Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29473 del 23/12/2020

Cassazione civile sez. I, 23/12/2020, (ud. 07/10/2020, dep. 23/12/2020), n.29473

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. MARULLI Marco – rel. Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. DE MARZO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 8078/2019 proposto da:

C.M., elettivamente domiciliato in Roma presso la Cancelleria

della Corte di Cassazione, rappresentato e difeso dall’avv. Daniela

Gasparin;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno;

– intimato –

avverso la sentenza n. 3758/2018 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 02/08/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

7/10/2020 dal cons. Dott. MARULLI MARCO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. C.M., cittadino (OMISSIS), ricorre a questa Corte avverso l’epigrafata sentenza con la quale la Corte d’Appello di Milano, attinta dal medesimo ai sensi del D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150, art. 19 e art. 702-quater c.p.c., ha respinto il gravame del medesimo avverso il diniego in primo grado delle misure di protezione internazionale ed umanitaria e ne chiede la cassazione sul rilievo 1) della violazione dell’art. 116 c.p.c. e del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3, comma 5 e D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 8, comma 3, avendo il decidente disconosciuto la credibilità del ricorrente senza dare applicazione agli indici di attendibilità di cui al citato art. 3 e senza assolvere il dovere di cooperazione istruttoria in relazione alle COI rese disponibili nel corso del giudizio; 2) della violazione del D.Lgs. 251 del 2007, art. 2, comma 1 e art. 14 e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8 avendo il decidente denegato l’accesso alla protezione sussidiaria reclamata in relazione alle fattispecie mentovate dall’art. 14 citato senza alcuna motivazione e senza, in particolare, considerare il pericolo connesso alle attività criminose delle sette diffuse nel paese di origine e senza esaminare la situazione di generale insicurezza presente nel paese; 3) della violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, in relazione alle norme disciplinanti la protezione umanitaria, avendo il decidente denegato del pari l’accesso alla predetta misura ricusando di entrare nel merito della posizione ed omettendo di considerare le allegazioni operate.

Non ha svolto attività difensiva il Ministero intimato non essendosi il medesimo costituito con controricorso ex art. 370 c.p.c. ma solo a mezzo di “atto di costituzione” ai fini della partecipazione all’udienza pubblica inidoneo allo scopo.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

2. Il ricorso è affetto da pregiudiziale inammissibilità poichè le doglianze rappresentate in ciascuno dei rassegnati motivi non intercettano la ratio decidendi alla radice del pronunciamento impugnato.

Ed invero, la Corte d’Appello nello scrutinare l’atto di gravame opposto avanti a sè ha dovuto prendere inizialmente atto che “il gravame consiste per lo più in una giustapposizione delle norme e dei principi regolatori della materia, senza però l’elaborazione di una specifica critica delle ragioni addotte dal Tribunale a sostegno del suo verdetto negativo”; ha poi rilevato circa l’argomento sviluppato dal decidente di primo grado a conforto del pronunciato rigetto del ricorso in punto di protezione sussidiaria, che “tali evidenze sono state parzialmente pretermesse nell’atto di appello, ove non viene sviluppata una contrapposta confutazione”; ed analogamente ha ragionato riguardo alla protezione umanitaria osservando che “anche qui non mancano le citazioni, ma il motivo si risolve all’addebito al primo giudice di aver ignorato gli sforzi di integrazione (in Italia) del richiedente e di non aver esaminato la ricorrenza dei requisiti per la protezione umanitaria”; pervenendo, infine, alla conclusione che “l’appello deve essere respinto, data la sua genericità”.

Di fronte di questo impianto motivazionale le rimostranze ricorrenti restano visibilmente ai margini di esso ed evitano di confrontarsi con le ragioni che lo sorreggono, risolvendosi nella rappresentazione di un coacervo argomentativo avulso dal quadro decisionale e come tale inidoneo a soddisfare il precetto di specificità del ricorso per cassazione di cui all’art. 366 c.p.c., comma 2, n. 4.

3. Il ricorso va dunque dichiarato inammissibile.

4. Nulla spese in difetto di costituzione avversaria e doppio contributo.

P.Q.M.

Dichiara il ricorso inammissibile.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente, ove dovuto, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione Prima civile, il 7 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 23 dicembre 2020

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