Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29378 del 14/11/2018

Cassazione civile sez. lav., 14/11/2018, (ud. 11/09/2018, dep. 14/11/2018), n.29378

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRONZINI Giuseppe – Presidente –

Dott. BALESTRIERI Federico – Consigliere –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 10956/2015 proposto da:

BANCA MONTE PASCHI SIENA S.P.A., ((OMISSIS)), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, C.SO

VITTORIO EMANUELE II 326, presso lo studio dell’avvocato RENATO

SCOGNAMIGLIO, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato

CLAUDIO SCOGNAMIGLIO;

– ricorrente –

contro

F.C., M.M., L.P.E.R., elettivamente

domiciliati in ROMA, VIA PASUBIO, 15, presso lo studio dell’avvocato

STEFANO MUNGO, che li rappresenta e difende;

– controricorrenti –

e contro

FE.FE., MA.AN.MA.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 688/2014 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 18/02/2015 R.G.N. 1115/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

11/09/2018 dal Consigliere Dott. CATERINA MAROTTA;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CELESTE Alberto, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso;

udito l’Avvocato CLAUDIO SCOGNAMIGLIO;

udito l’Avvocato STEFANO MUNGO.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1.1. Con ricorso al Tribunale di Padova F.C., L.P.E.R., M.M., Fe.Fe., Ma.An.Ma., m.p.f., tutti ex dipendenti della Banca Nazionale dell’Agricoltura e quindi della Banca Antoniana Veneta S.p.A. cui poi era succeduta nei rapporti la Banca Monte dei Paschi di Siena, agivano nei confronti di quest’ultima per ottenere l’accertamento del proprio diritto alla corresponsione (al momento della cessazione del rapporto di lavoro) delle differenze di rendimentò delle polizze Ina stipulate dalla Banca in attuazione di quanto previsto dal R.D.L. n. 5 del 1942, per garantire ai propri dipendenti la percezione di una indennità di anzianità non inferiore a quella prevista dalla legge in questione (rendimento da calcolarsi in misura proporzionata ai versamenti dei premi che la Banca avrebbe dovuto effettuare sulla polizza aggiuntiva – mai disdettata – a fronte delle effettive retribuzioni corrisposte via via nel tempo ai ricorrenti, fino alla data di risoluzione del rapporto, ai sensi del R.D.L. n. 5 del 1942).

1.2. Il Tribunale accoglieva in parte la domanda e dichiarava il diritto dei ricorrenti alle differenze di rendimento della polizza in base alla maggiore misura dei versamenti dei premi in ragione dell’effettiva retribuzione dei medesimi.

1.3. La decisione era confermata dalla Corte d’appello di Venezia.

Riteneva la Corte territoriale, richiamando l’orientamento di questa Corte di legittimità di cui alla pronuncia a sezioni unite n. 8182/1993 e quello di cui a Cass. 9 febbraio 2007, n. 2894, che i contratti di assicurazione in questione avessero hanno natura di contratti a favore di terzi, rispetto ai quali la facoltà attribuita dall’art. 1411 c.c., allo stipulante di revocare o modificare la stipulazione prima che il terzo dichiari, nei confronti di entrambe le para del contratto, di volerne profittare, fosse preclusa dal fatto che, nei modi suddetti, si introduce una variazione migliorativa del trattamento economico che, una volta accettata pure tacitamente dai lavoratori, impegna alla sua osservanza ambedue le parti dei singoli contratti di lavoro; pertanto, fino all’abrogazione delle norme relative al sistema del Fondo (della L. 29 maggio 1982, n. 297, art. 4), l’attuazione di tali provvidenze con contratti di assicurazione corrispondenti, nell’intento delle parti, ai requisiti posti dal R.D.L. n. 5 del 1942, art. 4, implicava il persistente assoggettamento dei relativi rapporti a questa disposizione, con la conseguenza della sussistenza dell’obbligo legale del datore di lavoro di adeguare i premi dell’assicurazione ai successivi aumenti delle retribuzioni, indipendentemente dalla circostanza che un obbligo siffatto discendesse o meno dallo stesso contratto di assicurazione; mentre era escluso che il datore di lavoro potesse revocare la rinuncia agli interessi o rendimenti su detti premi, una volta che essa fosse stata da lui effettuata ed accettata dai dipendenti.

2. Per la Cassazione della sentenza ricorre la Banca Monte dei Paschi di Siena (nei confronti di tutti i sopra indicati dipendenti tranne che di m.p.f., risultante contumace nella sentenza impugnata) con due motivi.

3. F.C., L.P.E.R. e M.M. resistono con controricorso.

4. Fe.Fe. e Ma.An.Ma. sono rimasti intimati.

5. E’ stato depositato atto di intervento volontario di S.D. e S.F., eredi di L.P.E.R..

6. La Banca ha depositato memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.1. Va disattesa l’eccezione preliminare di tardività del ricorso formulata dai controricorrenti.

1.2. La notifica della sentenza di appello in via telematica è avvenuta in data 20/2/2015.

La richiesta di notifica del ricorso per cassazione, come risulta dalla ricevuta rilasciata dall’ufficiale giudiziario modello A/ter P in atti, è del 21/4/2015 (sessantesimo giorno) – v. Cass., Sez. U., 30 marzo 2010, n. 7607 -.

2.1. Con il primo motivo la Banca ricorrente denuncia la violazione dell’art. 1411 c.c..

Sostiene che la Corte territoriale avrebbe trascurato di considerare che il punto decisivo della questione controversa doveva essere ravvisato sul piano della differenza tra i casi dei lavoratori assunti prima del 1950 (e cioè dell’anno in cui la Banca decideva di congelare il capitale assicurato per gli effetti dell’indennità di anzianità e poi del t.f.r. e quelli assunti successivamente).

Nella specie, i lavoratori ricorrenti, assunti tutti dopo il 1950, quali terzi del contratto stipulato ex art. 1411 c.c., avevano accettato al momento delle assunzioni senza alcuna contestazione o riserva, l’ammontare del premio polizza Ina, quale risultava dal capitale assicurato, consistente nell’ammontare delle retribuzioni del 1950.

2.2. Con il secondo motivo la Banca denuncia omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio in relazione alle date di assunzione dei ricorrenti tutte successive sia al 1950 (anno in cui la Banca aveva deciso di congelare il capitale assicurato) sia comunque al 1955 (anno in cui la Banca aveva adottato la circolare con cui aveva comunicato ai dipendenti l’intervenuta revoca del beneficio del rendimento).

3. I motivi, da trattarsi congiuntamente in ragione dell’intrinseca connessione, sono fondati come da Cass. 28 agosto 2004, n. 17270; Cass. 9 febbraio 2007, n. 2894; Cass. 27 novembre 2009, n. 25027; Cass. 9 dicembre 2010, n. 24897; Cass. 18 gennaio 2011, n. 1076; Cass. 14 marzo 2011, n. 5978; Cass. 25 maggio 2015, n. 10724.

Secondo la giurisprudenza maggioritaria e più autorevole di questa Corte – che è pienamente condivisa e fatta propria dal Collegio che ritiene che le sue conclusioni siano le uniche conformi al sistema normativo – i contratti di assicurazione, stipulati dal datore di lavoro in relazione al R.D.L. 8 gennaio 1942, n. 5 (sul Fondo per l’indennità agli impiegati) per garantire ai singoli dipendenti un sistema di liquidazione dell’indennità di anzianità superiore al minimo legale, hanno natura di contratti a favore di terzi, rispetto ai quali, però la facoltà, attribuita dall’art. 1411 c.c., allo stipulante, di revocare o modificare la stipulazione prima che il terzo dichiari, nei confronti di entrambe le parti del contratto, di volerne profittare, è preclusa dal fatto che, nei modi suddetti, si introduce una variazione migliorativa del trattamento economico che, una volta accettata, sia pure tacitamente dai lavoratori, impegna alla sua osservanza ambedue le parti dei singoli contratti di lavoro.

