Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29382 del 14/11/2018

Cassazione civile sez. lav., 14/11/2018, (ud. 18/09/2018, dep. 14/11/2018), n.29382

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI CERBO Vincenzo – Presidente –

Dott. DE GREGORIO Federico – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – rel. Consigliere –

Dott. MARCHESE Gabriella – Consigliere –

Dott. BOGHETICH Elena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 12045/2017 proposto da:

P.S., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA ANDREA BAFILE 5,

presso lo studio dell’Avvocato CARMINE LOMBARDO, unitamente

all’Avvocato MICHELE MASSELLA che lo rappresenta e lo difende in

virtù di delega in atti.

– ricorrente –

contro

CANTINA DI CASTELNUOVO DEL GARDA SCA, in persona del legale rapp.te

pt, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ENNIO QUIRINO VISCONTI

20, presso lo studio dell’Avvocato NICOLA PETRACCA, unitamente

all’Avvocato MAURIZIO RUBIN dal quale rappresentato e difeso in

virtù di delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 364/2016 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 09/11/2016 R.G.N. 502/2015;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

18/09/2018 dal Consigliere Dott. GUGLIELMO CINQUE;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SANLORENZO Rita, che ha concluso per il rigetto del ricorso; udito

l’Avvocato MICHELE MASSELLA;

udito l’Avvocato MAURIZIO RUBIN.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con la sentenza n. 364/2016, pubblicata il 9.11.2016, la Corte di appello di Venezia ha confermato la pronuncia n. 400/2014, emessa dal Tribunale di Verona, con la quale era stata respinta la domanda proposta da P.S. nei confronti della Cantina di Castelnuovo del Garda snc, tesa, da un lato, all’accertamento sui comportamenti adottati dalla società nei suoi confronti (consistiti in un asserito demansionamento, nell’irrogazione di sanzioni disciplinari, nella rimozione dal proprio armadietto e dalla propria scrivania di documentazione riguardante l’attività lavorativa e nel divieto di interferire con gli analisti stagionali) che integravano -a suo parere – vere e proprie condotte di mobbing e, dall’altro, finalizzata alla declaratoria di illegittimità del licenziamento intimatogli per totale infondatezza dei fatti di cui alla contestazione.

2. A fondamento della decisione i giudici di seconde cure hanno evidenziato che: a) correttamente, in primo grado, era stato rilevato che il P. aveva sempre svolto mansioni di responsabile del laboratorio di analisi della cantina, senza svolgere in autonomia e con assunzione di responsabilità le funzioni di gestione del personale e quelle decisionali sull’acquisto dei prodotti enologici, espletate di supporto al precedente direttore della cantina e di cui, comunque, non era stato dimostrato che fossero qualitativamente più importanti rispetto a quelle di responsabile del laboratorio di analisi; b) oltre al demansionamento, giustamente dal primo giudice non era stato ritenuto, sulla base delle risultanze processuali, neanche l’intento discriminatorio in relazione alle sanzioni disciplinari adottate dal datore di lavoro; c) conseguentemente, mancando la illegittimità della condotta, non era ipotizzabile alcun diritto al risarcimento del danno anche in considerazione della inidoneità della documentazione medica prodotta a dimostrare l’eziologia professionale della lamentata sindrome depressiva; d) l’istruttoria testimoniale aveva confermato la contestazione disciplinare, da cui era scaturito il licenziamento, riguardante il comportamento del P. che era solito effettuare analisi per conto terzi del tutto autonomamente e durante l’orario di lavoro, senza richiedere la preventiva autorizzazione in tal senso, utilizzando il macchinario aziendale automatico denominato “FOSS” e ricevendo un compenso in denaro per le proprie prestazioni.

3. Avverso la decisione di secondo grado ha proposto ricorso per cassazione P.S. affidato a tre motivi, illustrati con memoria.

4. La Cantina di Castelnuovo del Garda sca ha resistito con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. I motivi possono essere così sintetizzati.

2. Con il primo motivo il ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione degli artt. 2087,2043,1175 e 1375 c.c., artt. 32,35 e 41 Cost., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per non avere la Corte territoriale, sulla base degli esiti dell’istruttoria svolta, rilevato le chiare ipotesi di “mobbing” poste in essere dalla dirigenza della Cantina nei suoi confronti e riscontrabili nel demansionamento, nell’emarginazione dal contesto lavorativo, nell’abuso del potere disciplinare e ultimate con il licenziamento: richiama a tal uopo, a sostegno della propria tesi, stralci delle deposizioni testimoniali raccolte in primo grado.

3. Con il secondo motivo si censura la violazione e falsa applicazione dell’art. 420 c.p.c., comma 5, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per non avere i giudici di secondo grado ammesso, in riforma della statuizione del giudice di prime cure, la chiesta CTU medica nonchè la prova per testi sulle condizioni di salute del P. e su tutte le attività ludiche e sportive, precedentemente svolte e non più esercitate a causa del patito stato depressivo, nonchè per non avere ritenuto raggiunta la prova dell’eziologia professionale della lamentata sindrome depressiva, senza considerare che il Tribunale non aveva ammesso prove sul punto.

4. Con il terzo motivo il ricorrente si duole della violazione e falsa applicazione dell’art. 2105 c.c. e dell’art. 2119 c.c., della L. n. 300 del 1970, art. 7, art. 45 del CCNL applicabile, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere la Corte di merito erroneamente ritenuto dimostrata l’attività lavorativa parallela svolta e posta a fondamento della contestazione disciplinare sulla base della quale era stato irrogato il licenziamento; anche in questo caso vengono trascritte le risultanze di alcune deposizioni testimoniali sulla specifica questione.

5. Il ricorso è inammissibile.

6. Il primo ed il terzo motivo, ancorchè svolti sotto il profilo della violazione di legge, si sostanziano nella critica della ricostruzione fattuale e in una sollecitazione di una rivisitazione del merito della vicenda nonchè nella contestazione della valutazione probatoria operata dalla Corte territoriale, sostanziante il suo accertamento in fatto, di esclusiva spettanza del giudice di merito e insindacabile in sede di legittimità (cfr. Cass. 16.12.2011 n. 27197; Cass. 18.3.2011 n. 6288; Cass. 19.3.2009 n. 6694).

7. A tal proposito giova, inoltre, evidenziare che, affinchè la motivazione adottata possa essere considerata adeguata e sufficiente, non è necessario che il giudice del merito prenda in esame, al fine di confutarle o condividerle, tutte le argomentazioni svolte dalle parti, ma è sufficiente che indichi le ragioni del proprio convincimento, dovendosi in questo caso ritenere implicitamente rigettate tutte le argomentazioni logicamente incompatibili con esse (in termini Cass. n. 12121/2004; Cass. n. 24542/2009; Cass. n. 22801/2009; Cass. n. 19748/2011).

8. Nel caso in esame la sentenza impugnata ha esaminato le circostanze rilevanti ai fini della decisione, svolgendo un iter argomentativo esaustivo, coerente con le emergenze istruttorie acquisite e immune da contraddizioni e vizi logici; le valutazioni svolte e le coerenti conclusioni che ne sono state tratte configurano, quindi, un’opzione interpretativa del tutto ragionevole, espressione di una potestà propria del giudice del merito che non può essere sindacata nel suo esercizio (ex plurimis Cass. n. 14212/2010; Cass. n. 14911/2010).

9. In definitiva, quindi, le doglianze del ricorrente si risolvono nella esposizione di una lettura delle risultanze probatorie diversa da quella data dal giudice del gravame e nella richiesta di un riesame di merito delle emergenze istruttorie, inammissibile in questa sede di legittimità.

10. Il secondo motivo è parimenti inammissibile perchè, relativamente al punto della doglianza formulata con l’appello sulla mancata ammissione delle prove sul dedotto danno alla salute patito, la pronuncia gravata è fondata su una duplice ratio decidendi, autonoma l’una dall’altra e ciascuna idonea, da sola, a sorreggerne il dictum: in base la prima ragione, la Corte ha in sostanza ritenuto ininfluente l’accertamento sul quantum in mancanza di prova sull’an debeatur; per altro verso il Collegio ha ritenuto inidonea la documentazione medica prodotta a provare l’eziologia professionale della lamentata sindrome depressiva.

11. L’unico motivo di censura concerne la seconda ragione della decisione sicchè il passaggio in giudicato della prima, per quanto sopra detto in relazione ai motivi sopra indicati, rende inammissibile, per difetto di interesse, la censura relativa all’altra in quanto l’eventuale accoglimento non potrebbe in nessun caso produrre l’annullamento della sentenza (cfr. Cass. 3.11.2011 n. 22753; Cass. n. 3633/2017).

12. Alla stregua di quanto esposto, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile.

13. Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità che si liquidano come da dispositivo.

14. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo risultante dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, deve provvedersi, ricorrendone i presupposti, come da dispositivo.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 5.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 18 settembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 14 novembre 2018

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