Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29428 del 07/12/2017


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Civile Ord. Sez. L Num. 29428 Anno 2017
Presidente: NOBILE VITTORIO
Relatore: PAGETTA ANTONELLA

ORDINANZA

sul ricorso 24548-2012 proposto da:
POSTE ITALIANE S.P.A. C.F. 97103880585, in persona
del legale rappresentante pro tempore, elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA PO 25/B, presso lo studio
dell’avvocato ROBERTO PESSI, che la rappresenta e
difende, giusta delega in atti;
– ricorrente contro
2017
2885

MASCITELLI GIUSEPPINA, elettivamente domiciliata in
ROMA, VIA FLAMINIA 195, presso lo studio
dell’avvocato SERGIO VACIRCA, che la rappresenta e
difende unitamente all’avvocato CLAUDIO LALLI, giusta
delega in atti;

Data pubblicazione: 07/12/2017

- controricorrente

avverso la sentenza n. 886/2011 della CORTE D’APPELLO
di L’AQUILA, depositata il 03/11/2011 R.G.N.

\

786/2010.

Rilevato
1. che la Corte d’appello di L’Aquila, in riforma della decisione di primo
grado, ha dichiarato la nullità del termine apposto al contratto stipulato tra
Poste Italiane s.p.a. e Giuseppina Mascitelli, in relazione al periodo decorrente
dal 1.8.2002 al 31.8.2002 e dichiarato, per l’effetto, l’esistenza tra le parti di

condannato la società Poste Italiane s.p.a. alla riammissione in servizio della
lavoratrice ed al pagamento delle retribuzioni maturate dal 23.4.2007 (data
della messa in mora), detratto quanto l’aliunde perceptum quale risultante
dalla documentazone in atti ;
1.1. che, in particolare, il giudice di appello ha escluso che il rapporto inter
partes si fosse estinto per mutuo consenso, rilevando che Poste non aveva
provato, come suo onere, la esistenza della volontà certa e chiara delle parti di
voler porre fine al rapporto, tale non potendo considerarsi il mero decorso del
tempo (circa sei anni) tra la cessazione dello stesso e l’iniziativa della
lavoratrice, intesa a far valere la nullità del termine;
1.2. che ha ritenuto che il termine apposto al contratto in controversia,
stipulato per” esigenze tecniche, organizzative e produttive … congiuntamente
alla necessità di espletamento del servizio in concomitanza di assenze per
ferie…”, fosse nullo in considerazione della genericità delle ragioni giustificative
dello stesso indicate nel contratto individuale, non essendo a tal fine sufficiente
il mero richiamo di un’ipotesi astratta formulata dalla contrattazione collettiva
il riferimento ad accordi sindacali ( del 2001 e del 2002) relativi alla mobilità
del personale; ha osservato che, alla luce della disciplina delineata dal d. Igs
n. 368 /2001, applicabile ratione temporis, si richiedeva la esplicitazione delle
ragioni dell’assunzione a termine con riferimento alla concreta situazione
verificatasi nell’ufficio postale o presso la singola filiale alla quale era destinato
il lavoratore;
1.3. che nel caso di specie dal materiale probatorio era emerso che, al di là
della ristrutturazione aziendale in atto ed in attesa di un assetto organizzativo
stabile, la lavoratrice aveva svolto compiti assolutamente ordinari, per far

un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con decorrenza dal 1.8.2002; ha

fronte a normali esigenze di lavoro, in cui erano sistematicamente utilizzati
lavoratori assunti a termine;
1.4. che la illegittimità dell’apposizione del termine comportava la
condanna della società al pagamento delle retribuzioni maturate dalla data di
messa in mora, detratto Valiunde perceptum, non potendo trovare applicazione

giudizi pendenti in primo grado;
2. che’ per la cassazione della decisione ha propdsto ricorso Poste Italiane
s.p.a. sulla base di cinque motivi;
3. che la parte intimata ha resistito con tempestivo controricorso;
4. che entrambe le parti hanno depositato memoria;
Considerato
1. che con il primo motivo si deduce violazione e falsa applicazione
dell’art.1372 nonché omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa
un fatto decisivo per il giudizio e nullità della sentenza. Si censura la decisione
per avere respinto la eccezione di risoluzione del rapporto per mutuo consenso,
fondata sulla allegazione di una serie di circostanze quali la breve durata del
rapporto, la conclusione del contratto alla naturale scadenza, l’assenza di
contestazioni del lavoratore al momento della cessazione, l’accettazione senza
riserve del tfr e di altre indennità connesse alle cessazione e comunque il
notevole lasso di tempo trascorso dalla cessazione prima dell’iniziativa
giudiziale; si evidenzia, inoltre, che, come da documentazione acquisita nel
corso del giudizio, la Mascitelli aveva prestato attività lavorativa presso terzi ;
2. che con il secondo motivo si deduce violazione e falsa applicazione
dell’art. 11 d. Igs n.. 368/2001 in relazione all’art. 23 L. n. 56 /1987, all’art. 25
ccnI Poste 2001 e agli accordi collettivi tra Poste Italiane s.p.a e 00.SS. del
17,18 e 23 ottobre 2001, 11 dicembre 2001, 11 gennaio 2002, 13 e 17 aprile
2002 nonché omessa e contraddittoria motivazione in relazione alla presunta
irrilevanza degli accordi nazionali stipulati dalle parti successivamente alla

il disposto dell’art. 32 comma 5 L n. 183 del 2010, valevole solo in presenza di

scadenza del ccnI 2001 e in regime di vacatio contrattuale; si censura, in
sintesi, la decisione, per non avere considerato che la specificità delle ragioni
giustificative dell’apposizione del termine era desumibile sia dal riferimento
all’art. 25 del c.c.n.l. 2001 sia dal riferimento agli accordi collettivi ivi
richiamati dai quali erano desumibili temporanee carenze verificatesi
nell’ambito del settore recapito, in attesa dell’espletamento dei complessi

collettiva”

,

3. che con il terzo motivo di ricorso, svolto in subordine, si deduce omessa,
insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della
controversia nonché, violazione e falsa applicazione dell’art. 12 disposizioni
sulla legge in generale , dell’art. 1419 cod. civ. , dell’art. 1 d. Igs n. 368 /2001
e dell’art. 115 cod. proc. civ.; si censura, in sintesi, la decisione per avere fatto
conseguire all’accertata illegittimità del termine la conversione del rapporto in
rapporto a tempo indeterminato in luogo della nullità dell’intero contratto,
come previsto dall’art. 1419 cod. civ. per l’ipotesi idi essenzialità della clausol
nulla;
4. che con il quarto motivo si deduce violazione e falsa applicazione
dell’art. 2697 cod. civ. e dell’art. 414 cod. proc. civ., censurandosi la decisione
per avere condannato essa società al risarcimento del danno pur in mancanza
di adeguata allegazione e prova del pregiudizio subito, delle quali era onerato
il lavoratore;
5. che con ulteriore motivo si deduce violazione dell’art. 32 L. n. 183 del
2010 censurandosi la mancata applicazione dello ius superveniens di cui alla
disposizione richiamata, in ordine alle conseguenze risarcitorie scaturenti dalla
illegittima apposizione del termine;
6. che il primo motivo di ricorso è infondato alla luce della costante
giurisprudenza di questa Corte secondo la quale, ai fini della configurabilità
della risoluzione del rapporto di lavoro per mutuo consenso -costituente una
eccezione in senso stretto, (Cass. 7/5/ 2009 n. 10526), il cui onere della prova
grava evidentemente sull’eccepiente, (Cass. 1/2/ 2010 n. 2279) non è di per

“procedimenti di mobilità nazionale su base volontaria” o ” territoriale su base

sé sufficiente la mera inerzia del lavoratore essendo necessaria la
dimostrazione della chiara e certa volontà delle parti di porre definitivamente
fine ad ogni rapporto lavorativo (cfr., tra le altre, Cass. 17/3/2015 n. 5240, Cass.
28/1/2014 n. 1780, Cass. 11/3/2011 n. 5887, Cass. 4/8/2011 n. 16932, Cass.
18/11/2010 n. 23319, Cass. 15/11/2010 n. 23057). Circostanze significative in tal

mero decorso del tempo, né nella percezione, senza riserve, del t.f.r. e delle
altre indennità connesse alla cessazione del rapporto (indennità di fine
lavoro), trattandosi di emolumenti connessi alle esigenze alimentari del
lavoratore, la cui pur volontaria accettazione non può costituire indice di una
volontà di risoluzione del rapporto (Cass. 9.10.14 n. 21310), né nella breve
durata del rapporto, dato in sé neutro, in quanto le condotte di rilievo
negoziale nel senso preteso dalla ricorrente non possono che avere riguardo a
comportamenti successivi alla formale scadenza del contratto; infine, la
deduzione relativa all’esistenza di altri rapporti lavorativi, non sorretta
dall’autosufficiente riferimento agli elementi attestati a riguardo dalla
documentazione in atti, si rivela del tutto generica a fronte del consolidato
orientamento di questa Corte secondo cui il reperimento di altra occupazione
lavorativa può assumere rilievo qualora si tratti di occupazione stabile e cioè a
tempo indeterminato, (cfr., tra le altre, Cass. 11/2/2016 n. 2732);
7. che è infondato il secondo motivo di ricorso; premesso, infatti, che parte
ricorrente non articola alcuna specifica censura destinata a confutare l’assunto
del giudice di appello in ordine alla cessazione, alla data del 31.12.2001, del
contratto collettivo 2001, ed all’esclusivo assoggettamento, sulla base dell’art.
11 d. Igs n. 368 del 2001, della fattispecie in esame, al regime dettato
dall’art.1 d. Igs cit., si rileva che il giudice di appello, ha espressamente
considerato il riferimento nella causale del contratto individuale degli accordi
collettivi richiamati da Poste, ritenendolo inidoneo a dare contezza delle
specifiche esigenze alla base dell’apposizione del termine in relazione all’ufficio
di destinazione della lavoratrice ed alle mansioni in concreto a questa
assegnate;

senso non possono ravvisarsi, come sostenuto da parte ricorrente, né nel

7.1. che tale accertamento di fatto, in quanto privo di incongruità ed
illogicità, si sottrae alle doglianze articolate;
8. che è infondato il terzo motivo di ricorso in quanto la sentenza
impugnata, laddove ha collegato la illegittimità dell’apposizione del termine alla
conversione del rapporto in rapporto a tempo indeterminato, è conforme

