Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29553 del 11/12/2017


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 29553 Anno 2017
Presidente: IACOBELLIS MARCELLO
Relatore: MOCCI MAURO

ORDINANZA
sul ricorso 15125-2016 proposto da:
AGENZIA DELLE ENTRATE 11210661002, in persona del
Direttore pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che la rappresenta e difende ope legis;
– ricorrente contro
BLASIO TERESA, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA F.
ROSAZZA, 52 presso lo studio DI STASIO, rappresentata e
difesa dagli avvocati DOMENICO DI CASOLA, DAVIDE
FIORENTINO;
– controricorrente avverso la sentenza n. 37/48/2016 della COMMISSIONE
TRIBUTARIA REGIONALE della CAMPANIA, depositata il
07/01/2016;

Data pubblicazione: 11/12/2017

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio
non partecipata del 23/05/2017 dal Consigliere Dott. MAURO
MOCCI.
Rilevato:
che la Corte, costituito il contraddittorio camerale sulla

con motivazione semplificata;
che l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione nei
confronti della sentenza della Commissione tributaria regionale
della Campania che aveva rigettato il suo appello contro la
decisione della Commissione tributaria provinciale di Napoli.
Quest’ultima aveva accolto l’impugnazione di Teresa Blasio
avverso un avviso di accertamento IRPEF per l’anno 2006;
che la CTR ha affermato che sarebbero stati inesistenti i
presupposti per l’accertamento, giacché “già altre Commissioni
avevano annullato gli atti di accertamento nei confronti della
società Centro Carni, di cui la Blasio era socia con una quota
pari al 34%;
che il Collegio è stato riconvocato, a seguito di provvedimento
del 5 luglio 2017;
che non sussistono i presupposti per la sospensione fino al 10
ottobre 2017, in assenza di un’idonea istanza da parte della
contribuente
Considerato:
che il ricorso è affidato a tre motivi;
che, col primo, la ricorrente lamenta violazione e falsa
applicazione dell’art. 132 c.p.c., in relazione all’art. 360 n. 4
c.p.c.: il riferimento della sentenza impugnata a precedenti
decisioni della società avrebbe omesso qualsivoglia indicazione
al contenuto delle suddette pronunzie, al loro eventuale
passaggio in giudicato, o a qualsiasi elemento idoneo a
k(c. 2016 n. 15125 scx. MT uct. 23-05-2017

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relazione prevista dall’art. 380 bis c.p.c. delibera di procedere

supportare le ragioni del convincimento: da ciò l’apparenza
della motivazione;
che, col secondo rilievo, l’Agenzia assume la violazione e falsa
applicazione dell’art. 295 c.p.c., in relazione all’art. 360 n. 4
c.p.c., giacché la CTR avrebbe dovuto – in presenza di uno

riguardante l’accertamento degli utili extracontabili a carico
della società – sospendere il processo pregiudicato;
che, mediante la terza censura, la ricorrente invoca la
violazione e falsa applicazione dell’art. 2909 c.c., in relazione
all’art.360 n. 3 c.p.c.: la pronunzia impugnata avrebbe
erroneamente postulato il definitivo annullamento dell’atto
presupposto, laddove sarebbe stato ancora pendente il ricorso
per cassazione avverso la sentenza della CTR campana (R.G. n.
8547/2016);
che l’intimata si è costituito con controricorso;
che il primo motivo è infondato, giacché la sentenza integra la
motivazione per relationem alla decisione gravata col richiamo
alle conclusioni assunte dalla stessa CTR nel giudizio
presupposto (che rimandano implicitamente a quanto ivi
contenuto);
che il secondo motivo è parimenti infondato;
che, infatti, la sentenza impugnata è stata pubblicata il 7
gennaio 2016, allorquando, a seguito dell’entrata in vigore del
D.Lgvo n. 156/2015, non ricorreva più un’ipotesi di
sospensione necessaria, ai sensi dell’art. 295 c.p.c., essendo
eventualmente applicabile l’art. 337, comma 2, c.p.c., che, in
caso di impugnazione di una sentenza la cui autorità sia stata
invocata in un separato processo, prevede soltanto la
possibilità della sospensione facoltativa di quest’ultimo
(Sez. L, n. 4442 del 21/02/2017): di conseguenza, anche a
Ric. 2016 n. 15125 sez. MT – ud. 23-05-2017
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stretto rapporto di pregiudizialità con la controversia

voler superare la considerazione che il vizio denunciato non
censura l’art. 337 comma 2° c.p.c., resta il fatto che tale
articolo non obbliga il giudice a procedere alla sospensione;
che è per converso fondato il terzo motivo, giacché la CTR ha
erroneamente attribuito efficacia di definitività alla sentenza

che, pertanto, in accoglimento del terzo motivo di ricorso, la
sentenza va cassata ed il giudizio rinviato alla CTR Campania,
in diversa composizione, affinché si adegui alla statuizione
sopra indicata, anche per le spese del giudizio di cassazione
P.Q.M.
La Corte rigetta il primo ed il secondo motivo, accoglie il terzo
motivo, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione
Regionale della Campania, in diversa composizione, cui
demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di
legittimità.

presupposta, che invece era (ancora) priva di tale carattere;

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