Pertanto, fino all’abrogazione delle norme relative al sistema del Fondo (della L. 29 maggio 1982, n. 297, art. 4) e dunque fino al venir meno dell’obbligo di mantenere in vita il rapporto assicurativo, l’attuazione di tali provvidenze con contratti di assicurazione corrispondenti, nell’intento delle parti, ai requisiti posti dal R.D.L. n. 5 del 1942, art. 4, implica il persistente assoggettamento dei relativi rapporti a questa disposizione, con la conseguenza della sussistenza, per il periodo di formale vigenza del R.D.L., di un obbligo legale di adeguamento dei premi a carico di quei datori che avevano optato ex art. 4 cit., per la stipula di un’assicurazione; mentre è escluso che il datore di lavoro possa revocare la rinuncia agli interessi o rendimenti su detti premi, una volta che essa sia stata da lui effettuata ed accettata dai dipendenti (v. nei medesimi termini anche Cass., Sez. U., 22 luglio 1993, nn. 8182 e 8184).

Nelle sopra indicate più recenti pronunce è stato, altresì, precisato (superandosi, sul punto, l’orientamento contrario espresso da Cass. 2 agosto 2004, n. 14732 e da Cass. 19 febbraio 2002, n. 2397) che qualora l’Istituto stipulante abbia cessato di ricomprendere negli accantonamenti gli aumenti stipendiali via via succedutisi e abbia diminuito il capitale assicurato e, quindi, il rendimento dei premi (ceduto, con convenzione aggiuntiva del 18 maggio 1946, ai dipendenti), la riliquidazione delle spettanze di fine rapporto mediante inclusione nell’indennità di buonuscita delle differenze del rendimento dei premi di polizza non compete ai dipendenti assunti dopo il congelamento del capitale (avvenuto nel 1950 e formalmente comunicato ai dipendenti con la circolare n. 1763 del 19 febbraio 1955), atteso che detto congelamento costituisce revoca del contratto a favore di terzi a suo tempo stipulato ed è efficace nei confronti di coloro che, assunti successivamente alla stipula della convenzione, non avevano potuto dichiarare di volerne profittare.

I diritti dei lavoratori derivano, infatti, dalle pattuizioni intervenute al momento dell’assunzione (oltre che dalla legge e dai contratti collettivi di settore) e non da ciò che i lavoratori medesimi avrebbero (in ipotesi) avuto diritto di sapere in ordine ad un pregresso contratto a favore di terzi.

In ogni caso una corretta informazione avrebbe dovuto concernere non solo il fatto della pregressa stipulazione in favore dei dipendenti nella sua originaria portata ma l’intera vicenda della stipulazione, ivi compreso il congelamento dei premi e quindi del relativo rendimento.

E’, dunque, a tale momento dell’assunzione che occorre guardare per stabilire se la originaria obbligazione sia stata modificata e quindi revocata in tutto o in parte, come sempre giuridicamente possibile del resto, prima della dichiarazione del terzo di volerne profittare, secondo lo schema legale di cui all’art. 1411 c.c.; così, in fattispecie quali quelle in esame, i lavoratori assunti dopo l’avvenuto congelamento del capitale, si sono trovati a partecipare come terzi beneficiari ad una situazione in cui il diritto al rendimento premi era limitato al capitale assicurato al 1950, sicchè la manifestazione di volontà di costoro, ancorchè tacita, di volersi avvalere del beneficio, non poteva che riferirsi al minore vantaggio in quel tempo assicurato dagli stipulanti.

In conseguenza non ha fondamento la pretesa dei dipendenti assunti dopo che era già intervenuta la modifica dell’originario obbligo assunto dalla Banca con la convenzione aggiuntiva e si era verificato il congelamento del capitale e quindi del rendimento dei premi, di vedersi riconosciuto il diritto a percepire il maggior rendimento dei premi di polizza (e corrispondentemente del diritto ad un adeguamento del trattamento liquidatorio corrisposto a titolo di rendimento all’atto di cessazione del rapporto) che sarebbe stato determinato dall’aumento, successivamente al 1950, del capitale assicurato.

4. In conclusione, la sentenza impugnata deve essere cassata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito ex art. 384 c.p.c., con il rigetto integrale dell’azionata domanda.

5. Il diverso esito dei giudizi di merito rispetto al presente di legittimità e l’esistenza di difformi precedenti di questa Corte giustificano la compensazione delle spese dell’intero processo.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta integralmente la domanda dei lavoratori; compensa le spese dell’intero processo.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 11 settembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 14 novembre 2018

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