1/27/2010 n. 2279), secondo cui l’art. 1 del d.lgs. n. 368 del 2001, anche
anteriormente alla modifica introdotta dall’art. 39 della legge n. 247 plel 2007, ha
confermato il principio generale secondo cui il rapporto di lavoro subordinato è
normalmente a tempo indeterminato, costituendo l’apposizione del termine un’ipotesi
derogatoria pur nel sistema, del tutto nuovo, della previsione di una clausola generale
legittimante l’apposizione del termine “per ragioni di carattere tecnico, produttivo,
organizzativo o sostitutivo”. Pertanto, in caso di insussistenza delle ragioni
giustificative del termine, e pur in assenza di una norma che sanzioni espressamente
la mancanza delle dette ragioni, in base ai principi generali in materia di nullità
parziale del contratto e di eterointegrazione della disciplina contrattuale, nonché al(la
stregua dell’interpretazione dello stesso art. I citato nel quadro delineato dalla
direttiva comunitaria 1999/70/CE (recepita con il richiamato decreto), e nel sistema
generale dei profili sanzionatori nel rapporto di lavoro subordinato, tracciato dalla
Corte cost. n. 210 del 1992 e n. 283 del 2005, all’illegittimità del termine ed alla
nullità della clausola di apposizione dello stesso consegue l’invalidità parziale relativa
alla sola clausola e l’instaurarsi di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato;

8.1. che le deduzioni sviluppate da Poste in ordine alla essenzialità del termine
sono inammissibili, in quanto, non essendo la relativa questione, implicante
accertamento di fatto, stata espressamente affrontata dalla Corte, di merito,
costituiva onere di parte ricorrente al fine di evitare una statuizione di inammissibilità,
per novità della censura, non solo di allegare l’avvenuta deduzione della questione
dinanzi al giudice di merito, ma anche, per il principio di autosufficienza del ricorso per
cassazione, di indicare in quale atto del giudizio precedente lo abbia fatto, onde dar
modo alla Corte di controllare “ex actis” la veridicità di tale asserzione, prima di
esaminare nel merito la questione stessa. £Cass. 22/1/2013 n. 1435 del 2013; Cass.
28/7/2008 n. 20518; Cass. 20/10/2006); deve, inoltre, rilevarsi che, come già
chiarito da questa Corte, l’art 1, comma 2, d.lgs n. 368/2001, nello stabilire che
l’apposizione al contratto di lavoro di un termine non sorretto dalle ragioni di cui al

all’insegnamento di questa Corte (v. tra le altre, Cass. 27/3/2014 n. 7244, Cass.

comma precedente ” è priva di effetto” , ossia cade lasciando in vita il contratto che
rimarrà perciò a tempo indeterminato, costituisce previsione imperativa nel senso
dell’ari 1418, primo comma, cod.civ.,destinata , pertanto, a prevalere sulla clausola
contrattuale che affermi l’essenzialità del termine; tale clausola, infatti, costituisce
manifestazione di autonomia privata, che non può sovrapporsi alla tutela di un valore
costituzionale, quale il lavoro (artt.1,.4, 36 Cost.), di fronte al quale gli interessi

9. che è fondato il quinto motivo di ricorso, con effetto di assorbimento del
quarto; che, infatti,-+t, in continuità con precedenti arresti di quesía Corte
deve essere affermata la applicabilità dello ius superveniens di cui all’art. 32 L.
n. 183 del 2010 ai giudizi in corso alla data di entrata in vigore della norma ,
ivi compreso quelli di legittimità ( Cass. 09/08/2013 n. 19098, Cass.
29/02/2012 n. 3056„ Cass. 05/06/2012 n. 90239) ;
11. che a tanto consegue la cassazione della decisione nella parte in cui ha
escluso l’applicabilità del ridetto ius superveniens e il rinvio della d’osa ad altro
giudice di secondo grado, che si indica nella Corte d’appello di L’Aquila , in
diversa composizione, al quale è demandato di provvedere sulle spese del
giudizio di legittimità;
P.Q.M.
La Corte accoglie il motivo avente ad oggetto l’applicabilità dell’art. 32 L. n.
183 del 2010 e rigetta gli altri; cassa la sentenza impugnata in relazione al
motivo accolto e rinvia alla Corte d’appello di L’Aquila, in diversa composizione,
che provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità.
Roma 22 giugno 2017

Intonarlo Giudizirio
tt. Giovarmi
éttql-(41-1 –

\

i/aP

…_
coRTESUPREMADICASSAZOffil ,
li/Seziono

individuali recedono (v., tra le altre, Cass. n. 7244/ 2014 , cit.);

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