Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29366 del 14/11/2018

Cassazione civile sez. lav., 14/11/2018, (ud. 20/06/2018, dep. 14/11/2018), n.29366

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRONZINI Giuseppe – Presidente –

Dott. CURCIO Laura – rel. Consigliere –

Dott. BALESTRIERI Federico – Consigliere –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. DE GREGORIO Federico – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19160/2014 proposto da:

POSTE ITALIANE S.P.A., C.F. (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

PO 25-B, presso lo studio dell’avvocato ROBERTO PESSI, che la

rappresenta e difende, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

R.E., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GRAMSCI 34,

presso lo studio dell’avvocato VINCENZO IOFFREDI, che la rappresenta

e difende unitamente all’avvocato NICOLA PALMIOTTI, giusta delega in

atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 108/2013 della CORTE D’APPELLO di CAMPOBASSO,

depositata il 29/07/2013 R.G.N. 418/2012.

Fatto

RIVELATO

Che la corte d’Appello di Campobasso, con sentenza n. 108 del 2013, emessa in sede di rinvio disposto dalla Cassazione con sentenza n. 16455/2012, ha accolto l’appello di R.E. avverso la sentenza del tribunale di Campobasso che aveva respinto la domanda diretta a far accertare la nullità del termine apposto a quattro contratti stipulati con Poste Italiane spa.

Che la Corte d’appello ha esaminato soltanto il primo contratto stipulato in data 26.10.1998 rilevando che doveva ritenersi la nullità del termine apposto a tale contratto, in base al principio di diritto di cui alla sentenza della Corte di Cassazione del 2012 ed in particolare che dagli esiti dell’istruttoria non era emerso che vi fossero “circostanze eccezionali ed imprevedibili, comunque diverse dal contratto iniziale di lavoro a termine stipulato inter partes, legittimanti l’intervenuta proroga del, contratto”.

Che secondo la corte di merito, al di la delle differenti locuzioni utilizzate nel contratto iniziale e nella lettera di proroga del termine finale, le proroghe avevano riguardato pur sempre un unico iter di ristrutturazione aziendale di Poste, senza che nella disposizione di proroga venissero precisati specifici profili fattuali di sopravvenute necessità, comunque imprevedibili, per differimento della scadenza del rapporto lavorativo con la R..

Che la Corte di merito ha quindi ritenuto illegittime le proroghe, disposte da Poste spa, del contratto iniziale del 26.10. 1998, conseguendone la conversione del contratto a termine in rapporto a tempo indeterminato a far tempo dal 26.10.1998 con diritto della lavoratrice al ripristino del rapporto, con applicazione dello lo ius superveniens di cui alla L. n. 183 del 2010, art. 32, ai fini risarcitori.

Che avverso la sentenza ha proposto ricorso per cassazione Poste affidato ad otto motivi, poi illustrati con memoria ex art. 380 bis 1 c.p.c.; ha opposto di fese la lavoratrice con controricorso.

Diritto

CONIDERATO

Che i motivi del ricorso hanno riguardato: 1) La violazione dell’art. 132 c.p.c., in termini di nullità della sentenza, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, per avere omesso la Corte di merito qualsiasi esposizione dei fatti di causa, sia pure concisa, non consentendo così di comprendere gli elementi di fatto presupposti della decisione; 2) l’omesso esame di un fatto decisivo oggetto di discussione tra le parti per avere la corte in riassunzione omesso di motivare in relazione alla fattispecie sottoposta alla sua cognizione, ossia sull’esistenza delle causali di assunzione apposte ai contratti a termine oggetto di causa nonchè sulle ragioni di accoglimento del ricorso per cassazione e del conseguente rinvio di cui alla sentenza n. 16455/2012 della corte di legittimità, che verteva sull’interpretazione delle disposizioni collettive in tema di contrattazione a termine ai sensi dell’art. 8 del CCNL 1994 e successivi accordi integrativi. 3) la violazione dell’art. 112 c.p.c., in relazione alla L. n. 230 del 1960, art. 2, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per non avere la lavoratrice dedotto la violazione delle norme disciplinanti la proroga del contratto a termine, come si evince dall’originario ricorso ex art. 414 c.p.c.; 4) la violazione della L. n. 230 del 1960, artt. 1 e 2 e dei contratti ed accordi collettivi ed in particolare dell’art. 8, nonchè del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 1, sempre per avere la corte applicato erroneamente le norme disciplinanti la proroga del contratto a termine in questo caso non disposta; 5) la violazione degli artt. 1362,1363 c.c. e segg., nonchè della L. n. 230 del 1960, art. 23 (art. 360, comma 1). Secondo la società ricorrente, ove il richiamo contenuto nella sentenza della corte di Cassazione n. 16455/2012 fosse ritenuto sufficiente per decidere la causa, sarebbe comunque erroneo l’orientamento espresso da tale sentenza secondo cui la norma contrattuale di cui agli accordi integrativi dell’art. 8 del ccnl 1994 debba avere un’efficacia temporale limitata; 6) la violazione della L. n. 183 del 2012, art. 32, come modificato dalla L. n. 92 del 2012, art. 1, comma 13, per avere la corte erroneamente condannato la società anche alla regolarizzazione contributiva, esclusa come autonoma conseguenza risarcitoria, ma inclusa nella indennità onnicomprensiva prevista dal citato art. 32; 7) la violazione della L. n. 604 del 1966, art. 8, per avere la corte omesso ogni valutazione dei criteri indicati dall’art. 8 citato, norma richiamata dall’art. 32 per la determinazione dell’indennità risarcitoria; 8) la violazione dell’art. 32, comma 5 citato e dell’art. 429 c.p.c., comma 3, per aver riconosciuto gli interessi e la rivalutazione monetaria dalla maturazione del diritto, laddove invece la norma esclude tale voce e comunque, ove la ritenesse dovuta, la stessa non potrebbe che spettare dalla data della sentenza di primo grado di accertamento dell’illegittimità del termine.

Che il primo ed il terzo motivo sono fondati.

Che la sentenza impugnata non contiene alcuna esposizione sia pure concisa e sommaria, come previsto dal novellato art. 132 c.p.c., delle ragioni in fatto ed in diritto della decisione assunta, che doveva essere coerente con il principio di diritto espresso dalla sentenza di questa corte di legittimità n. 16455/2012.

Che infatti, trattandosi di un giudizio in fase rescindente, la corte di merito avrebbe dovuto a maggior ragione indicare i fatti di causa e soprattutto le ragioni della decisione, che in questo caso risiedono anche nel principio di diritto espresso dalla

sentenza di legittimità e ciò considerando appunto che Io stesso legislatore, nel modificare l’art. 132 cit., ha espressamente stabilito un collegamento di tipo logico e funzionale tra l’indicazione in sentenza dei fatti di causa e le ragioni poste dal giudice a fondamento della decisione (cfr. Cass. 22845/2010).

Che in particolare il mancato preciso richiamo al principio di diritto espresso da questa corte ha fatto sì che fosse del tutto omessa la portata del “decisum ” della sentenza di legittimità che aveva statuito, seguendo il consolidato orientamento espresso in tema di legittimità del termine apposto ai sensi dell’art. 8 del CCNL del 1994, come poi integrato dagli accordi sincavali del 27 9 97 e 16.1.1998, la possibilità di utilizzo di tale fattispecie contrattuale solo entro il termine del 30.4.1998.

Che la corte distrettuale ha inoltre violato anche il principio di cui all’art. 112 c.p.c., incorrendo in altro in error in procedendo consistito nella non corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato, atteso che la lavoratrice aveva dedotto la nullità del termine apposto al primo contratto per violazione dell’art. 8 del CCNL 1994, come integrato dall’accordo del 25.9.1997 e non la violazione delle norme che disciplinano la proroga del contratto a termine – perchè i successivi contratti risultano essere sono stati stipulati ai sensi del D.Lgs. n. 368 del 2001 – proroga del primo contrato che non è stata mai posta in essere dal Poste spa, ma su cui si è invece concentrata la motivazione della corte di merito.

Il primo ed il terzo motivo di ricorso vanno pertanto accolti, rimanendo assorbiti gli altri, e la sentenza va cassata con rinvio alla corte d’Appello di L’aquila, che dovrà esaminare la legittimità del termine apposto al primo contratto alla luce del principio enunciato dalla corte di legittimità nella sentenza n. 16455/2012, con particolare riferimento all’ esame degli accordi attuativi ed ai limiti temporali alla possibilità di deroga alla disciplina generale. Al giudice di rinvio va altresì demandata la liquidazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

Accoglie il primo ed in terzo motivo, assorbiti gli altri, cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia alla corte d’appello di L’aquila, anche per le spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 20 giugno 2018.

Depositato in Cancelleria il 14 novembre 2018

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