Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29436 del 07/12/2017


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Civile Sent. Sez. L Num. 29436 Anno 2017
Presidente: MACIOCE LUIGI
Relatore: BLASUTTO DANIELA

SENTENZA

sul ricorso 14880-2016 proposto da:
ZUMPANO PAOLA, elettivamente domiciliata in ROMA,
PIAZZALE DELLE BELLE ARTI 8, presso lo studio
dell’avvocato ANTONINO PELLICANO’, che la rappresenta
(

e difende giusta delega in atti;
– ricorrente contro

2017
3165

PRESIDENZA

DEL

CONSIGLIO

DEI

MINISTRI

C.F.

80188230587, MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE
80415740580,
DELL’UNIVERSITA’

MINISTERO
E

DELLA

DELL’ISTRUZIONE,
RICERCA

80185250588,

2

Data pubblicazione: 07/12/2017

MINISTERO DELLA SALUTE 96047640584, in persona dei
rispettivi Ministri pro tempore, rappresentati e
difesi dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i
cui Uffici domiciliano in ROMA, alla VIA DEI
PORTOGHESI n. 12;

avverso la sentenza n. 12118/2015 della CORTE SUPREMA
DI CASSAZIONE di ROMA, depositata il 11/06/2015
R.G.N. 28091/2013;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 11/07/2017 dal Consigliere Dott. DANIELA
BLASUTTO;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. RENATO FINOCCHI GHERSI che ha concluso
per inammissibilità del ricorso;
udito l’Avvocato ANTONINO PELLICANO’;
udito l’Avvocato RICCARDO MONTAGNOLI.

– controricorrenti –

R.G. 14880/2016

FATTI DI CAUSA

L

1. Con sentenza n. 12118 dell’il. giugno 2015 questa Corte ha dichiarato inammissibile il
ricorso proposto da Zumpano Paola avverso la sentenza della Corte d’appello di Roma, che
aveva confermato la pronuncia di rigetto della domanda di condanna dello Stato italiano, in
persona del Presidente del Consiglio dei Ministri, nonché del Ministero della salute, del
Ministero dell’università e della ricerca e del Ministero dell’economia e delle finanze, al
pagamento in favore della ricorrente della “adeguata remunerazione” per il periodo di

per il mancato riconoscimento del titolo, nella misura da determinarsi ex art. 1226 c.c., oltre
interessi legali.
2. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per difetto di autosufficienza, in quanto la
ricorrente non aveva depositato, unitamente al ricorso, il diploma di specializzazione
conseguito, su cui fondava il proprio ricorso, né aveva fornito elementi per la sua facile
individuazione e reperibilità nei fascicoli di parte o d’ufficio delle pregresse fasi del giudizio.
3. La Corte ha osservato che il ricorso per cassazione non recava alcun indice, da cui desumere
l’eventuale deposito dei fascicoli di parte, così come non risultava la richiesta di trasmissione
del fascicolo d’ufficio rivolta alla cancelleria del giudice che aveva pronunciato la sentenza
impugnata, munita del relativo visto.
4. A tali omissioni non poteva supplire l’integrale trascrizione del diploma nel corpo del ricorso,
in considerazione del preciso dettato di cui all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6 e art. 369 c.p.c.,
comma 2, n. 4, i quali richiedono che, quando siano in gioco atti processuali ovvero documenti
o prove orali la cui valutazione debba essere fatta ai fini dello scrutinio di un vizio di violazione
di legge, ex art. 360 c.p.c., n. 3, di carenze motivazionali, ex art. 360 c.p.c., n. 5, o di un error
in procedendo, ai sensi dei numeri 1, 2 e 4 della medesima norma, è necessario non solo che
il contenuto dell’atto o della prova orale o documentale sia riprodotto in ricorso, ma anche che
ne venga indicata l’esatta allocazione nel fascicolo d’ufficio o in quello di parte, rispettivamente
acquisito o prodotto in sede di giudizio di legittimità
5. A queste considerazioni doveva poi aggiungersi che la Corte di appello aveva ritenuto non
provata, neppure attraverso il documento prodotto, la data di iscrizione al corso di
specializzazione, e tale statuizione, afferente ad un elemento costitutivo del diritto preteso,
non risultava censurata.
6. Avverso tale pronuncia la Zumpano ha proposto ricorso per revocazione sulla base di
quattro motivi. Resistono la Presidenza del Consiglio dei Ministri e i Ministeri dell’Istruzione,
dell’Università e della Ricerca, il Ministero della Salute e il Ministero dell’Economia e delle
Finanze con controricorso. La ricorrente ha depositato memoria ex art. 378 c.p.c..
RAGIONI DELLA DECISIONE

i

frequenza di un corso di specializzazione post-laurea, nonché al risarcimento dei danni subiti

R.G. 14880/2016

1. Con il primo motivo si denuncia l’errore di fatto sull’omesso deposito, unitamente al ricorso,
del diploma di specializzazione conseguito dalla ricorrente, documento sul quale era fondata la
domanda risarcitoria. Si assume il travisamento del fatto costituito dall’esistenza di tale
documento all’interno del fascicolo di merito, come verificabile dall’indice di detto fascicolo che,
al n.2 degli allegati, indicava “certificato di specializzazione del 20.2.1990 doc. 2”. Si deduce
che, poiché il fascicolo di primo grado era stato prodotto nel fascicolo di cassazione, come
risultante al n. 7 dell’elenco degli atti depositati, la Corte di cassazione era caduta in errore

2. Con il secondo motivo si denuncia l’errore di fatto sull’omessa indicazione in ricorso degli
elementi per la facile individuazione e reperibilità nei fascicoli di parte e d’ufficio delle
pregresse fasi del giudizio. Si assume l’erroneità dell’affermazione circa l’assenza nel ricorso
degli elementi necessari per la facile individuazione del documento in questione all’interno dei
fascicoli di parte: a pagg. 2, 3, 4 e 7 del ricorso per cassazione si era fatto riferimento alla
circostanza di aver allegato agli atti di causa copia del diploma di specializzazione; pertanto, la
sede processuale era costituita dal fascicolo di parte dei gradi di merito.
3. Con il terzo motivo si denuncia l’errore di fatto sull’inesistenza di alcun indice nel ricorso “da
cui desumere l’eventuale deposito dei fascicoli di parte” e sull’inesistenza della richiesta di
trasmissione del fascicolo d’ufficio alla cancelleria del giudice che aveva pronunciato la
sentenza impugnata, munita del relativo visto: il fascicolo di cassazione contenente il ricorso,
la sentenza di appello impugnata e i fascicoli dei gradi di merito erano stati depositati nella
Cancelleria della Corte di cassazione, che aveva apposto il relativo timbro di deposito in data
20 dicembre 2013 sulla nota di iscrizione a ruolo.
4. Con il quarto motivo si denuncia l’errore di fatto sulla riproduzione in ricorso del contenuto
della comparsa di costituzione dei Ministeri nel giudizio di appello: la ricorrente aveva
formulato un motivo di ricorso nel quale aveva lamentato la mancata applicazione, da parte
della Corte di appello, del principino di non contestazione dei fatti posti a fondamento della
domanda attorea.
5. Il ricorso per revocazione è inammissibile.
5.1. Quanto ai requisiti di indicazione e di allegazione, di cui agli artt. 366, primo comma, n. 6
c.p.c. e 369, secondo comma, n. 4 c.p.c., più volte è stato affermato da questa Corte

(ex

plurimis, Cass. n. 26174 del 2014, n. 2966 del 2014, n. 15628 del 2009; cfr. pure Cass. Sez.
Un. n. 28547 del 2008; Cass. n. 22302 del 2008, n. 4220 del 2012, n. 8569 del 2013 n. 14784
del 2015 e, tra le più recenti, Cass. n. 6556 del 14 marzo 2013, n. 16900 del 2015) che vi è
un duplice onere a carico del ricorrente, quello di produrre il documento e quello di indicarne il
contenuto. Il primo di tali oneri va adempiuto indicando esattamente nel ricorso in quale fase

2

percettivo per avere affermato l’inesistenza in atti del documento decisivo per il giudizio.

R.G. 14880/2016

processuale il documento sia stato prodotto e in quale fascicolo di parte esso si trovi
depositato.
5.2. L’onere di precisa indicazione della sede processuale in cui il documento è stato prodotto
richiede che sia specificata la sede in cui, nel fascicolo d’ufficio o in quelli di parte, esso sia
rinvenibile, sicché, in mancanza, il ricorso è inammissibile per l’omessa osservanza del
disposto di cui all’art. 366, primo comma, n. 6, c.p.c. (Cass. n. 22607 del 2014). Indicare un
documento significa, necessariamente, oltre che specificare gli elementi che valgono ad

2009; v. pure Cass. n. 4220 del 2012).
6. Come risulta dalla stessa esposizione dell’impugnazione in esame, il ricorso per cassazione
recava, in più parti, l’allegazione della circostanza dell’avvenuta produzione, nel fascicolo di
parte di primo grado, della copia autentica del diploma di specializzazione, ma non recava
l’esatta indicazione della sede processuale (nei termini sopra chiariti) in cui tale documento
sarebbe stato rinvenibile da parte del Giudice di legittimità.
6.1. La circostanza che il documento fosse stato effettivamente prodotto non assolve il
suddetto onere di indicare esattamente, nel ricorso per cassazione, la sede della sua
produzione nelle precedenti fasi del giudizio e tale onere va assolto non mediante generiche
affermazioni di avvenuta allegazione agli atti di un determinato fascicolo, occorrendo invece la
precisazione nel ricorso della sede del suo esatto rinvenimento in atti (ad esempio, mediante
l’indicazione del numero che identifica l’atto nell’elenco degli allegati del fascicolo di parte).
7. La sentenza oggetto del ricorso per revocazione ha fatto applicazione dei principi sopra
esposti e non è incorsa – diversamente da quanto prospettato dalla Zumpano – in alcuna svista
circa l’esatto adempimento degli oneri processuali di cui all’art. 366, primo comma, n. 6 c.p.c..
8. Un ulteriore profilo di inammissibilità del ricorso per cassazione attiene al seguente
passaggio motivazionale contenuto nella sentenza n. 12118/15: “…la Corte (di appello) ha
ritenuto non provata, neppure attraverso il documento prodotto, la data di iscrizione al corso di
specializzazione e tale statuizione – la quale riguarda un elemento costitutivo del diritto
preteso, che per giurisprudenza ormai prevalente di questa Corte può essere fatto valere solo
dai soggetti che hanno seguito corsi di specializzazione medica iniziati a partire dal 10 gennaio
1983 (Cass. 10 luglio 2013, n. 17067; Cass. 21 gennaio 2014, n. 1143; Cass., 14 febbraio
2014, n. 3440; Cass., 12 febbraio 2014, n. 2739) – non risulta affatto censurata”. Tale
passaggio ha invero carattere decisivo e assorbente, in quanto la mancata impugnazione di
tale accertamento di fatto, ha costituito – nella valutazione in diritto compiuta dal giudice di
legittimità – elemento dirimente ai fini del decidere, in quanto rivelava la carenza di un
elemento costitutivo del diritto azionato.

3

individuarlo, dire dove é rintracciabile nel processo (Cass. n. 19766 del 2008, n. 15628 del

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8. In ordine al quarto motivo, deve rilevarsi che una sentenza della Corte di cassazione non può
essere impugnata per revocazione in base all’assunto che abbia male compreso i motivi di
ricorso, perché un vizio di questo tipo costituirebbe un errore di giudizio, e non un errore di fatto
ai sensi dell’art. 395, comma primo, n. 4, c.p.c. (Cass. n. 9835 del 2012; v. pure Cass. n. 4605
del 2013) e che non è idoneo ad integrare errore revocatorio, rilevante ai sensi ed agli effetti di
cui agli artt. 391-bis e 395, n.4, c.p.c., l’ipotizzato travisamento, da parte della Corte di
cassazione, di dati giuridico-fattuali, per giunta estranei ai punti controversi sui quali essa si sia

espositivi dei rispettivi atti del giudizio, e dunque mediante attività valutativa, insuscettibile in
quanto tale di revocazione (Cass. S.U. n. 13181 del 2013, Cass. n.22569 del 2013).
9. In conclusione, il ricorso va dichiarato inammissibile, con condanna di parte ricorrente al
pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate nella misura indicata in dispositivo,
oltre spese prenotate a debito.
9.1. Sussistono i presupposti processuali (nella specie, inammissibilità del ricorso) per il
versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato,
previsto dall’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. 30 maggio, introdotto dall’art. 1, comma 17,
della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (legge di stabilità 2013).
P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso per revocazione e condanna la ricorrente al
pagamento delle spese, che liquida in Euro 3.000,00 per compensi, oltre spese prenotate a
debito.
Ai sensi dell’art.13 comma 1-quater del d.P.R. n.115 del 2002, dà atto della sussistenza dei
presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di
contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del commal-bis, dello stesso
articolo 13.
Roma, così deciso nella camera di consiglio dell’il luglio 2017

pronunciata, acquisiti attraverso la mediazione delle parti e l’interpretazione dei contenuti

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