Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29553 del 16/11/2018

Cassazione civile sez. trib., 16/11/2018, (ud. 19/09/2018, dep. 16/11/2018), n.29550

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PERRINO Angel – Maria –

Dott. NONNO Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – rel. Consigliere –

Dott. MENGONI Enrico – Consigliere –

Dott. PUTATURO DONATI VISCIDO M.G. – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sui ricorsa iscritto al n. 25045/2013 R.G. proposto da:

ALIMENTARIA srl in persona del legale rappresentante pro tempore,

rappresentata e difesa giusta delega in atti dal prof. avv. Carlo

Bavetta e dall’avv. Roberto Minutillo Turtur presso il cui studio in

Roma, alla via Maria Adelaide n. 8, è elettivamente domiciliata;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, con

domicilio eletto in Roma, via Dei Portoghesi, n. 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato;

– controricorrente –

Avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della

Sicilia n. 119/25/12 depositata il 18/09/2012, non notificata;

Udita la relazione della causa svolta nell’adunanza camerale del 19

settembre 2018 dal consigliere Roberto Succio.

Fatto

RILEVATO

che:

– con la sentenza di cui sopra la Commissione Tributaria Regionale ha accolto l’appello dell’Amministrazione Finanziaria, confermando la in parte la legittimità dell’avviso di accertamento impugnato, per IRES, IVA ed IRAP 2003;

– avverso la sentenza di seconde cure propone ricorso per cassazione il contribuente, con atto affidato a due motivi;

– Resiste con controricorso l’Amministrazione Finanziaria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

– con il primo motivo di ricorso formulato parte ricorrente denuncia la nullità della sentenza impugnata e del procedimento per violazione dell’art. 170 c.p.c. e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 17, per non aver la CTR ritenuto inesistente l’atto di appello avversario notificato alla parte personalmente anzichè ai difensori costituiti nel giudizio di secondo grado;

– il motivo è infondato;

– va premesso che questa Corte ancora di recente ha chiarito come (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 14549 del 06/06/2018) in tema di notificazione degli atti di impugnazione nel processo tributario, per il ricorso per cassazione trova applicazione la regola generale enunciata dall’art. 330 c.p.c., mentre per l’appello opera la disciplina speciale dettata dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 17, comma 1;

– Conseguentemente, con riferimento al testo della disposizione ridetta, alla quale si deve porre attenzione, ritiene la Corte che si debba dare qui continuità all’orientamento già espresso (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 1528 del 20/01/2017) secondo il quale nel processo tributario, con riguardo al luogo delle notificazioni, il D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 17, fa in ogni caso salva la “consegna in mani proprie”, per cui deve considerarsi valida, anche in presenza di un’elezione di domicilio, la notifica eseguita in tal modo, da identificarsi non solo con quella ex art. 138 c.p.c., ma anche con tutte le altre notificazioni ex art. 140 c.p.c. o a mezzo del servizio postale, a seguito delle quali l’atto venga comunque consegnato a mani del destinatario; proprio in applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto rituale la notifica dell’appello effettuata non presso il difensore, ma a mani proprie della parte;

– con il secondo motivo di ricorso si denuncia violazione e falsa, errata applicazione di norme di diritto, nonchè nullità della sentenza e del procedimento, del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 11 e 12, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per aver erroneamente la CTR non ritenuto inesistente l’atto di appello dell’Amministrazione Finanziaria per difetto di sottoscrizione, risultando lo stesso firmato dal Capo area controllo privo di delega e non dal direttore dell’Ufficio;

– il motivo è inammissibile, oltre che infondato;

– quanto all’inammissibilità, rileva la Corte come la parte non abbia trascritto in ricorso nè indicato in ricorso l’atto difensivo nel quale la questione qui proposta è stata sollevata, non risultando la stessa tra le questioni rilevabili d’ufficio; pertanto, difettando l’indicazione della sua tempestiva proposizione, la stessa è inammissibile;

– secondariamente, il motivo risulta anche privo di fondatezza;

– invero, una volta acclarato che l’atto in questione è sottoscritto da persona che firma in luogo del direttore titolare, come nel presente caso è pacifico, si tratta di stabilire se era necessaria una delega ad hoc per l’apposizione di tal sottoscrizione;

– orbene, il D.Lgs. n. 546 del 1992, con l’art. 10 e l’art. 11, comma 2, riconosce la qualità di parte processuale e conferisce la capacità di stare in giudizio, nelle controversie di competenza delle commissioni tributarie, all’ufficio del ministero delle finanze (oggi ufficio locale dell’agenzia fiscale) nei cui confronti è proposto il ricorso, organicamente rappresentato dal direttore (Cass. n. 6338/2008) o da altra persona preposta al reparto competente, da intendersi per ciò stesso delegata in via generale a sostituire il direttore nelle specifiche competenze (Cass. nn. 13908/2008, 3058/2008), senza necessità di speciale procura;

– tal interpretazione già accolta in altra occasione da questa Corte (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 874 del 15/01/2009) e alla quale si intende in questa sede dare continuità, risulta conforme al principio di effettività della tutela giurisdizionale, più volte richiamato anche dalla corte costituzionale – oltre che da questa Suprema Corte (Cass. S.U. nn. 3116 e 3118/2006, Cass. n. 22889/2006), che impone di ridurre al massimo le ipotesi d’inammissibilità, salvi i casi di non appartenenza del sottoscrittore all’Ufficio finanziario o di usurpazione del potere di sottoscrizione; il ricorso va quindi respinto e le spese seguono la soccombenza;

– conclusivamente, va dato atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente principale dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, stesso art. 13, comma 1-bis.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso; liquida le spese in Euro 7.000 per compensi, oltre a spese prenotate a debito che pone a carico di parte soccombente; ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente principale dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 19 settembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 16 novembre 2018

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