Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29359 del 14/11/2018

Cassazione civile sez. I, 14/11/2018, (ud. 25/09/2018, dep. 14/11/2018), n.29359

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCHIRO’ Stefano – Presidente –

Dott. BISOGNI Giacinto – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 30200/2014 proposto da:

Impresa C.G.M. – Costruzioni Generali Meridionali S.r.l., in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

Roma, Via Poma n. 4, presso lo studio dell’avvocato Toraldo Edoardo,

rappresentata e difesa dagli avvocati Fioresta Raffaele, Palasciano

Alessandro, Vivani Claudio, Miceli Antonio, giusta procura in calce

al ricorso e procura speciale per Notaio dott. R.G. di

(OMISSIS);

– ricorrente –

contro

Comune di Catanzaro, in persona del Sindaco pro tempore,

elettivamente domiciliato in Roma, Via della Frezza n. 59, presso lo

studio dell’avvocato Mirigliani Raffaele, che lo rappresenta e

difende, giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 216/2014 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 14/01/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

25/09/2018 dal cons. Dott. LAMORGESE ANTONIO PIETRO;

lette le conclusioni scritte del P.M., in persona del Sostituto

Procuratore Generale Dott. CAPASSO LUCIO, che ha chiesto

l’accoglimento del primo motivo; assorbiti i restanti.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Nell’ambito di una controversia tra il Comune di Catanzaro e la C.G.M. Costruzioni Generali Meridionali, avente ad oggetto l’esecuzione di un appalto dei lavori di completamento degli acquedotti esterni al servizio della città di Catanzaro, l’adito collegio arbitrale ha pronunciato un lodo non definitivo, in data 8 aprile 2006, con il quale ha riconosciuto la validità della clausola compromissoria e rigettato l’eccezione di incompetenza sollevata dal Comune, e poi un lodo definitivo, in data 31 maggio 2007 (corretto in data 17 settembre 2007), con il quale ha accolto parzialmente le domande della C.G.M. e condannato il Comune a pagare l’importo di Euro 1838945,43, oltre accessori.

Il Comune di Catanzaro ha impugnato entrambi i lodi con atto notificato il 28 febbraio 2008, riproponendo in via prioritaria la questione della incompetenza arbitrale e improcedibilità dell’arbitrato.

La Corte d’appello di Roma, con sentenza del 14 gennaio 2014, in accoglimento dell’eccezione del Comune, ha dichiarato la nullità dei lodi.

Avverso questa sentenza la C.G.M. ha proposto ricorso per cassazione, notificato il 22 dicembre 2014, sulla base di sei motivi, cui si è opposto il Comune di Catanzaro con controricorso. Le parti hanno presentato memorie.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il Comune di Catanzaro ha preliminarmente eccepito l’inammissibilità del ricorso in esame, in ragione del fatto che, avendo la sentenza impugnata statuito solo sulla competenza, negando quella arbitrale, la ricorrente avrebbe dovuto esperire soltanto il regolamento necessario di competenza e non il ricorso per cassazione.

L’eccezione è fondata.

La Corte romana ha dichiarato la clausola compromissoria invalida e gli arbitri privi del potere giurisdizionale di decidere la controversia. Pertanto, essendosi limitata a stabilire se la controversia spettasse alla cognizione degli arbitri (rituali) o al giudice ordinario, essa si è pronunciata soltanto su una questione di competenza, conclusione questa che, contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, è valida “anche prima delle modifiche introdotte dal D.Lgs. n. 40 del 2006” (Cass. 23176 del 2015), avendo l’attività degli arbitri natura giurisdizionale e sostitutiva della funzione del giudice ordinario (Cass., sez. un., n. 24153 del 2013). Nella giurisprudenza di legittimità si è ulteriormente precisato che “l’impugnabilità con il solo regolamento di competenza delle pronunce affermative o negative della competenza in relazione ad una convenzione di arbitrato, si applica a tutte le sentenze pronunciate dopo l’entrata in vigore della citata disposizione (2 marzo 2006), a prescindere dalla data di instaurazione del relativo processo” (Cass. n. 21523 del 2016).

Tuttavia, per pronunciare sull’eccezione preliminare del Comune si deve verificare se il ricorso della C.G.M. sia convertibile in regolamento di competenza e ciò è possibile a condizione che esso risulti proposto nel rispetto del termine prescritto dall’art. 47 c.p.c., comma 2, (di trenta giorni dalla comunicazione del provvedimento, decorrente dalla ricezione dell’avviso previsto dall’art. 133 c.p.c.), ovvero in quello c.d. lungo di cui all’art. 327 c.p.c., in mancanza della comunicazione da parte della cancelleria della decisione sulla competenza (Cass. n. 5598 del 2014, n. 12143 del 2012, n. 5391 del 2009).

A tal fine si deve considerare che della sentenza impugnata la Corte ha dato lettura integrale in udienza, intendendosi essa “pubblicata con la sottoscrizione da parte del giudice del verbale che la contiene ed (…) immediatamente depositata in cancelleria”, ai sensi dell’art. 281 c.p.c., comma 2 sexies. La lettura della sentenza in udienza e la sottoscrizione del verbale che la contiene da parte del giudice, da un lato, esonerano la cancelleria dall’onere della comunicazione, non essendo prevista alcuna ulteriore comunicazione di essa e, dall’altro, determinano il sorgere di una presunzione assoluta di legge, rilevante ai fini della decorrenza dei termini ad opponendum, che essa sia conosciuta dalle parti presenti o che avrebbero dovuto essere presenti (Cass. n. 16304 e 18743 del 2007, n. 17665 del 2004).

Ne consegue che, essendo trascorso tra la pubblicazione della sentenza ex art. 281 sexies c.p.c. (in data 14 gennaio 2014) e la notifica del ricorso (in data 22 dicembre 2014) un termine ampiamente superiore ai trenta giorni previsti dall’art. 47 c.p.c., comma 2, il ricorso non è convertibile in regolamento. Esso è quindi inammissibile. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte dichiara il ricorso inammissibile; condanna alle spese, liquidate in Euro 5200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi.

Doppio contributo a carico del ricorrente come per legge.

Così deciso in Roma, il 25 settembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 14 novembre 2018

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