esame di elementi fattuali di indiscutibile rilevanza ai fini della domanda di protezione umanitaria, quali la giovanissima età, le violenze subite, le calamità naturali che hanno colpito la sua città (OMISSIS), la fede (OMISSIS) ed il dilagante fenomeno di fondamentalismo islamico nella regione di provenienza.

5. Il primo ed il terzo motivo, da esaminare unitariamente, soffermandosi entrambi sulla situazione generale socio-politica del paese di provenienza del richiedente e sulla sua omessa considerazione della stessa da parte del giudice di merito, sono inammissibili.

In primo luogo, va evidenziata, con riferimento alla domanda per il riconoscimento dello status di rifugiato, l’estrema genericità delle censure del ricorrente, il quale di fronte alle precise argomentazioni del Tribunale di merito, che ha evidenziato come lo stesso richiedente avesse riferito, in sede di interrogatorio libero, di aver lasciato la (OMISSIS) in cerca di lavoro per aiutare economicamente sua madre, ha fatto riferimento ad elementi, quali il timore di subire violenze o trattamenti disumani e degradanti o l’efficienza del sistema giustizia, completamente estranei alla sua vicenda personale.

Con riferimento al profilo della richiesta protezione sussidiaria, il giudice di merito ha accertato, l’insussistenza di una situazione di violenza indiscriminata derivante da conflitto armato in (OMISSIS) ed il relativo accertamento costituisce apprezzamento di fatto di esclusiva competenza del giudice di merito non censurabile in sede di legittimità (Cass. del 12/12/2018 n. 32064).

Ne consegue che le censure del ricorrente sul punto si configurano come di merito, e, come tali inammissibili in sede di legittimità, essendo finalizzate a sollecitare una rivalutazione del materiale probatorio già esaminato dal giudice di merito.

Peraltro, parimenti inammissibile è la censura con cui il ricorrente contesta la valutazione in fatto del Giudice di merito sulla base di fonti di documentazione allegate al ricorso per cassazione, che il ricorrente neppure ha dedotto di averle prodotte davanti al giudice di merito e di averle sottoposte all’esame dello stesso giudice (come tali inammissibili ex art. 372 c.p.c.).

6. Il secondo ed il quarto motivo, da esaminare unitariamente vertendo entrambi sulla richiesta di protezione umanitaria, sono inammissibili.

In primo luogo, il ricorrente non si è minimamente confrontato con le precise argomentazioni del giudice di merito, che ha evidenziato, quanto alla richiesta di protezione umanitaria, che lo stesso ricorrente, in sede di interrogatorio libero, non aveva allegato alcuna circostanza da cui dedurre che, in caso di rimpatrio, si sarebbe trovato in una grave situazione di deprivazione dei diritti umani, nè aveva in alcun modo riferito che la zona di (OMISSIS), in cui viveva, fosse stata in alcun modo interessata dalle frane del 2017.

Peraltro, il ricorrente fa inammissibilmente riferimento nel ricorso a profili, quali la sua fede (OMISSIS) e il dilagante fondamentalismo islamico nella regione d’origine, di cui non vi è traccia nel decreto impugnato e che lo stesso richiedente neppure deduce di aver già prospettato al giudice di merito, di talchè il ricorso difetta sul punto di autosufficienza (Cass. 13/06/2018, n. 15430).

Infine, il ricorrente non ha minimamente contrastato la precisa affermazione del giudice di merito secondo cui il ricorso difettava del profilo di individualizzazione del rischio necessario per il riconoscimento della protezione umanitaria, facendo genericamente riferimento alla situazione di instabilità del paese d’origine.

In proposito, va osservato che questa Corte ha già affermato che, ai fini della concessione della protezione umanitaria, pur dovendosi partire, nella valutazione di vulnerabilità del richiedente, dalla situazione oggettiva del paese d’origine, questa deve essere necessariamente correlata alla condizione personale, atteso che, diversamente, si finirebbe per prendere in considerazione non già la situazione particolare del singolo soggetto, ma piuttosto quella del suo paese d’origine in termini del tutto generali ed astratti, e ciò in contrasto con il parametro normativo di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 (in questi termini Cass. n. 4455 del 23/02/2018).

Inoltre, il richiedente si duole che non si è tenuto conto del suo percorso di integrazione, non considerando che tale elemento, secondo il costante insegnamento di questa Corte, può essere sì considerato in una valutazione comparativa al fine di verificare la sussistenza della situazione di vulnerabilità, ma non può, tuttavia, da solo esaurirne il contenuto (vedi Cass. n. 4455 del 23/02/2018).

La declaratoria di inammissibilità del ricorso non comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali in ragione dell’inammissibilità della costituzione tardiva del Ministero dell’Interno.

P.Q.M.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, se dovuto, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 16 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 24 dicembre 2020

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