Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29485 del 23/12/2020

Cassazione civile sez. I, 23/12/2020, (ud. 12/11/2020, dep. 23/12/2020), n.29485

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto L. C. G. – rel. Consigliere –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17652/2019 proposto da:

O.O., domiciliato in Roma, piazza Cavour, presso la Cancelleria

civile della Corte di Cassazione e rappresentato e difeso

dall’avvocato Adriano De Luna, in forza di procura speciale in calce

al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno;

Procuratore Generale Corte Appello Ancona;

– intimati –

avverso la sentenza n. 2591/2018 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,

depositata il 21/11/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

12/11/2020 dal Consigliere Dott. UMBERTO LUIGI CESARE GIUSEPPE

SCOTTI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con ricorso D.Lgs. n. 25 del 2008, ex art. 35 O.O., cittadino della (OMISSIS), ha adito il Tribunale di Ancona impugnando il provvedimento con cui la competente Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale ha respinto la sua richiesta di protezione internazionale, nelle forme dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e della protezione umanitaria.

Il ricorrente aveva riferito di essere nato e vissuto ad (OMISSIS), in (OMISSIS); di essere di religione (OMISSIS) e di aver lavorato come imbianchino; che i suoi familiari erano morti in occasione dell’esplosione della stazione di (OMISSIS) ad (OMISSIS) il (OMISSIS); di essere andato in Libia il successivo 30/4/2014 perchè glielo aveva detto un amico; di essere stato arrestato di aver lavorato in un autolavaggio e infine di essere stato portato in Italia.

Con ordinanza del 23/9/2017 il Tribunale ha respinto il ricorso, ritenendo che non sussistessero i presupposti per il riconoscimento di ogni forma di protezione internazionale e umanitaria.

2. L’appello proposto da O.O. è stato rigettato dalla Corte di appello di Ancona, a spese compensate, con sentenza del 21/11/2018.

3. Avverso la predetta sentenza ha proposto ricorso O.O., con atto notificato il 21/5/2019, svolgendo tre motivi.

L’intimata Amministrazione dell’Interno non si è costituita.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo di ricorso il ricorrente denuncia violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, comma 9, perchè la Corte di appello aveva valutato la domanda di protezione internazionale in base a generiche informazioni sulla situazione interna della (OMISSIS), senza citare alcuna fonte ufficiale, senza considerare interamente le prove disponibili e senza il corretto esercizio dei poteri officiosi.

1.1. Va premesso che la disposizione di legge di cui il ricorrente assume la violazione è inconferente perchè il ricorso, anteriore all’entrata in vigore del D.L. n. 13 del 2017, è stato proposto ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 e D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 19.

1.2. Il ricorrente comunque nella sostanza si duole del fatto che la Corte marchigiana non ha indicato le fonti informative da cui ha attinto le notizie sulla base delle quali ha escluso nella zona della (OMISSIS) ((OMISSIS)) da cui proviene la ricorrente di un rischio di esposizione a violenza indiscriminata, rilevante ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c).

1.3. Nei giudizi di protezione internazionale, a fronte del dovere del richiedente di allegare, produrre o dedurre tutti gli elementi e la documentazione necessari a motivare la domanda, la valutazione delle condizioni socio-politiche del Paese d’origine del richiedente deve avvenire, mediante integrazione istruttoria officiosa, tramite l’apprezzamento di tutte le informazioni, generali e specifiche di cui si dispone pertinenti al caso, aggiornate al momento dell’adozione della decisione, sicchè il giudice del merito non può limitarsi a valutazioni solo generiche come pure omettere di individuare le specifiche fonti informative da cui vengono tratte le conclusioni assunte, in tale ipotesi incorrendo la pronuncia nel vizio di motivazione apparente (Sez. 1, n. 13897 del 22/05/2019, Rv. 654174 – 01; Sez. 2, n. 9230 del 20/05/2020, Rv. 657701 – 01; Sez. 3, n. 22528 del 16/10/2020, Rv. 659032 – 01).

In particolare, in tema di protezione sussidiaria dello straniero, ai fini dell’accertamento della fondatezza di una domanda proposta sulla base del pericolo di danno di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), una volta che il richiedente abbia allegato i fatti costitutivi del diritto, il giudice del merito è tenuto, ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, a cooperare nell’accertare la situazione reale del paese di provenienza mediante l’esercizio di poteri-doveri officiosi d’indagine e di acquisizione documentale in modo che ciascuna domanda venga esaminata alla luce di informazioni aggiornate sul Paese di origine del richiedente. Al fine di ritenere adempiuto tale onere, il giudice è tenuto ad indicare specificatamente le fonti aggiornate in base alle quali abbia svolto l’accertamento richiesto (Sez. 6-1, n. 11312/2019, Rv. 653608-01; Sez. 1, n. 13897 del 22/05/2019, Rv. 654174 – 01; Sez. 1, n. 13449 del 17/05/2019, Rv. 653887 – 01; Sez. 2, n. 9230 del 20/05/2020, Rv. 657701 – 01; Sez. 6 – 1, n. 11312 del 26/04/2019, Rv. 653608 – 01; Sez. 1, n. 11096 del 19/04/2019, Rv. 656870 – 01).

Il riferimento operato dal D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, alle fonti informative privilegiate deve essere interpretato nel senso che è onere del giudice specificare la fonte in concreto utilizzata e il contenuto dell’informazione da essa tratta e ritenuta rilevante ai fini della decisione, così da consentire alle parti la verifica della pertinenza e della specificità di tale informazione rispetto alla situazione concreta del Paese di provenienza del richiedente la protezione (Sez. 1, n. 13255 del 30/06/2020, Rv. 658130 – 01).

Alla luce del dovere di approfondimento istruttorio, non può ritenersi corretta e adeguata la decisione del giudice del merito che, nel respingere la richiesta di protezione, si limiti a fornire indicazioni generiche e approssimative sulla situazione del Paese interessato dalla domanda del richiedente; l’assolvimento del dovere comporta, invece, l’assunzione di informazioni specifiche, attendibili e aggiornate, non risalenti rispetto al tempo della decisione e la necessità di riportare, nel contesto della motivazione svolta, le fonti di informazione utilizzate a fondamento e giustificazione del convincimento espresso dal giudice.

Non possono ritenersi fatti di comune e corrente conoscenza quelli verificatisi in progresso di tempo nei Paesi estranei a quelli della Unione Europea; la mancata indicazione delle fonti specificamente utilizzate dal giudice per fondare la decisione assunta implica, in buona sostanza, che quest’ultima esprima una valutazione meramente soggettiva e comporta conseguentemente un difetto di motivazione o una motivazione meramente apparente.

1.4. La sentenza impugnata è incorsa evidentemente nel vizio denunciato perchè la Corte di appello nel riferire il risultato delle sue indagini non ha dato conto delle fonti consultate, citandole adeguatamente e impedendo così la verifica della loro attendibilità, autorevolezza, pertinenza e attualità.

2. Con il secondo motivo di ricorso, proposto ex art. 360 c.p.c., n. 3, il ricorrente denuncia violazione al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5.

Egli sostiene che la Corte di appello non aveva ravvisato i presupposti della protezione umanitaria alla luce del certificato di nascita della figlia del ricorrente, di anni tre, nata ad (OMISSIS). Sussisteva una situazione di particolare vulnerabilità del ricorrente che era in Italia con la moglie e la figlia in tenera età, che imponeva la prioritaria considerazione dell’interesse del minore ad essere cresciuto e accudito da entrambi i genitori.

Con il terzo motivo di ricorso, proposto ex art. 360 c.p.c., n. 4, il ricorrente deduce violazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4.

Il ricorrente denuncia il contrasto fra le affermazioni contenute nella motivazione della sentenza ove era stato sostenuto che i genitori con figli minori rientrano nelle categorie di soggetti vulnerabili meritevoli di protezione e la documentazione in atti che dimostrava che il ricorrente era genitore di una bimba di tre anni nata in Italia.

Entrambi i motivi restano assorbiti per effetto dell’accoglimento del primo motivo di ricorso.

3. Il ricorso deve quindi essere accolto e la sentenza impugnata deve essere cassata con rinvio alla Corte di appello di Ancona, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

PQM

LA CORTE

accoglie il primo motivo di ricorso, assorbiti il secondo e il terzo, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia la causa alla Corte di appello di Ancona, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della sezione prima civile, il 12 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 23 dicembre 2020

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA