Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29495 del 28/12/2011

Cassazione civile sez. VI, 28/12/2011, (ud. 11/11/2011, dep. 28/12/2011), n.29495

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Presidente –

Dott. DE RENZIS Alessandro – Consigliere –

Dott. LA TERZA Maura – rel. Consigliere –

Dott. TOFFOLI Saverio – Consigliere –

Dott. IANNIELLO Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 26395-2010 proposto da:

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE (OMISSIS) in

persona del Presidente e legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLA FREZZA 17, presso

L’AVVOCATURA CENTRALE DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli

avvocati CORETTI ANTONIETTA, STUMPO VINCENZO, DE ROSE EMANUELE,

TRIOLO VINCENZO, giusta procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

B.A. (OMISSIS), C.E., CE.

A., M.G., M.R., MO.AN.,

P.S., T.V., Z.O., tutti

elettivamente domiciliati in ROMA, PIAZZA TARQUINIA 5/D, presso lo

studio dell’avvocato FALLA TRELLA MARIA LUISA, rappresentati e difesi

dall’avvocato RIOMMI MAURIZIO, giusta procura speciale a margine del

controricorso;

– controricorrenti –

e contro

TREOFAN ITALY SPA;

– intimata –

avverso la sentenza n. 131/2010 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA del

3.3.2010, depositata il 30/06/2010;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio

dell’11/11/2011 dal Consigliere Relatore Dott. MAURA LA TERZA;

udito per il ricorrente l’Avvocato Antonietta Coretti che si riporta

ai motivi del ricorso;

udito per i controricorrenti l’Avvocato Arnaldo Casamassima (per

delega avv. Maurizio Riommi) che si riporta agli scritti e deposita

nota spese.

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. IGNAZIO

PATRONE che nulla osserva rispetto alla relazione scritta.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Con la sentenza impugnata la Corte d’appello di Perugia accoglieva la domanda proposta da B.A. ed altri nei confronti dell’Inps, accertando che non dovevano restituire la somma corrispostagli a titolo di indennità di mobilità, asseritamente non spettante in quanto erogata in concomitanza con il pagamento, da parte del datore di lavoro Moplefan spa della indennità di mancato preavviso. La Corte territoriale affermava non esservi la prova che i lavoratori avessero effettivamente goduto dell’indennità sostitutiva del preavviso, sì da rendere indebita la percezione dell’indennità di mobilità erogata a copertura dello stesso periodo, perchè la stessa società datrice di lavoro aveva dichiarato solo di presumere che l’indennità sostitutiva fosse stata corrisposta, unitamente alla somma erogata come incentivo all’esodo, e che nel modello di richiesta della mobilità la medesima società aveva apposto un trattino sulla riga concernente l’indennità sostitutiva del preavviso, a voler significare che la stessa non era stata pagata.

Peraltro, aggiungeva la Corte territoriale, non era neppure certo che l’indennità sostitutiva spettasse, non essendovi prova del recesso in tronco.

Avverso detta sentenza l’Inps ricorre con un motivo, mentre i lavoratori resistono con controricorso e la Teofan Italy succeduta alla Moplefan è rimasta intimata;

Letta la relazione resa ex art. 380 bis cod. proc. civ. di manifesta infondatezza del ricorso;

Letta la memoria critica dell’Inps;

ritenuto che i rilievi di cui alla relazione sono condivisibili con le seguenti precisazioni: nell’accordo sindacale del 1993 concernente la messa in mobilità in cui era prevista la dazione “di una somma integrativa” a titolo di incentivo all’esodo, non figurava anche la dazione della indennità sostitutiva del preavviso, precisandosi solo che dette somme integrative erano comprensive di ogni obbligazione derivante dalla L. n. 223 del 1991; Tra dette obbligazioni non è però provato che fosse inclusa quella concernente la indennità sostitutiva del preavviso. Invero, anche dando per incontestata l’esistenza del licenziamento in tronco, e quindi il diritto all’indennità sostitutiva, non è però provato che questa sia stata effettivamente ricevuta; peraltro, come evidenziato nella sentenza impugnata, nel modello di richiesta della mobilità la medesima società aveva apposto un trattino sulla riga concernente l’indennità sostitutiva del preavviso, a voler significare che la stessa non era stata pagata.

Invero in memoria l’Istituto sostiene che non sarebbe rilevante, per stabilire la decorrenza della indennità di mobilità, il fatto che la indennità sostitutiva del preavviso non sia stata pagata, ma rileverebbe invece il fatto che il medesimo credito sussisterebbe in capo al lavoratore nei confronti del suo datore di lavoro: ciò condurrebbe a far decorrere l’indennità di mobilità alla fine del periodo coperto dall’indennità sostitutiva.

La tesi, ancorchè avente il pregio di scongiurare l’efficacia di accordi tra le parti del rapporto di lavoro a danno dell’Istituto previdenziale, non sembra condivisibile alla luce della normativa da applicare.

Infatti la L. n. 223 del 1991, art. 7 concernente l’indennità di mobilità, dispone al comma 12 che questa sia regolata dalla normativa che disciplina l’assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione; ebbene, l’art. 73 della normativa fondamentale sulla indennità di disoccupazione, di cui al R.D.L. n. 1827 del 1935, convertito in L. n. 1155 del 1936, fissa sì la decorrenza della indennità di disoccupazione a partire dalla fine del periodo di preavviso, ma solo se la relativa indennità sostitutiva sia stata corrisposta dal datore. Ed infatti prevede al comma 2 che “Qualora all’assicurato sia pagata una indennità per mancato preavviso, l’indennità per disoccupazione è corrisposta dall’ottavo giorno successivo a quello della scadenza del periodo corrispondente alla indennità per mancato preavviso ragguagliata a giornate”.

Se ne deduce che l’Istituto viene sì esonerato dal pagamento dell’indennità di disoccupazione e quindi dell’indennità di mobilità, per tutto il periodo coperto dall’indennità sostitutiva erogata dal datore, ma ciò si verifica solo se il datore medesimo effettivamente la corrisponda. Viceversa, in caso di mancata erogazione, anche se il lavoratore ne abbia diritto nei confronti del datore, ciò non è sufficiente per procrastinare la prestazione previdenziale a carico dell’Istituto.

Il ricorso va quindi rigettato.

Le spese seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese delle parti costituite liquidate in Euro trenta per esborsi e mille per onorari, oltre spese generali, Iva e CPA. Nulla per le spese della Teofan Italy spa.

Così deciso in Roma, il 11 novembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 28 dicembre 2011

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