Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29481 del 15/11/2018

Cassazione civile sez. VI, 15/11/2018, (ud. 11/10/2018, dep. 15/11/2018), n.29481

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – rel. Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14706-2017 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

D.C.G.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 1078/3/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della PUGLIA, depositata il 31/03/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata dell’11/10/2018 dal Consigliere Relatore Dott. MAURO

MOCCI.

Fatto

RILEVATO

che la Corte, ha costituito il contraddittorio camerale sulla relazione prevista dall’art. 380 bis c.p.c.;

che l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione nei confronti della sentenza della Commissione tributaria regionale della Puglia che aveva respinto il suo appello nei confronti della decisione della Commissione tributaria provinciale di Bari. Quest’ultima aveva accolto il ricorso di D.C.G. contro un avviso di accertamento per IRPEF e IRAP, relativamente all’anno 2008.

Diritto

CONSIDERATO

che il ricorso è affidato a due motivi;

che, con il primo, l’Agenzia deduce la violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4 e D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4: la sentenza sarebbe affetta da nullità per motivazione contraddittoria e per palese contrasto tra la parte motivazionale ed il dispositivo, tanto da rendere impossibile la comprensione del dictum del giudice;

che, mediante il secondo, la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. c), del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 109 e dell’art. 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, giacchè la CTR avrebbe omesso di condurre alcuna seria ed effettiva valutazione in ordine alle condizioni di deducibilità dei costi, così come richiesto dalla giurisprudenza;

che l’intimato non ha resistito;

che il primo motivo di ricorso è fondato;

che infatti, in tema di contenzioso tributario, il contrasto tra formulazione letterale del dispositivo e motivazione che non incida sull’idoneità del provvedimento, considerato complessivamente nella totalità delle sue componenti testuali, a rendere conoscibile il contenuto della statuizione, non integra un vizio attinente al contenuto concettuale e sostanziale della decisione, bensì un errore materiale emendabile con la procedura prevista dall’art. 287 c.p.c. e non denunciabile con l’impugnazione della sentenza. (Sez. 6-5, n. 22433 del 26/09/2017);

che, nel caso di specie, non può parlarsi di errore materiale;

che, infatti, i motivi di gravame riguardavano: a) la necessità di un p.v.c., anche a fronte di una semplice richiesta di documentazione; b) la mancanza dei requisiti di certezza ed inerenza dei costi;

che la CTR ha testualmente affermato, nel corso della motivazione “esaminati gli atti, evidenzia che l’appello è infondato ed osserva in punto di diritto, che nessun obbligo di redazione di un processo verbale di constatazione grava sull’Ufficio nel caso di semplice richiesta di documentazione del contribuente, come è accaduto nel caso di specie” “poichè non vi è stato alcun accesso, ispezione o verifica presso il contribuente ma la documentazione è stata esaminata in Ufficio, non vi era nessun obbligo per l’ufficio di redazione di un pvc” “L’impugnata sentenza si rivela altresì viziata per violazione e falsa applicazione del TUIR, art. 109” “Nel caso de quo il collegio, disattendendo l’orientamento giurisprudenziale della Cassazione ha ritenuto deducibili costi provati con documentazione inidonea, nonostante l’Ufficio sia nell’atto accertativo che in sede giudiziale, avesse esplicitamente evidenziato che la parte non aveva fornito alcuna prova documentale certa e convincente idonea a dimostrare l’effettivo sostenimento delle somme recuperate a tassazione, nonchè la loro effettiva correlazione ai ricavi dichiarati”.

“L’appellato ha provato che la descrizione riportata nelle fatture emesse dalla Ditta D.G.V. rendono i documenti fiscali aderenti ai requisiti essenziali al fine della loro legittimazione” “Vi è quindi perfetta correlazione tra i costi sostenuti ed i ricavi correlati” “Tutta l’attività dell’Ufficio è avvenuta senza un riscontro effettivo delle prestazioni ma soltanto in modo aleatorio della documentazione esibita” “E’ per tale ragione che si ritiene fondamentale la fase del contraddittorio proprio perchè in essa si potevano sollevare le eccezioni e dirimere i dubbi”;

che i predetti periodi, alcuni dei quali fra loro inconciliabili, non consentono di comprendere l’effettiva volontà del giudice e la sua posizione rispetto ai motivi di gravame (Sez. 6-1, n. 16014 del 27/06/2017);

che tale contrasto non appare risolvibile sul piano interpretativo e neppure attraverso un procedimento di correzione di errore materiale;

che il secondo motivo resta assorbito;

che, pertanto, in accoglimento del ricorso la sentenza va cassata ed il giudizio rinviato alla CTR Puglia, in diversa composizione, affinchè si attenga agli enunciati principi e si pronunzi anche con riguardo alle spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione Regionale della Puglia, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle scese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 11 ottobre 2018.

Depositato in Cancelleria il 15 novembre 2018

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