Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29371 del 23/12/2020

Cassazione civile sez. trib., 23/12/2020, (ud. 06/10/2020, dep. 23/12/2020), n.29371

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE MASI Oronzo – Presidente –

Dott. PAOLITTO Liberato – Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – Consigliere –

Dott. MELE Maria Elena – rel. Consigliere –

Dott. TADDEI Margherita – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 26146-2017 proposto da:

Y.J., con domicilio eletto in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la

cancelleria della CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso,

dall’Avvocato CLAUDIO DEFILIPPI;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE – RISCOSSIONE, in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende;

– resistente –

avverso la sentenza n. 2018/2017 della COMM. TRIB. REG. di MILANO,

depositata il 10/05/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

06/10/2020 dal Consigliere Dott. MARIA ELENA MELE.

 

Fatto

RILEVATO

che:

Y.J. ha proposto ricorso, affidato a due motivi, per la cassazione della sentenza della Commissione tributaria regionale della Lombardia, sez. di Milano, n. 2018/2017 del 22 marzo 2017, depositata il 27 marzo 2017 che, in controversia concernente la nullità dell’avviso di iscrizione ipotecaria e di alcune cartelle esattoriali che ne costituivano il presupposto, in parziale accoglimento dell’appello proposto dall’Agenzia delle entrate – riscossioni, respingeva l’originario ricorso della contribuente avverso la cartella “generatrice” dell’iscrizione ipotecaria.

L’Agenzia delle entrate è rimasta intimata.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Con il primo motivo, la ricorrente denuncia ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, l’omessa applicazione della disciplina della prescrizione, la nullità nulla e/o inefficacia della notifica della cartella di pagamento; l’inesistenza della notifica dell’avviso di iscrizione ipotecaria. Il giudice di appello non si sarebbe avveduto della circostanza che, avendo la cartella di pagamento ad oggetto le tassa automobilistica relativa all’anno 2003, la notifica effettuata il 9 novembre 2009, sarebbe avvenuta quando era maturato il termine di prescrizione, sicchè essa doveva ritenersi nulla. La decisione di appello sarebbe dunque affetta dal vizio di erronea ricognizione da parte del giudice di merito circa la fattispecie astratta applicata alla fattispecie concreta.

Con il secondo motivo si denuncia la violazione e/o falsa applicazione di legge ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3; liquidazione delle spese secondo il principio della soccombenza; effetto espansivo della sentenza. Afferma la ricorrente che la sentenza impugnata ha compensato le spese di lite e tuttavia, dovendo ritenersi fondate le censure svolte nel giudizio di legittimità, all’esito del giudizio di cassazione si dovrà procedere ad una nuova liquidazione di dette spese che tenga conto del suo esito secondo il principio della soccombenza.

Il primo motivo è inammissibile.

Dal contenuto del ricorso introduttivo appare chiaro che l’eccezione di prescrizione della tassa automobilistica recata dalla cartella impugnata è stata formulata per la prima volta nel ricorso per cassazione avverso la sentenza impugnata, atteso che le censure avanzate nel giudizio di merito concernevano la sussistenza e ritualità delle notifiche delle cartelle di pagamento. Tuttavia, ai sensi degli artt. 2938, e 2969 c.c., l’eccezione di prescrizione dell’obbligazione tributaria, così come l’eccezione di decadenza dell’amministrazione tributaria dal diritto di chiedere al contribuente l’adempimento di tale obbligazione, sono eccezioni non rilevabili d’ufficio. Ne consegue, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 57, comma 2, che le medesime non possono proporsi per la prima volta nel giudizio di legittimità nè in appello (Cass. n. 15740 del 2012, Rv. 623767 – 01; altresì, in tema di decadenza, n. 171 del 2015, Rv. 634246-01).

Anche il secondo motivo è inammissibile.

Tanto dalla rubrica quanto dall’articolazione di esso, difatti, non emerge alcuna critica alla statuizione impugnata in termini di violazione o falsa applicazione di legge, cioè di interpretazione di norme giuridiche o di sussunzione del fatto accertato in taluna di esse, risolvendosi esso, non già in una censura della decisione di appello, bensì nella richiesta a questa Corte di provvedere sulle spese processuali, all’esito del giudizio, in modo consequenziale al principio della soccombenza. Tale censura, pertanto si risolve in un “non motivo”, come tale inammissibile (v. ex plurimis, Cass., Sez. 5, n. 19929 del 2020; sez. 6-3, n. 26052 del 2019; Sez. 3, n. 25933 del 2019).

Il ricorso deve essere rigettato senza nulla disporre sulle spese non avendo l’Agenzia delle entrate svolto alcuna attività difensiva.

PQM

La corte dichiara inammissibile il ricorso. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello ove dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 6 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 23 dicembre 2020

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA