Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2943 del 10/02/2010

Cassazione civile sez. trib., 10/02/2010, (ud. 08/01/2010, dep. 10/02/2010), n.2943

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ALTIERI Enrico – Presidente –

Dott. BERNARDI Sergio – Consigliere –

Dott. PARMEGGIANI Carlo – rel. Consigliere –

Dott. MELONCELLI Achille – Consigliere –

Dott. BERTUZZI Mario – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 19246-2005 proposto da:

F.L. in proprio e quale rappresentante della Società B.F.

SNC, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DI VILLA MASSIMO 33,

presso lo studio dell’avvocato BENINCASA MAURIZIO, che lo rappresenta

e difende unitamente all’avvocato PESCAROLLO MARCO, giusta delega in

calce;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI TREVISO UFFICIO TRIBUTI in persona del Sindaco e legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA

BELSIANA 90, presso lo studio dell’avvocato BIAGINI CELESTINO, che lo

rappresenta e difende unitamente agli avvocati CONIGLIONE ANTONELLO,

DE PIAZZI GIAMPAOLO, TAGLIASACCHI SANDRA, giusta delega a margine;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 20/2005 della COMM. TRIB. REG. di VENEZIA,

depositata il 19/04/2005;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

08/01/2010 dal Consigliere Dott. CARLO PARMEGGIANI;

uditi per il ricorrente gli Avvocati BENINCASA, PESCAROLLO, che si

richiamano alle memorie;

udito per il resistente l’Avvocato BIAGINI, che ha chiesto il

rigetto;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. DE

NUNZIO WLADIMIRO, che ha concluso per l’accoglimento del secondo

motivo del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

F.L., in proprio e quale legale rappresentante della società B.F. s.n.c. di F.L. e B.G., impugnava una cartella di pagamento notificata dal Comune di Treviso in data 14-7- 2003, relativa al canone per forniture idriche e canone fognario e di depurazione delle acque reflue relative all’anno 1997 pertinenti ad un fabbricato ubicato in Treviso ed adibito ad esercizio commerciale.

Sosteneva il contribuente in via preliminare la intervenuta prescrizione del diritto, per decorso del termine quinquennale; nel merito la insussistenza dei presupposti per la applicazione del canone fognario, per inesistenza di una rete fognaria servente l’immobile.

La Commissione Tributaria Provinciale di Treviso dichiarava il difetto di giurisdizione in ordine al canone di somministrazione idrica, avente carattere di obbligazione civilistica; riteneva non dovuto il canone per depurazione delle acque reflue, e rigettava nel resto il ricorso del contribuente.

Su appello principale del Comune ed incidentale del contribuente la Commissione Tributaria Regionale del Veneto, con sentenza n. 20/31/05 in data 18-4-05, depositata il 19-4-05, accoglieva il gravame dell’Ente territoriale, respingeva l’incidentale e confermava la debenza del canone per fognatura e depurazione delle acque.

Avverso la sentenza propone ricorso per cassazione il contribuente, con due motivi.

Resiste il Comune con controricorso.

Entrambe le parti depositano memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo il ricorrente deduce violazione della L. 10 maggio 1976, n. 319, artt. 16 e segg., e della L. 5 gennaio 1994, n. 36, art. 14, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, nonchè insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5. Assume che il giudice di appello ha errato nel ritenere dovuto il canone di depurazione dell’acqua sul rilievo della natura tributaria del canone stesso, per il solo fatto della esistenza nel territorio comunale di un impianto centralizzato di depurazione che avvantaggia la intera comunità, anche se non il singolo utente, in quanto assume come provata la inesistenza di una pubblica fognatura collegata all’immobile di cui è causa. Cita a proposito documentazione che assume depositata nei precedenti gradi di giudizio, e tale da escludere anche un allacciamento indiretto alle fognature comunali.

Sostiene quindi che manca il presupposto impositivo, consistente nella disponibilità di uno scarico nel sistema fognario pubblico, e reputa non dovuto il canone di depurazione, in quanto l’immobile è collegato ad una fossa biologica privata, con depurazione delle acque a cura e spese dell’utente.

Con il secondo motivo deduce violazione e falsa applicazione della L. 10 maggio 1976, n. 319, art. 17, e degli artt. 2943 e 2948 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, nonchè insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5. Assume che correttamente il Giudice di 2^ grado ha richiamato la L. n. 317 del 1976, art. 17, per concludere che, dovendo la modalità di riscossione del canone fognario essere equivalente a quella per la riscossione del canone per forniture di acqua, la disciplina della prescrizione era quella civilistica. Aveva invece errato nel ritenere che fosse applicabile alla fattispecie la prescrizione decennale, in luogo di quella quinquennale di cui all’art. 2948 c.c., n. 4, applicabile alla fattispecie, trattandosi di canoni pagabili in ragione di anno od in termini più brevi.

Ne consegue, ad avviso del ricorrente, che, in assenza di atti interruttivi della prescrizione, questa si era compiuta per decorso del termine quinquennale dal periodo di riferimento (1997) alla data della notifica della cartella di pagamento (14-7-2003).

Il Comune in controricorso contesta in fatto e diritto le tesi del ricorrente. Nelle memorie, la parti affrontano il tema della rilevanza, nella presente controversia, della sentenza della Corte Costituzionale n. 355 del 10 ottobre 2008, intervenuta “medio tempore, “che ha dichiarato la incostituzionalità della L. n. 36 del 1994, art. 14, comma 1, sia nel testo originario, sia modificato dalla L. n. 179 del 2002, art. 28, nonchè del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, art. 155, comma 1, primo periodo. Occorre prendere in esame, per ragioni di priorità logica, il secondo motivo, avente ad oggetto la asserita prescrizione del credito costituito dai canoni di fognatura e depurazione.

Le argomentazioni in diritto poste a fondamento della censura da parte del contribuente non appaiono condivisibili.

In ordine a tale questione, appare fondato l’assunto del Comune nel controricorso, secondo cui nell’anno di riferimento (1997) il canone di fognatura e depurazione aveva ancora natura tributaria, e pertanto non era soggetto alla disciplina civilistica della prescrizione (quantomeno in relazione alla data iniziale di decorrenza del termine).

Giova infatti rammentare il consolidato indirizzo giurisprudenziale (v. Cass. n. 2100 del 2005, citata, e conf. 795/05 e 3407/05) secondo cui il rinvio, contenuto nella L. 10 maggio 1976, n. 319, art. 17, per i canoni di depurazione e fognatura, alle modalità ed ai termini per la riscossione dei canoni di acqua potabile si riferisce soltanto alla riscossione in senso proprio, e pertanto non incide sulla natura del credito. Di conseguenza, il credito stesso mantiene la natura tributaria, fino alla entrata in vigore della L. 23 dicembre 1998, n. 448, inizialmente stabilita al 1 gennaio 1999 e poi prorogata al 3 ottobre 2000 dal D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 258, art. 24, a decorrere dalla quale il canone stesso assume natura di entrata patrimoniale.

Il punto non è stato toccato dalla pronuncia sopra citata della Corte Costituzionale, la quale ha preso in considerazione la tariffa di cui alla L. n. 36 del 1994, artt. 13 e 14, alla base del sistema idrico integrato e della riforma in senso privatistico della materia, tuttavia non entrata in vigore alla data della emanazione della legge menzionata ma successivamente e precisamente il 3 ottobre 2000;

sicchè nell’anno in considerazione, il 1997, il canone fognario e di depurazione aveva tuttora natura tributaria.

Di conseguenza, il potere di accertamento del Comune come dallo stesso espressamente riconosciuto, era soggetto al termine triennale di cui al R.D. n. 1175 del 1931, art. 290.

Tale termine, di decadenza, era già scaduto alla data della notifica della cartella di pagamento, che in ipotesi è equivalente all’atto di accertamento (ed in quanto tale è stato impugnata dal contribuente); sostiene tuttavia il comune che tale causa di sopravenuto difetto del potere impositivo doveva essere eccepita dalla parte che aveva interesse, ex art 2909 c.c., nè può essere rilevata d’ufficio, non essendo materia sottratta alla disponibilità delle parti.

Allo stato, quindi, ad avviso dell’ente territoriale, la eccezione è preclusa, in quanto il contribuente ha sempre eccepito il diverso istituto della prescrizione.

L’assunto del Comune sulla normativa applicabile è formalmente corretto; alla questione, tuttavia, deve darsi soluzione diversa.

E’ infatti noto che la interpretazione della domanda (e, ovviamente, anche delle eccezioni) spetta al giudice di merito (Cass. n. 8953 del 2006) ma è altrettanto vero, e risponde ad un principio consolidato, (v. Cass, 14865 del 2000, Cass. n. 9098 del 1997, n. 9143 del 2007) che nell’esercizio del potere di qualificazione in diritto dei fatti, la Corte di Cassazione può dare al rapporto una qualificazione giuridica diversa da quella accolta dal Giudice di merito, con il solo limite che tale individuazione deve avvenire sulla base dei fatti come accertati nelle fasi di merito ed esposti nel ricorso per cassazione e nella stessa sentenza impugnata, senza cioè che sia necessario l’esperimento di ulteriori indagini di fatto, fermo restando, peraltro, che l’esercizio del potere di qualificazione non deve confliggere con il principio del monopolio della parte nell’esercizio della domanda e della eccezioni in senso stretto.

Orbene, nella fattispecie, la parte, sul presupposto della applicabilità al rapporto relativo al canone di fognature e depurazione della disciplina civilistica, ha eccepito la prescrizione del diritto ; nella sostanza, tuttavia, ed in linea di fatto, al di là della veste giuridica adottata,necessariamente conseguente al prescelto inquadramento privatistico del rapporto, ha sostenuto la tesi della estinzione del credito del Comune per decorso del tempo senza la adozione da parte dell’ente creditore di atti idonei a manifestare, in forma recettizia, la volontà di agire per ottenere il pagamento.

A seguito dell’inquadramento del caso controverso nell’ambito di un rapporto di natura tributaria, con applicazione di una normative specifica e diversa in tema di estinzione del diritto (conseguente a decadenza del potere impositivo per inerzia triennale decorrente dalla insorgenza del diritto al conseguimento del canone) ritenere caducata la eccezione in quanto invocante un istituto (la prescrizione) valido nell’ambito civilistico, pare assunto meramente formale in violazione del principio di conservazione della domanda (e quindi della eccezione). Sembra invece più corretto ritenere che, mutato il quadro normativo di riferimento, la volontà espressa dalla parte privata muti anch’essa di qualificazione giuridica, potendo quindi essere inquadrata nel corrispondente istituto di diritto tributario concernente la decadenza.

Tale diversa qualificazione giuridica, mantenendo fermi i fatti, non contraddice il monopolio della parte sulla eccezione, che rimane ferma nella sostanza e nel fine proposto, mutando solo nell’ambito e nei limiti nella normativa in concreto applicabile al caso concreto.

Così quindi mutata la qualificazione giuridica della eccezione, il motivo deve essere accolto, in quanto è incontroverso che l’accertamento da parte del Comune è intervenuto in epoca successiva al decorso del termine triennale imposto a pena di decadenza dal R.D. n. 1175 del 1931.

Il primo motivo rimane quindi assorbito.

La sentenza deve quindi essere cassata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, deve essere decisa nel merito, con accoglimento del ricorso introduttivo del contribuente.

Sussistono giusti motivi, tratti dalla peculiarità della materia controversa, soggetta ad evoluzione normativa e giurisprudenziale, per compensare tra le parti le spese dell’intero processo.

P.Q.M.

La Corte accoglie il secondo motivo di ricorso, dichiara assorbito il primo, e, decidendo nel merito, accoglie il ricorso introduttivo del contribuente. Compensa le spese dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, il 8 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 10 febbraio 2010

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA