Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29573 del 11/12/2017


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Civile Ord. Sez. L Num. 29573 Anno 2017
Presidente: NAPOLETANO GIUSEPPE
Relatore: MIGLIO FRANCESCA

ORDINANZA

sul ricorso 28942-2012 proposto da:
ISMEA – ISTITUTO DI SERVIZI PER IL MERCATO AGRICOLO E
ALIMENTARE C.F. 08037790584, in persona del legale
rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata
in ROMA, VIALE DELLE MILIZIE l, presso lo studio
degli avvocati EDOARDO GHERA e FRANCESCO GHERA, che
lo rappresentano e difendono giusta delega in atti;
– ricorrente 2017
3032

contro

VIEL MASSIMILIANO, elettivamente domiciliato in ROMA,
PIAZZA MARTIRI DI BELFIORE 2, presso lo studio
dell’avvocato RICCARDO CHILOSI, che lo rappresenta e
difende giusta delega in atti;

Data pubblicazione: 11/12/2017

- controricorrente

vverso la sentenza n. 7078/2011 della CORTE
D’APPELLO di ROMA, depositata il 15/12/2011 r.g.n.
9784/2009;

Il P.M. ha depositato conclusioni scritte.

Camera di consiglio del 28 giugno 2017 – n.41 del ruolo
RG n. 28942/12
Presidente: Napoletano – Relatore: Miglio

RG. 28942/2012

che con sentenza in data 15 dicembre 2011, la Corte di Appello di Roma ha
respinto l’appello avverso la sentenza del Tribunale della medesima città che
aveva accolto la domanda proposta da Viel Massimiliano, diretta
all’accertamento della nullità dei contratti di collaborazione coordinata e
continuativa ed a progetto intercorsi con l’ISMEA, accertando la sussistenza,
tra le parti, di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato dal
1.1.2004 ed il diritto del Viel ad essere riammesso in servizio, pronunciando
altresì condanna nei confronti dell’ISMEA al pagamento delle retribuzioni
maturate dal 5.7.2007;
che avverso tale sentenza l’ISMEA ha proposto ricorso affidato a cinque motivi,
al quale ha opposto difese il Viel con controricorso;
che è stata depositata memoria ex art. 380 bis c.p.c. dal Viel, con cui è stata
formulata richiesta di rinvio per la trattazione congiunta del presente
procedimento con il procedimento n. 2036 del 2017 pendente tra le medesime
parti;
che il P.G. ha concluso per l’inammissibilità o il rigetto del ricorso;
CONSIDERATO CHE
preliminarmente il collegio ritiene non meritevole di accoglimento l’istanza di
rinvio per la trattazione congiunta formulata nella memoria ex art. 380 bis
c.p.c., depositata dal Viel, essendo il presente procedimento stato introdotto
nel 2012, sicchè deve darsi priorità alle esigenze di definizione del medesimo;

RILEVATO

y

1. cot il primo motivo di ricorso l’ISMEA deduce la nullità della sentenza e del
Rrt; …) dimento (art. 360 n. 4 c.p.c.) in riferimento all’art. 112 c.p.c., per aver la
Corte territoriale erroneamente ritenuto compresa nel ricorso introduttivo del
giudizio la domanda relativa alla conversione del rapporto di co.co.co .’ l inter
parteS. ‘ in rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, nonchè il vizio
di omessa o insufficiente motivazione (art. 360 n. 5 c.p.c.) su un fatto

2. con il secondo motivo di ricorso la ricorrente censura la sentenza impugnata
per violazione e falsa applicazione di norme di diritto (art. 360 n.3 c.p.c.) in
riferimento all’art. 69 nonché agli artt. 61 e 62 d.lgs. n. 276 del 2003, nonché
il difetto di motivazione su un fatto controverso e decisivo (art. 360 n. 5
c.p.c.). La ricorrente sostanzialmente contesta l’interpretazione dell’art. 69
comma 1 cit., secondo la quale la presunzione di subordinazione ivi prevista e
regolata si estende al caso in cui il progetto o il programma di lavoro, benchè
formalmente indicato, sia privo del requisito della specificità, nonché la
interpretazione secondo la quale il medesimo articolo ha introdotto una
presunzione assoluta, in forza della quale

i

rapporti di co.co.co . non

riconducibili ad un progetto sarebbero trasformati in rapporti a tempo
indeterminato;
3. con il terzo motivo l’ISMEA deduce la violazione e falsa applicazione di
norme di diritto (art. 360 n.3 c.p.c.)in relazione all’art. 61 d.lgs. n. 276/2003
nonché all’art. 409 n. 3 c.p.c. e all’art. 2222 c.c. per avere la Corte territoriale
ritenuto carente del requisito della specificità del progetto i rapporti di
collaborazione “inter partes”; denuncia altresì il difetto di motivazione su un
fatto decisivo e controverso (art. 360 n. 5 c.p.c.). In sintesi, la ricorrente
critica la tesi accolta dalla sentenza impugnata, secondo cui non solo il
progetto ma anche il programma deve consistere nel compimento di un
risultato autosufficiente ed ontologicamente diverso dall’attività istituzionale
del committente, sostenendo, al contrario, che il programma di lavoro possa
riferirsi ad una attività destinata ad integrarsi con quella del committente;

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controverso e decisivo;

4. cn il quarto motivo di ricorso la ricorrente denuncia la violazione e falsa
a

cazione di norme di diritto ( art 360 n. 3 c.p.c.), in riferimento agli artt. 61

e 62 d.lgs. n. 276 del 2003 e gli artt. 2094 e 2222 c.c. per falsa applicazione
dei criteri generali ed astratti di distinzione tra lavoro c.d. a progetto e lavoro
subordinato. Denuncia altresì il vizio di motivazione su un fatto decisivo o
controverso (art. 360 n. 5 c.p.c.);

360 n. 3 c.p.c.), in riferimento agli artt. 61 e 69 d.lgs. n. 276 del 2003 e all’art.
18 della legge n. 300 del 1970. In particolare deduce che, anche ammettendo
la nullità del contratto di lavoro a progetto e la sua trasformazione in rapporto
di lavoro subordinato a tempo indeterminato, l’accertamento di tale nullità non
avrebbe potuto avere alcun effetto ripristinatorio del rapporto di tipo c.d. reale,
dovendo escludersi, al di fuori della fattispecie del licenziamento, l’applicazione
dell’art. 18 della legge n. 300 del 1970;
1.1.

il

primo

motivo

è

inammissibile

per

difetto

del

requisito

dell’autosufficienza: nel ricorso per Cassazione sono riportati stralci del ricorso
introduttivo di primo grado, ma non è stata trascritta integralmente la
sentenza del Tribunale, sicchè l’atto è inidoneo a fornire al collegio la
possibilità, senza ricorrere ad altre fonti, di verificare gli esatti termini della
pronuncia onde valutare se vi sia effettivamente stata la violazione dell’art.
112 c.p.c.;
2.1. il secondo motivo è infondato, essendo la sentenza, sul punto, conforme
alla consolidata giurisprudenza di legittimità, secondo la quale, in tema di
lavoro a progetto, l’art. 69, comma 1, del d.lgs. n. 276 del 2003 (“ratione
temporis” applicabile, nella versione antecedente alle modifiche di cui all’art. 1,
comma 23 lettera f), della legge n. 92 del 2012) si interpreta nel senso che,
quando un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa sia instaurato
senza la previsione di uno specifico progetto, programma di lavoro o fase di
esso, non si fa luogo ad accertamenti volti a verificare se il rapporto si sia
esplicato secondo i canoni dell’autonomia o della subordinazione, ma ad
automatica conversione in rapporto di lavoro subordinato a tempo
3

5. con il quinto motivo, l’ISMEA deduce la violazione di norme di diritto (art.

indet rminato, sin dalla data di costituzione dello stesso (ex plurimis Cass. n.

Pi

7 del 2016, Cass. n. 12820 del 2016); in tema di rapporti ex artt. 61 ss.

del d.lgs. n. 276 del 2003, l’assenza del progetto di cui all’art. 69 ( comma l s del
medesimo decreto, che ne rappresenta un elemento costitutivo , ricorre sia
quando manchi la prova della pattuizione di alcun progetto, sia allorchè il
progetto, effettivamente pattuito, risulti privo delle caratteristiche essenziali,

3.1. il terzo motivo è infondato. Invero la Corte territoriale ha correttamente
motivato sul punto con riferimento ai singoli contratti / che prevedono
sostanzialmente lo stesso elenco di attività demandate al prestatore d’opera,
con ciò evidenziando che tali contratti hanno ad oggetto l’affidamento di
attività ordinariamente espletate dall’ impresa, senza alcuna specifica
obbligazione di risultato. La pronuncia è in linea con la giurisprudenza di
questa Corte, già richiamata al punto precedente, che non fa alcuna distinzione
tra il progetto ed il programma con riferimento al necessario requisito della
specificità, precisando peraltro che “il progetto concordato non può consistere
nella mera riproposizione dell’oggetto sociale della committente, e, dunque
nella previsione di prestazioni, a carico del lavoratore, coincidenti con
l’ordinaria attività aziendale (Cfr. sul punto Cass. n. 17636 del 2016 che, in
analoga fattispecie, in cui non si applicava “ratione temporis”, l’art. 1, comma
24, della legge n. 92/12, ha confermato la sentenza della Corte territoriale che
aveva motivatamente escluso che il progetto possa consistere in una autonoma
fase dell’attività aziendale, non valendo ad integrare la necessaria specificità
del progetto una mera ripartizione interna della committenza);
4.1. il quarto motivo è inammissibile, in quanto tendente ad ottenere una
rivalutazione delle risultanze istruttorie, consistendo nella richiesta di revisione
dell’opzione che ha condotto il giudice, anche sulla base della valutazione di tali
risultanze, alla soluzione della questione esaminata, così traducendosi, pur a
fronte di un possibile diverso inquadramento degli elementi valutati, in una
nuova formulazione del giudizio di fatto (in tal senso Cass. n. 16526 del 2016);

4

quali la specificità e l’autonomia”(In termini, Cass. n. 8142 del 2017);

5.1. il quinto motivo è infondato, poiché, come correttamente ritenuto dalla
Corte territoriale, alla dichiarazione di nullità della clausola relativa al progetto
consegue la conversione “ex lege” del rapporto in contratto di lavoro
subordinato a tempo indeterminato con conseguente diritto del lavoratore ad
essere riammesso in servizio e rendere la prestazione di lavoro;

7. le spese vengono regolate come da dispositivo;
8. non sussistono le condizioni di cui all’art. 13, comma 1 quater, d.P.R. n. 115
del 2002
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso;
condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di
legittimità, che liquida in euro 5.000,00 per compensi professionali, euro
200,00 per esborsi, oltre 1 5 % sui compensi professionali ed accessori di legge.
Così deciso nella Adunanza camerale del 28 giugno 2017.

6. per le esposte motivazioni il ricorso deve essere rigettato;

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