Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29458 del 28/12/2011

Cassazione civile sez. III, 28/12/2011, (ud. 01/12/2011, dep. 28/12/2011), n.29458

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – rel. Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

D.P.C. (OMISSIS), + ALTRI OMESSI

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA OTTAVIANO 73, presso lo studio

dell’avvocato DE CICCIO BRUNO, rappresentati e difesi dagli avvocati

PAGLIARA MASSIMO, FABIO SIANI, procura in calce al ricorso;

– ricorrenti –

contro

ITALCOGIM ENERGIE SPA (OMISSIS) (già Italcogim Vendite SpA, già

Tecnomontaggi Vendite Srl) in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA SICILIA 66, presso lo

studio dell’avvocato GIULIANI FRANCESCO, che la rappresenta e

difende, giusta procura speciale in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 136/2009 del TRIBUNALE di SALERNO – Sezione

Distaccata di CAVA DEI TIRRENI, depositata il 05/06/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio

dell’1/12/2011 dal Consigliere Relatore Dott. MAURIZIO MASSERA;

udito per la controricorrente l’Avvocato Andrea Aliberti (per delega

avv. Francesco Giuliani) che si riporta agli scritti;

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. RENATO

FINOCCHI GHERSI che si riporta alla relazione scritta.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte, Letti gli atti depositati, osserva:

E’ stata depositata la seguente relazione:

1 – Con ricorso notificato il 16 luglio 2010 D.P.C., + ALTRI OMESSI hanno chiesto la cassazione della sentenza, non notificata, depositata in data 5 giugno 2009 dal Tribunale di Salerno – Sezione distaccata di Cava dei Tirreni – che, in riforma delle sentenze del Giudice di Pace, aveva rigettato le loro domande volte ad ottenere la condanna della Italcogim Energie S.p.A. al risarcimento dei danni da inadempimento precontrattuale e contrattuale per avere applicato l’IVA con l’aliquota del 20% senza distinguere tra i tipi di fornitura eseguita, violando i doveri di correttezza, rettitudine e buona fede.

2 – I due motivi del ricorso risultano inammissibili, poichè la loro formulazione non soddisfa i requisiti stabiliti dall’art. 366-bis c.p.c. Occorre rilevare sul piano generale che, considerata la sua funzione, la norma indicata (art. 366 bis c.p.c.) va interpretata nel senso che per, ciascun punto della decisione e in relazione a ciascuno dei vizi, corrispondenti a quelli indicati dall’art. 360, per cui la parte chiede che la decisione sia cassata, va formulato un distinto motivo di ricorso.

Per quanto riguarda, in particolare, il quesito di diritto, è ormai jus receptum (Cass. n. 19892 del 2007) che è inammissibile, per violazione dell’art. 366 bis c.p.c., introdotto dal D.Lgs. n. 40 del 2006, art. 6 il ricorso per cassazione nel quale esso si risolva in una generica istanza di decisione sull’esistenza della violazione di legge denunziata nel motivo. Infatti la novella del 2006 ha lo scopo di innestare un circolo selettivo e “virtuoso” nella preparazione delle impugnazioni in sede di legittimità, imponendo al patrocinante in cassazione l’obbligo di sottoporre alla Corte la propria finale, conclusiva, valutazione della avvenuta violazione della legge processuale o sostanziale, riconducendo ad una sintesi logico- giuridica le precedenti affermazioni della lamentata violazione. In altri termini, la formulazione corretta del quesito di diritto esige che il ricorrente dapprima indichi in esso la fattispecie concreta, poi la rapporti ad uno schema normativo tipico, infine formuli il principio giuridico di cui chiede l’affermazione.

Quanto al vizio di motivazione, l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena di inammissibilità, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la renda inidonea a giustificare la decisione; la relativa censura deve contenere un momento di sintesi (omologo del quesito di diritto), che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilità (Cass. Sez. Unite, n. 20603 del 2007).

3. – Il primo motivo lamenta omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione osservando, in sostanza, che la sentenza impugnata, dopo avere riconosciuto che la Italcogim era tenuta ad informare gli utenti circa le modalità tecniche di erogazione del servizio, aveva poi spostato la propria attenzione sull’aspetto del tutto diverso della conoscibilità ex lege della doppia aliquota IVA. Il momento finale prospetta una molteplicità di questioni e, quindi, perde il carattere di sintesi voluta dalla norma e ne frustra le esigenza.

Peraltro il vizio di contraddittorietà della motivazione ricorre solo in presenza di argomentazioni contrastanti e tali da non permettere di comprendere la “ratio decidendi” che sorregge il “decisum” adottato, per cui non sussiste motivazione contraddittoria allorchè dalla lettura della sentenza non sussistano incertezze di sorta su quella che è stata la volontà del giudice. (Cass. n. 8106 del 2006). Non è, dunque, contraddittorio ritenere corretta la tesi prospettata da una delle parti e poi rigettare la domanda sulla base di una diversa affermazione ritenuta decisiva. Nè la motivazione della sentenza può essere ritenuta insufficiente poichè il difetto di insufficienza della motivazione è configurabile soltanto quando dall’esame del ragionamento svolto dal giudice del merito e quale risulta dalla sentenza stessa impugnata emerga la totale obliterazione di elementi che potrebbero condurre ad una diversa decisione ovvero quando è evincibile l’obiettiva deficienza, nel complesso della sentenza medesima, del procedimento logico che ha indotto il predetto giudice, sulla scorta degli elementi acquisiti, al suo convincimento, ma non già, invece, quando vi sia difformità rispetto alle attese ed alle deduzioni della parte ricorrente sul valore e sul significato attribuiti dal giudice di merito agli elementi delibati, poichè, in quest’ultimo caso, il motivo di ricorso si risolverebbe in un’inammissibile istanza di revisione delle valutazioni e dei convincimenti dello stesso giudice di merito che tenderebbe all’ottenimento di una nuova pronuncia sul fatto, sicuramente estranea alla natura e alle finalità del giudizio di cassazione; in ogni caso, per poter considerare la motivazione adottata dal giudice di merito adeguata e sufficiente, non è necessario che nella stessa vengano prese in esame (al fine di confutarle o condividerle) tutte le argomentazioni svolte dalle parti, ma è sufficiente che il giudice indichi le ragioni del proprio convincimento, dovendosi in tal caso ritenere implicitamente disattese tutte le argomentazioni logicamente incompatibili con esse (Cass. n. 2272 del 2007).

Il secondo motivo denuncia violazione e falsa applicazione della Dir.

CEE 13/93, dell’art. 3 Dir. P.C.M. del 27 gennaio 1994 e della L. 30 luglio 1998, n. 281, art. 2 assumendo che, in forza di tale normativa, la società ha disatteso l’obbligo di informare l’utente della necessità di installare il doppio contatore.

Il quesito finale si rivela astratto e prescinde totalmente dalle ragioni addotte dal Tribunale a sostegno della decisione.

4.- La relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata ai difensori delle parti;

I ricorrenti hanno presentato memoria; la resistente ha chiesto d’essere ascoltata in camera di consiglio;

5.- Ritenuto:

che, a seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, il collegio ha condiviso i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione;

che le argomentazioni addotte con la memoria non inducono a diversa statuizione e che, in ogni modo, il ricorso prescinde dal considerare che il giudice di appello ha ritenuto inammissibile la nuova questione prospettata in appello (pag. 8 della sentenza) e che questa ratio decidendi non ha formato oggetto di censura;

che pertanto il ricorso va dichiarato inammissibile; le spese seguono la soccombenza;

visti gli artt. 380-bis e 385 cod. proc. civ..

P.Q.M.

Dichiara il ricorso inammissibile. Condanna i ricorrenti al pagamento in solido delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 1.000,00, di cui Euro 800,00 per onorari, oltre spese generali e accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 1 dicembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 28 dicembre 2011

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