Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2947 del 07/02/2018


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Civile Ord. Sez. 5 Num. 2947 Anno 2018
Presidente: DI IASI CAMILLA
Relatore: ZOSO LIANA MARIA TERESA

ORDINANZA

sul ricorso 11233-2013 proposto da:
AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che lo rappresenta e difende;
– ricorrente contro

CASADEI ROSANNA, elettivamente domiciliata in ROMA VIA
2018
123

ORTIGARA 3, presso lo studio dell’avvocato MICHELE
AURELI, rappresentata e difesa dall’avvocato SILVIA
SICCARDI;
– controrícorrente –

avverso la sentenza n. 94/2012 della COMM.TRIB.REG. di
BOLOGNA, depositata il 22/10/2012;

Data pubblicazione: 07/02/2018

udita la relazione della causa svolta nella camera di
consiglio del 24/01/2018 dal Consigliere Dott. LIANA
MARIA TERESA ZOSO;
lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero in
persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. MAURO

VITIELLO che ha chiesto l’accoglimento del ricorso.

R.G. 11233/2013
ESPOSIZIONE DEI FATTI DI CAUSA
1. Con atto del 18.9.2008 veniva costituita la società Ventisette Immobiliare s.a.s. tra
Casadei Rosanna ed altri soci. La Casadei conferiva alla società un immobile adibito ad albergo
sito in Riccione valutato in euro 1.265.000,00, ottenendo l’intestazione della quota di euro
7.000,00. Gli altri tre soci liberavano in denaro le loro quote del valore, rispettivamente, di euro
14.000,00, 7.000,00 e 7.000,00. Con atto del 19.2.2009 la Casadei cedeva agli altri soci parte
della sua quota al prezzo di euro 350.000,00. Altra parte della quota, del valore di euro

ai soci la restante parte di quota del valore di euro 547.000,00, uscendo così dalla compagine
sociale. L’agenzia delle entrate emetteva nei confronti di Ventisette Immobiliare s.a.s.

e

Casadei Rosanna avviso di liquidazione con cui riqualificava, ai sensi dell’articolo 20 del d.p.r.
131/1986, l’atto di conferimento dell’immobile e le successive cessioni della partecipazione come
un’unica operazione produttiva di un solo effetto giuridico finale da identificarsi nella cessione
dell’immobile alla società ed applicava l’imposta proporzionale di registro. Le contribuenti
impugnavano l’avviso di liquidazione e la commissione tributaria provinciale di Forlì lo rigettava.
Proposto appello, la commissione tributaria regionale dell’Emilia Romagna lo accoglieva,
riformando la sentenza di primo grado, sul rilievo che l’Ufficio, il quale aveva basato
l’accertamento sull’intento elusivo perseguito dalle parti, non aveva provato la fittizietà della
cessione delle quote societarie al posto della vendita dell’immobile.
2. Avverso la sentenza della CTR propone ricorso per cassazione l’agenzia delle entrate
svolgendo due motivi. Casadei Rosanna si è costituita in giudizio con controricorso illustrato con
memoria. Il pubblico ministero ha depositato conclusioni scritte a norma dell’art. 380 bis. 1 cod.
proc. civ..
3. Con il primo motivo la ricorrente deduce violazione di legge, ai sensi dell’art. 360, comma
1, n. 3, cod. proc. civ., in relazione all’art. 20 del d.p.r. 131/86. Sostiene che ha errato la CTR
nel ritenere che fosse onere dell’Ufficio provare l’intento elusivo dei contraenti in qunato
l’accertamento era basato sull’art. 20 del d.p.r. 131/86 che è norma interpretativa e non
antielusiva, per il che i giudici di appello avrebbero dovuto compiere una mera attività
ermeneutica al fine di accertare quale fosse il risultato finale dei contratti stipulati dalle parti, a
prescindere dal fine elusivo perseguito dai contraenti.
4. Con il secondo motivo deduce omessa o contraddittoria motivazione circa fatti controversi
decisivi per il giudizio, ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 5, cod. proc. civ., in quanto la CTR ha
omesso di motivare in ordine ai rilievi afferenti l’interpretazione degli atti presentati per la
registrazione, che avrebbero dovuto essere valutati secondo l’effetto finale complessivo.

ESPOSIZIONE DELLE RAGIONI DELLA DECISIONE

1

368.000,00, era ceduta agli altri soci con atto del 7.8.2009. Infine, con atto del 9.2.2010, cedeva

1. Osserva la Corte che il ricorso è inammissibile in quanto è stato proposto oltre il termine
di sei mesi dal deposito della sentenza previsto dall’art. 327 cod. proc. civ., come riformato dalla
legge n. 69/2009, trattandosi di giudizio instaurato dopo il 4 luglio 2009. Invero la sentenza
impugnata è stata depositata il 22 ottobre 2012 ed il ricorso è stato notificato al procuratore
domiciliatario Avv. Silvia Siccardi presso lo studio sito a Rimini, Corso d’Augusto n. 81, in data
3.6.2013. Risulta invece che l’Ufficio ha tentato una prima notifica a mezzo posta inoltrando la
raccomandata all’Avv. Silvia Siccardi presso l’indirizzo di Rimini, Corso Casadei n. 81, che non

ritenersi quella effettuata il 3.6.2013. Invero mette conto considerare che la Corte di legittimità
ha affermato il principio secondo cui, in caso di notifica di atti processuali non andata a buon
fine per ragioni non imputabili al notificante, questi, appreso dell’esito negativo, per conservare
gli effetti collegati alla richiesta originaria, deve riattivare il processo notificatorio con
immediatezza e svolgere con tempestività gli atti necessari al suo completamento, ossia senza
superare il limite di tempo pari alla metà dei termini indicati dall’art. 325 c.p.c., salvo circostanze
eccezionali di cui sia data prova rigorosa ( Cass., Sez. U, n. 14594 del 15/07/2016 ). Nel caso
che occupa non si può affermare che la prima notifica tentata presso l’indirizzo di Rimini, Corso
Casadei n. 81, non sia andata a buon fine per causa non imputabile al notificante, atteso che
l’erronea indicazione dell’indirizzo del destinatario è dipesa dall’aver l’Agenzia delle entrate
confuso il cognome della contribuente ( Casadei Rosanna ) con il nome della via ove era ubicato
lo studio professionale del difensore domiciliatario. Ne deriva che la ricorrente non può
conservare gli effetti connessi alla notifica originaria.
2. Il ricorso va, dunque, dichiarato inammissibile e le spese processuali, liquidate come da
dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.
La corte dichiara il ricorso inammissibile e condanna l’agenzia delle entrate a rifondere a
Casadei Rosanna le spese processuali che liquida in euro 7.000,00, oltre al rimborso delle
spese forfettarie nella misura del 15% ed oltre agli accessori di legge.
Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale del giorno 24 gennaio 2018.

corrisponde a quello del predetto avvocato domiciliatario sicché la sola valida notifica deve

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