Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29361 del 28/12/2011

Cassazione civile sez. II, 28/12/2011, (ud. 29/11/2011, dep. 28/12/2011), n.29361

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ODDO Massimo – Presidente –

Dott. NUZZO Laurenza – rel. Consigliere –

Dott. MAZZACANE Vincenzo – Consigliere –

Dott. BIANCHINI Bruno – Consigliere –

Dott. PROTO Cesare A. – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 8832-2006 proposto da:

F.S. C.F. (OMISSIS) elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA MICHELE MERCATI 51, presso lo studio dell’avvocato LUPONIO

ENNIO, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato PORRATI

CARLO;

– ricorrente –

contro

M.O. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA MONSERRATO 34, presso lo studio dell’avvocato GUELI

GIUSEPPE, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato AVANTI

DOMENICO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1837/2005 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 16/11/2005;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

29/11/2011 dal Consigliere Dott. LAURENZA NUZZO;

udito l’Avvocato Luponio Ennio difensore del ricorrente che ha

chiesto l’accoglimento del ricorso;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

RUSSO Rosario Giovanni che ha concluso per l’accoglimento del

ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione notificato il 14.3.1996, F.S., premesso di essere comproprietario, in ragione della metà, di alcuni terreni appartenenti per la residua metà a T.A. e M.O. (in misura di un quarto ciascuno), conveniva gli stessi innanzi al Pretore di Alessandria, sez. dist. di Novi Ligure, chiedendo l’accertamento della intervenuta usucapione, in proprio favore, di dette quote dei convenuti; sosteneva di averne avuto il possesso esclusivo da oltre quarant’anni, in virtù della coltivazione e della raccolta dei relativi frutti.

Contumace il T., si costituiva la M. che contestava la domanda dell’attore, limitatamente ai terreni censiti al foglio 6, mapp. 218 e 270 ed al foglio 12, mapp. 92, eccependone la detenzione a titolo di affitto agrario e concludendo per il rigetto della domanda in relazione ad essi. Con sentenza 8.2.2003 il Tribunale accertava l’intervenuta usucapione in favore di F.S., limitatamente alla quota di 1/4 di comproprietà del convenuto contumace ed a quella di M.A., relativamente ai terreni non contestati (in catasto al foglio 12, mapp. 441 e 442), respingendo nel resto la domanda dell’attore e condannandolo al pagamento delle spese processuali in favore della convenuta costituita.

Avverso tale sentenza proponeva appello F.S. chiedendo che fosse riconosciuta l’usucapione in suo favore anche della restante parte della quota di terreno di M.O.; quest’ultima si costituiva chiedendo il rigetto dell’appello.

Con sentenza 16.9.2005 la Corte di Appello di Torino respingeva l’appello, condannando l’appellante alla rifusione, in favore di M.O., delle spese del giudizio.

Rilevava che le prove acquisite in primo grado erano inidonee a dimostrare che F.S. avesse esercitato, sul bene comune, un possesso esclusivo ed incompatibile con la possibilità degli altri comproprietari di farne analogo uso.

Tale sentenza è impugnata con ricorso per cassazione da F. S. sulla base di un unico motivo. Resiste con controricorso M.O..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il ricorrente rilevato, preliminarmente, l’evidente errore materiale in cui era incorsa la Corte di merito, laddove aveva individuato l’oggetto della domanda di usucapione con riferimento ai terreni censiti in Catasto al foglio 6, mappali 441 e 442, anzichè a quelli censiti al foglio 6, mappali 218 e 270 ed al foglio 12 mappale 92, deduce:

violazione e falsa applicazione degli artt. 1140, 1141, 1158, 1159 bis, 714 e 2697 c.c. nonchè degli artt. 112 e 115 c.p.c.; omessa, insufficiente, illogica e con-traddittoria motivazione circa punti decisivi della controversia, in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5; la Corte di merito aveva erroneamente addebitato all’attore il mancato assolvimento dell’onere probatorio in ordine al possesso esclusivo del bene di cui reclamava 1′ avvenuta usucapione, non considerando che, come osservato con l’atto di appello, M.O. aveva ammesso, implicitamente, la coltivazione ed il godimento esclusivo dei fondi in questione, da parte di F.S., eccependo solo che lo stesso avrebbe cominciato ad esercitare tale potere esclusivo, quale affittuario, corrispondendo annualmente il fitto.

A fronte di tale eccezione, ai sensi dell’art. 1141 c.c., comma 1, sarebbe stato onere della M. provare che l’esercizio del potere di fatto sul bene era iniziato come mera detenzione, ma nessuno dei due testi da lei addotti aveva dichiarato di sapere alcunchè per scienza propria, avendo solo riferito quanto da loro appreso dalla convenuta stessa ovvero dalla madre di quest’ultima.

I testi F.R. e F.D. avevano, peraltro, dichiarato che F.S. non aveva mai corrisposto un canone, neppure in natura, alla M..

Il ricorso è infondato.

Premesso che l’errore materiale dedotto è irrilevante, a fronte della conferma della sentenza di primo grado ove le particelle dei fondi oggetto di causa sono esattamente indicate, come riportate nello svolgimento del processo della sentenza impugnata, si osserva che la Corte di appello ha correttamente e logicamente motivato la mancanza di un possesso esclusivo da parte del S. su un bene oggetto di compossesso, in aderenza alla consolidata giurisprudenza di questa Corte che, in relazione ad una situazione di compossesso, richiede da parte di chi invoca l’usucapione, la prova di una modifica del titolo di compossessore in quello di possesso esclusivo, mediante una concreta attività apertamente contrastante ed incompatibile con il permanere del compossesso altrui, “gravando l’onere della relativa prova su colui che invochi l’avvenuta usucapione del bene” (Cass. n. 8152/2001; n. 19478/07; n. 11696/99).

Essendo stata, nella specie, dedotta dalla M. che il S. deteneva il fondo de quo a titolo di affittanza agraria, spettava, quindi, al ricorrente fornire la prova del dominio esclusivo sulla “res”, non essendo sufficiente, nella specie, la prova del godimento della cosa comune ai fini del possesso “ad usucapionem” (Cass. n. 1207/04; n. 8152/2001).

Il ricorso deve, quindi, essere rigettato. Consegue la condanna del ricorrente al pagamento, in favore di M.O., delle spese processuali del presente giudizio di legittimità, liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali, in favore di M.O., liquidate in Euro 2.200, 00 oltre Euro 200, 00 per spese ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 29 novembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 28 dicembre 2011

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