Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2957 del 01/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 01/02/2022, (ud. 16/11/2021, dep. 01/02/2022), n.2957

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LEONE Margherita Maria – rel. Presidente –

Dott. MARCHESE Gabriella – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

Dott. BUFFA Francesco – Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 31878-2019 proposto da:

F.P., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA VALDINIEVOLE,

11, presso lo studio dell’avvocato ESTER FERRARI MORANDI, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA, 29, presso lo studio dell’avvocato

PATRIZIA CIACCI, che lo rappresenta e difende unitamente agli

avvocati CLEMENTINA PULLI, MANUELA MASSA;

– controricorrente –

avverso il decreto di omologa RG 186/2018 del TRIBUNALE di TIVOLI,

depositato il 07/05/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 16/11/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MARGHERITA

MARIA LEONE.

 

Fatto

RILEVATO

che:

Il tribunale di Tivoli in sede di procedimento ex art. 445 bis c.p.c., aveva omologato (decreto 7.5.2019) l’assenza del requisito sanitario in capo a F.P. ed aveva condannato quest’ultimo al pagamento delle spese processuali liquidate in complessivi Euro 1.048,00 in favore dell’Inps, atteso che l’Inps si era costituito in giudizio per il tramite di proprio funzionario.

Avverso tale ultimo capo della statuizione in punto di spese proponeva ricorso il F. affidandolo a due motivi cui resisteva con controricorso l’Inps.

Veniva depositata proposta ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., ritualmente comunicata alle parti unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in Camera di consiglio.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1) Con il primo motivo è dedotta la errata interpretazione ed applicazione degli artt. 91,92,113 c.p.c., e dell’art. 152 bis disp. att., dell’art. 417 bis c.p.c., per aver, il tribunale, erroneamente condannato parte ricorrente al pagamento delle spese processuali in favore dell’Inps pur se quest’ultimo era difeso da propri funzionari.

Il motivo è infondato. Questa Corte ha sul punto chiarito che “L’art. 152 bis disp. att. c.p.c., introdotto dalla L. n. 183 del 2011, art. 4, comma 42, nella parte in cui prevede la liquidazione delle spese processuali a favore delle pubbliche amministrazioni assistite in giudizio da propri dipendenti, in misura pari al compenso spettante agli avvocati ridotto del venti per cento, si applica non soltanto alle controversie relative ai rapporti di lavoro ex art. 417-bis c.p.c., ma anche ai giudizi per prestazioni assistenziali in cui l’Inps si avvalga della difesa diretta D.L. n. 203 del 2005, ex art. 10, comma 6, conv., con modif., dalla L. n. 248 del 2005, in quanto le due disposizioni sono accomunate dalla finalità di migliorare il coordinamento e la gestione del contenzioso da parte delle amministrazioni nei gradi di merito, affidando l’attività di difesa nei giudizi in modo sistematico a propri dipendenti. (Cass. n. 9878/2019; conf. Cass. n. 19034/2019).

Nel caso in esame il Tribunale ha richiamato espressamente l’applicazione dell’art. 152 bis disp. att. c.p.c., così evidenziando la correttezza della decisione.

2) Con il secondo motivo è denunciata la violazione dell’art. 152 disp. att. c.p.c., per non aver, il tribunale compensato le spese del giudizio, atteso che la impossibile applicazione dell’art. 152, quanto all’esenzione, non deve necessariamente comportate la condanna al pagamento delle spese.

Il ricorso è infondato poiché la compensazione delle spese è rimessa alla discrezionalità del giudice nei limiti indicati dal seguente principio: “In tema di condanna alle spese processuali, il principio della soccombenza va inteso nel senso che soltanto la parte interamente vittoriosa non può essere condannata, nemmeno per una minima quota, al pagamento delle spese stesse. Con riferimento al regolamento delle spese, il sindacato della Corte di cassazione è pertanto limitato ad accertare che non risulti violato il principio secondo il quale le spese non possono essere poste a carico della parte vittoriosa, con la conseguenza che esula da tale sindacato, e rientra nel potere discrezionale del giudice di merito, sia la valutazione dell’opportunità di compensare in tutto o in parte le spese di lite, tanto nell’ipotesi di soccombenza reciproca, quanto nell’ipotesi di concorso con altri giusti motivi, sia provvedere alla loro quantificazione, senza eccedere i limiti (minimi, ove previsti e) massimi fissati dalle tabelle vigenti” (Cass.n. 19613/2017). Il mancato travalicamento da parte del giudice del merito dei limiti posti alla sua valutazione esclude, in questa sede di legittimità, il giudizio circa le scelte adottate.

Il ricorso deve essere rigettato. Le spese seguono il principio di soccombenza.

Si dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13 comma quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

PQM

La Corte rigetta il ricorso; condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali liquidate in Euro 900,00 per compensi ed Euro 200,00 per spese oltre spese generali nella misura del 15% ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13 comma quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, il 16 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 1 febbraio 2022

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